martedì, Settembre 8, 2026

“Mascherone d’oro”, aziende della Cna escluse dal premio

Di Mauro Banchini

POGGIO A CAIANO – Anche nel capitolo “premi alle imprese poggesi” la giunta Palandri non ha inventato nulla di nuovo tranne che tentare di demolire – con risultati troppo spesso scadenti – ciò che c’era prima.
Un premio analogo era, infatti, già stato messo in piedi dall’amministrazione precedente. Si chiamava “Poggio a Caiano Premio Impresa”, e intendeva essere un riconoscimento per le capacità innovative delle aziende paesane.

Il Mascherone

A fine 2023 la giunta Palandri decise di proseguire con l’idea del premio, ma cambiò non solo il nome (da allora si chiama “Mascherone d’oro”) ma soprattutto il senso: la prima edizione (2024) fu infatti dedicata non alla capacità di innovare ma alla longevità. Si premiarono, cioè, le aziende più antiche.
Poi devono essersi accorti che premiare le aziende solo per la loro anzianità è certo importante, ma è anche riduttivo: non dà segnali di innovazione. Dalla seconda edizione (2025) hanno introdotto anche questo criterio.
Cosa buona e giusta, ci mancherebbe: come accade, da tempo, un po’ ovunque.
La terza edizione del “Mascherone d’oro” (emblema poggese da tempo semidistrutto, mentre nulla si sa sui tempi del suo restauro) è prevista domani, martedì 7 aprile (ore 21, sala Giostra del palazzo comunale).
“Le aziende saranno premiate – conferma l’assessora Bresci – in base alla tradizione e all’innovazione”. Tre sul primo e altre tre sul secondo criterio.
A colpire, anche stavolta, è un fatto: l’assenza di una fra le centrali di categoria chiamate, come ovvio, a collaborare segnalando a loro volta le aziende, loro aderenti, a cui il Comune consegnerà il premio.
Per il mondo del commercio, entrambe le categorie storiche (Confcommercio e Confesercenti) sono state coinvolte.
Ma nel mondo dell’artigianato – ecco il punto – è stata coinvolta solo Confartigianato. In altri termini manca CNA.
Nessuno ha mai spiegato il motivo.

C’è chi avanza una possibile spiegazione visto che CNA è, da quasi due anni, in lite con il Comune per la sede della Polizia municipale.
Dall’estate 2024 è infatti aperto, al TAR Toscana, un contenzioso che vede contrapposte la giunta Palandri e CNA: quest’ultima ha portato in giudizio il Comune perché Palandri, appena eletto, scelse di fare marcia indietro rispetto a una decisione già presa dal suo predecessore.
La giunta Puggelli, a fine mandato e dopo un regolare procedimento pubblico, aveva quasi del tutto concluso il trasferimento della PM in una sede, in piazza Di Vittorio, di proprietà CNA.
Ma appena diventato sindaco, Palandri rifiutò l’acquisto e scelse un’altra strada, per molti assai meno conveniente sul piano economico: l’affitto.
Si fece avanti un privato: proprietario del palazzo in via Soffici dove aveva “abitato” la Cassa di risparmio. Da tempo cercava di valorizzarlo.
Quell’edificio, allora, poteva ospitare solo uffici. Oggi è diventato a uso misto: dunque non solo per gli uffici PM (dove, in effetti, i pochi agenti PM vista l’ampiezza ci sguazzano), ma anche per un certo numero di appartamenti.
Palandri e questo privato trovarono l’accordo sull’affitto di una parte di quel palazzo. E il Comune, dal luglio 2024, ogni mese paga, a quel privato, un affitto di 2.800 euro.
Dai campanelli sull’ingresso in via Italia 61 si comprende che ai piani più alti sono stati ricavati ben otto appartamenti.
Il mutuo per acquistare la sede ex CNA, bene sostenibile dalle finanze comunali, era di 263 mila euro. Da allora solo di affitto il Comune paga, al privato, 33.600 euro all’anno. Ciascuno può fare i suoi conti sulla convenienza dell’acquisto rispetto all’affitto.
Com’era nel suo diritto, CNA ha però portato il Comune in giudizio. Prima o poi anche su questa vicenda arriverà la sentenza del TAR.
Nel frattempo il Comune ha già speso migliaia di euro per l’assistenza legale. E a seconda di come andrà il giudizio, rischia di essere condannato anche su questo fronte.

Vedremo.
Tornando al “Mascherone d’oro” non manca chi si chiede se l’esclusione di CNA – e delle aziende ad essa aderenti – dal premio abbia a che fare, oppure no, con la causa al TAR.
Se sia, o no, una ripicca da parte del Comune, oppure una semplice coincidenza; oppure una scelta di CNA. Chissà.
Un dato è certo: visto che i sei premi vengono assegnati alle sei aziende segnalate dalle tre associazioni di categoria, nessuna – fra le aziende poggesi aderenti a CNA – pare destinata a essere segnalata. E, dunque, a ricevere il premio.
Imprese artigianali poggesi discriminate e penalizzate dal Comune (che dovrebbe essere “casa di tutti”) a causa del “sindacato” a cui aderiscono? Male non sarebbe se qualcuno fornisse una spiegazione.

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