PISTOIA – L’idea che chiamarsi “la Presidente” sia una mera pignoleria o una questione di forma anziché di sostanza ci fa arrabbiare molto!

Liquidare, come ha fatto Giorgia Meloni nella sua intervista, l’uso del femminile con battute come “la parità non è farsi chiamare la Presidente” significa ignorare che il linguaggio è la prima forma di riconoscimento sociale e politico. Nominare le cose significa farle esistere nello spazio pubblico: continuare a usare il maschile per ruoli di potere femminili non è neutralità, ma un atto di invisibilizzazione che mantiene il potere modellato su misura maschile.
Ridurre l’uso corretto della lingua a una questione marginale cancella la sostanza storica e politica delle lotte per la parità.
La lingua crea la realtà. Se le parole per definire le donne nei ruoli apicali vengono percepite come “strane” o “superflue”, si trasmette il messaggio che ruoli apicali femminili siano un’eccezione o un prestito temporaneo, anziché una norma conquistata.
C’è poi un’altra affermazione che contestiamo fortemente: “Le femministe hanno fatto battaglie sbagliate”. Il paradosso è che lei oggi ricopre la carica di Presidente del Consiglio grazie alle lotte emancipatorie e al cammino dei tanti femminismi, delle tante donne che hanno subito umiliazioni, violenze, carcere per pretendere diritti. Ricordiamo con orgoglio l’uguaglianza giuridica e morale dei coniugi, l’autonoma scelta delle donne in materia riproduttiva, i servizi essenziali come i consultori familiari, le battaglie per abbattere stereotipi e disuguaglianze; donne che hanno lottato e lottano oggi per tutte noi contro il patriarcato, le politiche securitarie, le ingiustizie sociali, la violenza e i femminicidi.
La Presidente Meloni, con le sue parole, attua una svalutazione simbolica e concreta del percorso delle tante donne, su cui non possiamo rimanere indifferenti. La vergogna è che queste parole vengano dette da una donna. Ribadiamo che le ha dette NON IN NOSTRO NOME.
Donne Democratiche Pistoia









