mercoledì, Settembre 9, 2026

Marco, una vita trascorsa a soccorrere gli altri

di Stefano Di Cecio

PESCIA – Un’intera comunità si è stretta intorno a Marco Della Felice che fra pochi giorni, il 31 dicembre dopo quasi 37 anni trascorsi nel Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, si congeda per raggiunti limiti di età. Erano presenti il Sindaco di Pescia Riccardo Franchi, Luca Tridente Vice Sindaco, il Presidente della Provincia Luca Marmo ed altre personalità della città.  

Marco Della Felice

Nel corso di tutto il suo periodo di servizio Marco ha partecipato, come componente e, dal 2011 come responsabile del Dispositivo di soccorso, all’espletamento di migliaia di interventi di soccorso. In particolare nelle principali calamità naturali come l’alluvione in Toscana del 1990, quella in Versilia del 1996, nel 1997, ha partecipato alle operazioni di soccorso del sisma in Umbria, nelle Marche, in Emilia Romagna, nel 2017 al complesso incendio di bosco di Montale, nel 2022 a quello disastroso di Massarosa.

In questa giornata tutta per lui, gli abbiamo chiesto di raccontarci un po’ di sè e della sua vita interamente dedicata a soccorre gli altri vestendo la divisa da Vigile del Fuoco.

Di dove sei Marco?

Sono nato a Montecatini Terme, cresciuto a Borgo a Buggiano fino a 14 anni, poi trasferito a Ponte Buggianese per un breve periodo. Dopo sono sempre stato a Pescia perché c’ho trovato moglie e quindi sono rimasto qui da quasi da più di quarant’anni perché mi sono sposato molto giovane, a ventun anni.

Quando è cominciata la tua storia nei Vigili del Fuoco?

Mi sono avvicinato ai Vigili del Fuoco per passione,  c’era l’opportunità di farci il servizio militare di leva e subito ho intrapreso questo percorso. Dal 1983 al 1984 ho fatto esperienze passando dalla scuola di formazione di base nella nostra scuola centrale a Roma Capannelle. Fino al 1988 ho fatto il servizio “discontinuo” nel frattempo lavoravo anche come falegname.

Poi è uscito un altro concorso pubblico nei Vigili del Fuoco, era l’ultimo “per mestieri” e lo feci, da noi serve tanta manualità. In quel periodo in Italia c’era una grande carenza organica perché il servizio di leva militare stava finendo e  diventava un problema per il soccorso, per le squadre operative. Nel 1990  fu deciso un incremento d’organico del corpo nazionale dei Vigili del Fuoco. Vinsi il concorso pubblico con grande orgoglio, risultai trentesimo in graduatoria sul territorio nazionale nella mia specialità. Lì cominciò il mio percorso professionale vero e proprio, un anno di corso, sei mesi a Roma. Poi ho fatto il periodo di affiancamento e di completamento a Bologna. In Emilia Romagna sono rimasto a lungo, poi con gli anni, partecipando alle mobilità, sono rientrato a Pistoia.

Ho sempre dedicato la mia vita professionale al soccorso tecnico urgente. Ho partecipato a migliaia di interventi prima come vigile, quindi come componente della squadra, poi diventando caposquadra e infine capo reparto e alla direzione delle operazioni e del soccorso. Da noi essere direttori di operazioni non vuol dire stare fermi a coordinare, ma vuol dire continuare a operare insieme alle squadre e questo per me è stata una enorme soddisfazione. Andare verso qualcuno che ha bisogno per contenere o addirittura evitare che ci possano essere danni, tutto ciò che riesci a dare e a fare e poi, quando rientri in caserma, senti d’aver contribuito a dare qualcosa alla collettività. Purtroppo non sempre è andata bene così, ci sono stati anche dei momenti brutti, però sul piatto da bilancia sono stati molto di più quelli positivi. 

Come si svolgerà la giornata di oggi?

Stamattina ho visto ci sono molte persone intervenute, sono abituato a fare, sentirmi io al centro dell’attenzione mi imbarazza un po’, però mi dà anche la conferma che quello che ho cercato di costruire, è come raccogliere i frutti di quello che ho seminato.

E’ una cerimonia non protocollare, interna, nostra, come abbiamo l’abitudine di fare nella nostra grande famiglia. Si aprirà con il saluto e l’inno di Mameli, perché è importante il rispetto, per tutti, le Istituzioni, le persone. Ci sarà una base musicale che porterà nel vivo della cerimonia e che accompagna la mia carriera. Mi spoglierò della divisa quindi farò il saluto a tutti i reparti schierati, quindi alla compagnia, ai mezzi,  perché sto uscendo. Mi spoglierò fra virgolette della divisa e  mi rivestirò con un’altra divisa che è quella sociale dell’Associazione Nazionale del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco.

Voglio dare un messaggio che non è soltanto quello della continuità, ma è anche quello che le persone più anziane saranno lì comunque. Continueremo a mettere a disposizione di quelli più giovani la nostra esperienza, il nostro sapere, la stessa di quando eravamo giovani noi con gli anziani che stavano di lato, che ti lasciavano fare, una garanzia di sicurezza.

C’è un episodio che ricordi in maniera particolare?

Nel 2014 per caso mi sono trovato in una situazione dove c’era bisogno di portare aiuto immediatamente perché la cosa era grave. Non ero con la squadra di partenza che invece ho fatto intervenire dopo ma ho fatto quello che dovevo fare, le prime manovre di soccorso a una persona in un incidente stradale trovato per caso. Poi è arrivata l’auto medica, l’ambulanza dei miei colleghi, ma avevo già fatto quello che potevo fare in quel momento, stabilizzare il ferito e poi me ne sono andato. Un anno dopo mi cercano dalla centrale a Pistoia e mi dicono: “Marco ti sei trovato per caso a fare un soccorso durante un incidente stradale?” Per me era stata una cosa normale e l’avevo già archiviata nella memoria, avevo fatto quello che si deve fare, punto e basta. “Perché qui stanno cercando la persona che ha prestato soccorso e hanno portato un cesto natalizio con un biglietto” Rispondo lascia stare, dividete il contenuto del cesto ma fatemi avere il biglietto in cui c’era scritto “Vorremmo ringraziarvi anche perché senza l’intervento di uno di voi avremmo perso Giancarlo, un marito, un padre, un nonno, nell’incidente stradale del 13 novembre 2014”.

Fra i tanti interventi a cui hai partecipato, ce n’è uno che ricordi?

Ne ricordo molti brutti, tantissimi, però per fortuna sono stati di più quelli belli. Uno in particolare, l’incendio disastroso a Massarosa nel 2022. Quello è stato per me molto rappresentativo, perché noi eravamo la squadra  dispersa in cima al monte. Salvai tutte le persone e le case, poi il fuoco, il vento, ci tagliò la strada e rimanemmo bloccati.

Ero con tre vigili e per caso mi arrivarono due volontari della Vab di Montenero, avevano una gran paura ma ce l’avevo anch’io, perché non è vero che il Vigile del Fuoco non ha paura, ce l’ha, ed è quella che lo salva, non si deve far prendere dal panico, perché è addestrato. Se non hai paura non riesci a prevenire, non riesci a calcolare. Eravamo a Massarosa, alla “Polla del morto” per prendere l’acqua, dove si arrivava solo con i mezzi piccoli.

Si riuscì a scansare il fronte di fuoco anche grazie all’intervento dell’elicottero del Servizio antincendio boschivo della Regione Toscana anch’esso intervenuto. Avevo previsto una “bolla di sicurezza” dove c’era un piazzale con dei macchinari, mezzi di movimento terra eccetera. Dello scenario che avevo valutato e come avevo intenzione di gestirlo i miei colleghi si sono fidati ciecamente, non ce n’è stato uno che abbia tentennato. Abbiamo veramente rischiato grosso, più di quello non si poteva fare, non è che ce la siamo cercata o fatto qualcosa di sbagliato, lo dimostra il fatto che abbiamo salvato tutti, comprese le infrastrutture. E’ stato un intervento che m’ha dato veramente il riscontro di cosa vuol dire il lavoro di squadra, di cosa vuol dire la fiducia reciproca. 

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