di Simone Tofani
PRATO – Ieri sera, al Teatro Metastasio di Prato, il pubblico presente ha avuto il privilegio di assistere a un evento musicale di straordinaria raffinatezza.
In esclusiva per l’Italia, il rinomato pianista Gonzalo Rubalcaba si è esibito con il suo progetto “Borrowed Roses” in piano solo, regalando una performance memorabile nell’ambito del MetJazz 2025.

L’evento, organizzato in collaborazione con Musicus Concentus, ha portato sul palco un artista che incarna una fusione unica di cultura cubana e professionismo statunitense. Gonzalo Rubalcaba, pianista cubano per nascita, lingua e cultura, è emerso negli anni Ottanta come un virtuoso dalla destrezza abbagliante, capace di spaziare tra il jazz e la musica cubana con una fluidità sorprendente.
Nel corso degli anni, la personalità di Rubalcaba si è evoluta, diventando sempre più definita e intensa. Il suo stile si è affinato, raggiungendo vertici di raffinatezza interpretativa che gli hanno valso riconoscimenti internazionali. L’ultimo disco per solo pianoforte, una meditata esplorazione di celebri standard, è la prova tangibile della sua maturità artistica. In ogni nota, Rubalcaba si immerge con una sensibilità commovente, confermandosi uno dei pilastri del pianismo contemporaneo.

La serata ha preso il via con i consueti saluti iniziali del direttore artistico del MetJazz Stefano Zenni, che avvisa il pubblico su una particolarità della serata, non sono ammessi l’uso di telefono e macchine fotografiche in platea. Una scelta voluta dall’artista per far sì che il pubblico non si distragga o distragga le persone vicine con la luce degli schermi, così da potersi godere la performance nella sua totalità.
Particolarità molto piacevole perché anche la scelta delle luci, calda a spot sul pianoforte e intorno a esso mutevole, porta ancora più l’attenzione del pubblico verso la parte centrale del palco, immergendosi in un viaggio sonoro che riesce a catturare l’attenzione fin dalle prime note appena accennate.
Le dita del pianista cubano danzavano con leggerezza e precisione sui tasti del pianoforte, creando un’armonia perfetta tra tecnica e emozione. Ogni brano eseguito era una celebrazione della bellezza del Jazz e degli standard musicali, reinterpretati con una profondità e una sensibilità uniche. Rubalcaba nella sua performance ha saputo alternare momenti di intensa energia a passaggi più delicati e introspettivi, dimostrando una maestria che solo i grandi artisti possiedono.

La complessità dei pezzi eseguiti, dove viene sfruttato non solo la tastiera del pianoforte, ma anche la sua struttura esterna, il palco sotto di esso, battendolo con i tacchi e perfino la sua voce in alcuni passaggi, fa capire la grande passione e cura che Rubalcaba infonde in ogni sua composizione. Il transfert emotivo che questa musica riesce a generare è tale da portare l’ascoltatore ad un livello molto profondo. Nel buio della platea ogni nota che esce dal pianoforte racconta una storia a sé ed ogni pausa assomiglia ad un sospiro. La scelta del compositore di eliminare le distrazioni tecnologiche rende l’esperienza profondamente personale, dando l’illusione di essere da soli all’interno del teatro.
Il concerto è stato un viaggio in musica, attraverso le sfumature più intime e delicate della tecnica di Rubalcaba. Un’esperienza che è riuscita a far vibrare le corde più intime degli spettatori presenti e la conferma di questo arriva dagli scroscianti applausi ad ogni conclusione dei brani e la ripetuta richiesta di bis proveniente del pubblico.
Rubalcaba, poco prima dell’ultimo bis, ha preso la parola rivolgendo un ringraziamento a tutti i presenti e soffermandosi su l’onore di poter per la prima volta calcare il palco del Teatro Metastasio di Prato, palco con una storia artistica così lunga e importante da averlo messo un po’ in soggezione, ma che gli ha regalato grandissime emozioni durante la sua esibizione.

Il MetJazz 2025 giunto nel pieno della sua trentesima edizione continua così a sorprendere e a deliziare il suo pubblico con performance di altissimo livello, celebrando la musica come linguaggio universale che unisce e ispira.









