MONTECATINI TERME – Marco Masini ha emozionato un Teatro Verdi di Montecatini Terme quasi sold-out con la tappa Toscana del tour “90 ’95 ’25 – Ci vorrebbe ancora il mare”.
Il sipario si apre e l’atmosfera si carica di attesa. Masini entra con passo sicuro, accolto da un applauso che sembra voler abbracciare trentacinque anni di musica e di storie condivise. L’intro prepara il terreno e già con “Allora ciao” la sala si trasforma in un coro unico: un saluto che diventa dichiarazione di intenti, un ponte tra passato e presente.

Il viaggio prosegue con “Leggero” e “Spostato di un secondo”, il Teatro Verdi si fa intimo, quasi sospeso. Masini alterna energia e confessione, regalando momenti di pura intensità. “Il confronto” diventa allora un dialogo con il pubblico, un invito a specchiarsi nelle fragilità e nelle rinascite che la sua voce sa evocare.
Tra un sorriso e un “sei bellissimo” ricevuto dal pubblico, Masini scherza al piano sulla sua età e sulle seconde occasioni, ricordando che “non è mai troppo tardi” non vale per l’amore. Le parole si fondono alle note di “Io ti volevo”, mentre il tempo sembra sospendersi.

Il viaggio prosegue con “Ti vorrei” e “Cenerentola innamorata”, due brani che riportano indietro nel tempo e che Masini interpreta con una delicatezza intensa, quasi confidenziale. La sua voce si intreccia con quella del pubblico, creando un unico flusso emotivo che attraversa la sala. È un momento di nostalgia e dolcezza, dove la distanza tra palco e platea si annulla e la memoria collettiva diventa canto condiviso, come se quelle storie appartenessero a tutti.
Poi un pensiero al padre Giancarlo, rimasto solo troppo presto dopo la scomparsa della madre di Marco, Anna Maria, raccontando incomprensioni, testardaggini e distanze, nate con il padre in quel difficile periodo per seguire i propri sogni. Passando poi all’incontro con il produttore Giancarlo Bigazzi, che è stato il primo a credere in lui. Le parole e la melodia di “Caro Babbo” si trasformano in lettera senza tempo, “anzi due lettere” come accenna Marco, trasformando il palco in confessione piena di emozioni.

Il cuore del teatro pulsa forte con “Disperato”, cantato insieme al pubblico che è il protagonista assoluto della serata. Poco dopo, la stessa magia si ripete con “Le ragazze serie”, in un crescendo che rende il concerto quasi teatrale: Masini non canta soltanto, racconta, interpreta, trasforma ogni parola in frammento di vita condivisa.
Ci avviamo verso la conclusione. Con “Principessa” il Teatro Verdi si fa intimo: prima di intonarla, Masini ricorda come la rabbia possa avere anche un volto buono, quello che spinge all’agonismo o che si alza contro le ingiustizie, ma che non deve e non può mai trasformarsi in violenza. Le sue parole introducono il brano con forza e consapevolezza, e la voce graffiante si piega alla dolcezza della melodia, trasformando il momento in pura condivisione. Con “T’innamorerai” l’energia si accende: le prime note bastano a scatenare un coro multigenerazionale, dove ormai le prime file hanno lasciato i propri posti per avvicinarsi a bordo palco, in un abbraccio che unisce l’artista e il suo amato pubblico.
Sul finale, l’energia esplode. “Bella stronza” e “Vaffanculo” sono liberazioni collettive, inni multigenerazionali che il pubblico restituisce con forza, quasi a voler esorcizzare le ferite.
Poi arriva “Ci vorrebbe il mare”, dove Masini si esibisce in un solo, pianoforte e voce, e tutto si ricompone: la rabbia lascia spazio alla nostalgia, alla poesia di un brano che è diventato manifesto di intere generazioni.

La musica di Marco Masini continua a essere un luogo dove riconoscersi e ritrovarsi. Montecatini Terme e la sua Toscana hanno accolto un artista che non smette di raccontare la vita con voce ruvida e sincera, e il Teatro Verdi ha vibrato di quella verità che solo i grandi concerti sanno restituire.









