LUCCA – Ha lavorato con i più grandi registi del panorama internazionale, da Stanley Kubrick a Robert Altman, da Christopher Nolan a Sir Alan Parker, passando per John Schlesinger, Abel Ferrara, Spike Lee.
Insomma una vera star, ma nonostante questo, si presenta come una persona molto semplice che ha molte cose da dire. Partiamo da quella più divertente: la giacca che indossava oggi, ripeteva, gli è stata regalata da Robert De Niro in persona, lo ha detto e ripetuto con soddisfazione, ponendosi come un qualsiasi fan capace di meravigliarsi ed essere felice di questa cosa.

Molte le domande lo aspettavano a San Micheletto durante la conferenza stampa, in particolare sul suo ultimo film “The Martin Shot”: un dramma esistenziale che racconta la storia di Steve, un regista intento a girare il suo ultimo lungometraggio prima della sua scomparsa. A fare da sfondo a questa un’Irlanda rurale che con la sua bellezza sorprende tutti. Hanno avuto poco tempo per girarlo, solo quattordici giorni, ma è stata sua moglie con cui convive da 45 anni, a leggere il copione e a consigliarlo di accettare la parte. Il punto essenziale del film è la morte e il fatto che deve essere accettata come tale e non sfuggirle.
Domande poi sulla guerra e sui film che ha interpretato e che ne parlavano in maniera “contro” come “Full Metal Jacket”. Cita il libro di James Hillmann “Un terribile amore per la guerra”, in cui l’autore, dopo una lunga indagine per cercare un momento nel tempo in cui gli esseri umani non erano in guerra, in realtà scopre che la guerra l’amiamo.
“Stanley Kubrick nella sua prima scena di 2001 Odissea nello Spazio, in cui una scimmia uccide un suo simile con un osso e poi lo getta una aria e roteando diventa un’astronave, ha condensato il tempo trascorso dalla preistoria al futuro, il messaggio è comunque quello, se vogliamo risolvere il problema della guerra oggi, dovremmo risolvere anche quello di 50.000 anni fa e capire che la soluzione non è la violenza e da questo punto di vista non ci siamo evoluti”.

Abbiamo voluto anche noi porre una domanda all’attore: sei stato coinvolto in diverse cause e progetti sociali, c’è qualche iniziativa che ti viene in mente? Ecco cosa ci ha risposto:
“Vi consiglio di leggere la riflessione dello scrittore Carl Sagan “A Speck of Dust” (un granello di polvere). Quando hanno inviato il Voyager a esplorare i pianeti nel nostro Sistema Solare, man mano che il satellite si allontanava percorrendo milioni di chilometri, Sagan ha chiesto alla NASA di girare il satellite e invece di fotografare e filmare nella direzione di dove stava andando, fare il contrario, filmare nella direzione da cui stava venendo. Sagan ha detto, se guardate con attenzione, vedrete un granello di polvere, un piccolo punto blu pallido, ecco quello siamo noi. Ogni eroe, conquistatore, imperatore, artista, amante, insegnante, vive lì, su quel piccolo punto blu”.
L’attore ha poi proseguito dicendo “Abbiamo cercato nell’universo altri segni della vita, abbiamo cercato la presenza di Dio e finora non abbiamo trovato niente. Per me, questo magnifica e ingigantisce la nostra responsabilità nei confronti degli altri. Viviamo in un mondo meraviglioso, è l’unico che conosciamo ed è per questo che è così importante la gentilezza e il perdono nei confronti degli altri. Dobbiamo smettere di usare le guerre, dobbiamo smettere di usare la violenza. dobbiamo proteggere l’oceano, gli animali che ci vivono dentro, dobbiamo proteggere la terra in superficie che dà il cibo a tanti animali. Abbiamo 8 miliardi di persone su questo pianeta, non ce ne sono mai state così tante nella storia e questa è una semplice evidenza, questa è prova che dobbiamo trovare delle altre soluzioni pacifiche, che è l’unico modo”. Al termine dell’intervento un lungo applauso dei presenti.
Matthew Modine è anche ambasciatore della New York Film Academy, è nel Board dei Directors dell’Academy, insegna le Masterclass agli studenti di regia e recitazione. Ha anche istituito una borsa di studio a suo nome per gli studenti più meritevoli dei corsi Master.









