di Simone Tofani
PRATO – Continua il cartellone del MetJazz 2025 con un’altra dimostrazione della versatilità del trio nel mondo Jazz.
Questa volta al Fabbricone tocca a The Elephant. Una formazione non standard formata da un trio di artisti visionari e sperimentali: Gabriele Mitelli (tromba, elettronica), Pasquale Mirra (vibrafono) e Cristiano Calcagnile (batteria, elettronica).

Questo trio dinamico ha dimostrato che i confini del jazz possono essere sfumati e ampliati grazie all’uso sapiente dell’elettronica.
Ogni membro, rinomato per la sua audacia e fantasia, ha portato sul palco una vasta gamma di suoni e ritmi che vanno dalle groove danzanti alle suggestioni elettroniche, passando per intrecci melodici e sospensioni liriche.

Il pubblico ha così modo di lasciarsi trasportare nel flusso creativo e di improvvisazione dei The Elephant, un viaggio attraverso l’essenza del Jazz nella sua veste sperimentale. Un elefante elettronico nella stanza, viene da dire citando il loro album “In the room”, capace di un suono trascendentale che vira nel noise con un costante susseguirsi di cambi di ritmo e sonorità. Chiudendo gli occhi viene il dubbio che siano solo in tre sul palco del Fabbricone.

La tromba di Mitelli riporta verso una esecuzione standard, ma è solo un’impressione data dalla mente dell’ascoltatore, perché il tappeto dal quale emerge per catturare l’attenzione è un subbuglio di tempi e con controtempi legati elettronicamente dal quale ormai il pubblico è stregato.
Il concerto, nonostante un piccolo intervallo dovuto al cedimento di una corda del vibrafono, cambiata in tempi da record, è caratterizzato una esecuzione unica e continua, fatta da una fusione armoniosa di jazz contemporaneo e influenze elettroniche, mostrando la versatilità e l’innovazione di questo trio.

Il concerto non è stato solo un’esibizione musicale, ma una vero e proprio viaggio da godersi tutto d’un fiato, che ha nutrito l’immaginazione e coinvolto profondamente il pubblico presente.










