mercoledì, Settembre 9, 2026

Michele, grazie all’arco è riuscito a trovare la forza per accettare la malattia

di Andrea Mori

PRATO – Michele Biisecchi è un promettente atleta pratese di tiro con l’arco, uno sport che ha iniziato a “mirare” dopo aver ricevuto la diagnosi di retinite pigmentosa, una malattia degenerativa della vista che lo ha reso oggi ipovedente.

Proprio perché Michele pratica uno sport dove si penserebbe che avere una ottima vista sia una caratteristica essenziale per poterlo praticare, abbiamo voluto farci una chiacchierata.

Michele Biisecchi

Michele, quindi il tiro con l’arco è arrivato dopo la diagnosi?

Sì, perché cercavo uno sport che potessi fare.  Io, un po’ magari perché sono un incosciente e un po’ perché mi piace l’agonismo, volevo potermi confrontare con qualcuno ad armi pari nonostante il mio problema.  Una volta, durante il periodo in cui ero alla ricerca di uno sport statico, un amico mi disse di aver provato il tiro con l’arco e che aveva idea di riprovarlo. Quindi andammo insieme e ci piacque ad entrambi, tanto che continuiamo sia io che lui da 3 anni.

E poi?

Dopo circa un annetto che avevamo cominciato, all’interno della Compagnia – la Arcieri Ugo di Toscana a Firenze – ho iniziato ad aprirmi di più con gli istruttori. Ovviamente avevo spiegato loro fin dall’inizio che avevo questo problema di vista, ma lo avevo fatto un po’ così, senza approfondire più di tanto.  Una volta, mentre stavamo chiacchierando, alcuni ragazzi mi chiesero che lavoro facessi. Al che io risposi ironicamente “sono in pensione”, per poi specificare che si tratta di quella d’invalidità. Da lì mi spiegarono che c’era tutto questo settore paralimpico, vale a dire il Para-Archery, che prevede le categorie di ipovedenti e ciechi totali. Il primo anno in società, nel 2022, ho voluto fare solo allenamenti – anche se avrei potuto già gareggiare –. Il motivo è che quando vado a fare una competizione non sono solo io Michele Biisecchi, ma anche io atleta con il simbolo della società sulle spalle. Insomma non volevo far fare figuracce.

Poi comunque le soddisfazioni sono arrivate.

Sì, coi campionati italiani. A gennaio 2024, a Novara, ho conquistato il terzo posto assoluto. Poi, sempre nel 2024 a Pesaro il secondo posto di classe. Quest’anno invece ho ottenuto il secondo posto di classe e il titolo di campione italiano assoluto, mentre il mese scorso a Rovereto il secondo posto di classe e il terzo assoluto.  Il prossimo impegno sarà nel 2026 col campionato italiano indoor a Reggio Calabria. 

Quale arco utilizzi durante le competizioni?

Quello olimpico. Ovviamente la nostra categoria non utilizza il mirino attaccato all’arco, bensì uno tattile (dispositivo di puntamento che utilizza la stimolazione sensoriale, come vibrazioni o impulsi elettrici, per guidare la persona verso il bersaglio, senza la necessità di un contatto visivo diretto ndr)

Questo sport ti ha aiutato ad accettare la malattia?

Anzitutto è stato il suo lento peggioramento ad aiutarmi ad accettarla. Non essendomi infatti ritrovato in una condizione così grave dall’oggi al domani, c’è stato un periodo in cui mi sono potuto abituare a quella che è una vita diversa.

Come ci si abitua? 

Intanto, le prime volte in cui realizzi che non puoi più fare determinate cose, ti arriva un po’ la mazzata emotiva. Ed infatti ho avuto un periodo in cui ho sofferto di attacchi d’ansia, cosa però che sono riuscito a superare anche grazie ad un percorso con uno psicologo: tra le questioni affrontavamo sia quella della vista che quella del trovare lavoro, cosa non semplicissima quando non puoi più guidare. Comunque in questi anni ho conosciuto tante persone con i più diversi problemi fisici, e quello che ho imparato sia da loro – che anche da me stesso – è che quando finisci per trovarti in una determinata situazione, scopri che dentro di te c’è una forza che prima non sapevi di avere. Sembra una frase fatta, ma è davvero così.

Prato come si comporta con le persone che hanno alcune difficoltà fisiche?

Premetto dicendo che per fortuna ancora un po’ ci vedo, nonostante questo ci sarebbero da migliorare tante cose. 

Quali?

Anzitutto i cittadini (ride ndr.), perché puoi fare tutti i percorsi accessibili che vuoi, puoi avere tutte le attenzioni che vuoi, ma finché la gente continuerà a lasciare le macchine, i motorini e i monopattini sui marciapiedi.. Ah e una cosa sulla raccolta differenziata: non la metto in discussione perché è una buona cosa, ma se i marciapiedi sono stretti non puoi permettere alle persone di mettere il bidoncino. Io male male col bastone lo sento e gli passo accanto, ma a volte non c’è lo spazio fisico per passarci, per intenderci: se ci dovesse passare una carrozzina io non credo ce la faccia (e poi comunque non puoi spostare tutti i bidoni presenti in una via. Quindi la risposta è ‘nì’. Comunque per quanto riguarda l’avere io una vita meno complicata, mi ritengo fortunato di aver conosciuto la mia ragazza a tiro con l’arco. Lei si trova infatti in una condizione simile ma diversa dalla mia.

Cioè?

Ha un tipo di ipovedenza diversa dalla mia, è nella profondità. Ha il campo visivo normale: lei magari già ad una distanza di due/tre metri comincia a vedere sagome, ma da molto vicino vede gli scalini, gli ostacoli. Non a caso quando siamo insieme ci “dividiamo i compiti”, per esempio alla stazione io guardo l’orario dei cartelloni. Insomma ci compensiamo. Lei comunque non utilizza il bastone, io invece sì (proprio per la nostra diversa condizione).

E a proposito di bastone, com’è cambiato l’approccio delle persone nei tuoi confronti da quando lo utilizzi?

Ci sono diversi tipi di persone. Ci sono le mosche bianche, ovvero quelle che si spostano, ti chiedono se hai bisogno, ti vengono incontro. Poi ci sono quelle che io chiamo i “cerbiatti”, cioè gente che ti vede col bastone e si blocca, come appunto i cerbiatti con gli abbaglianti di notte, vanno nel panico non sanno che fare, ‘vado a destra a sinistra?’. Ovviamente però c’è anche chi si comporta normalmente. Aggiungo che probabilmente in pochi conoscono il bastone che uso e magari pensano che sia semplicemente da passeggio. Io probabilmente do per scontato che il bastone bianco con la punta rossa sia simbolo di problemi alla vista.

Michele che ne pensi di chi scherza sulla disabilità?

Io sono il primo, black humor a gogo. Comunque sai, dipende sempre dalle persone, magari c’è a chi da noia. E poi va detto che se arriva uno sconosciuto da me e inizia a fare battute scorrette, devo capire che lo sta facendo con purezza di cuore, perché il confine è sottile. Quindi magari prima di avventurarsi ci vuole confidenza. Comunque durante i raduni del Para-Archery, coi ragazzi in carrozzina, non sai quante se ne dicono: “ora mi alzo e ti tiro la seggiola dietro”, “non mi metto a correre sennò mi tolgono la pensione” ecc. Ci facciamo tante risate.

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