PISTOIA – Il problema delle assunzioni fa sentire il suo peso su tutto il comparto sanità. La carenza di personale, l’età media elevata dei dipendenti e le numerose prescrizioni/limitazioni causano crescente difficoltà nell’organizzazione del lavoro e nell’erogazione dei servizi.

Questa situazione si riscontra sul territorio Pistoiese e della Val di Nievole in ugual misura sia in ambito ospedaliero e sia territoriale e coinvolge tutte le professioni impegnate nel settore pubblico.
Attualmente le maggiori criticità riguardano il settore assistenziale ed in particolar modo per ciò che attiene all’assistenza diretta sul paziente.
Particolarmente sentita la mancanza di infermieri e degli operatori socio sanitari. In numerosi reparti (a partire dalle dalle aree mediche e chirurgiche) il numero degli operatori non è sufficiente a garantire la copertura dei turni.
Si registrano continui rientri per la sostituzione di colleghi , aspettative, 104 ecc..
La situazione è sottolineata in una nota della Funzione Pubblica della Cgil Pistoia Prato, che sottolinea come “tutto ciò generi carichi di lavoro insostenibili, rischi di burn-out e un’assistenza che difficilmente può essere all’altezza dei bisogni dei pazienti. Questa situazione non può essere considerata accettabile in un ospedale pubblico. E’ necessario intervenire con un piano di assunzioni annuali concreto e politiche che rendano il lavoro più attrattivo, sostenibile e che conceda un adeguato equilibrio vita-lavoro”.
“Spesso il personale infermieristico – scrivono Fabrizio Berretti e Serena Magherini, dirigenti FP CGIL Prato Pistoia – anziché svolgere prestazioni di assistenza avanzata è necessariamente impegnato a effettuare assistenza di base per sostituire gli operatori socio sanitari mancanti.
Alle difficoltà per la carenza di personale si aggiungono anche metodi relazionali non consoni a generare proficui rapporti di lavoro, sempre più spesso e senza nemmeno condividere problemi e soluzioni con i coordinatori ed i lavoratori che si trovano a svolgere servizio in reparti diversi dal loro senza un minimo di condivisione e senza raccogliere le disponibilità.
Questo metodo di gestione stravolge impegni modifica continuamente i riposi ed i turni di lavoro e non tiene minimamente conto delle necessità del personale che sempre più reclama, con ragione, una adeguata vita privata”.
I due sindacalisti ricordano che l’ultimo caso si è verificato da pochi giorni nell’area chirurgica dell’ospedale di Pescia “dove vengono imposti cambi di reparto modifiche improvvise dei riposi e dei giorni liberi con metodi poco autorevoli e molto autoritari che mal si conciliano con un esercizio adatto a generare un fattivo clima lavorativo in cui erogare il servizio”.






