martedì, Settembre 8, 2026

Milena Vukotic premiata a Montecatini: una carriera tra passato e presente

MONTECATINI TERME – La città termale ha accolto la 75a edizione della mostra del cinema, il terzo festival di cortometraggi più longevo d’Italia.

Quest’anno due ospiti d’eccezione: Maurizio Nichetti, cui è stato dato un premio alla carriera e Milena Vukotic, madrina del festival che gliel’ha consegnato. Quindi due grandi protagonisti del cinema italiano ai quali è stato un piacere rivolgere alcune domande sulla loro professione.

L’attrice Milena Vukotic, madrina del Festival che le ha consegnato il premio alla carriera (fotografie di Stefano Di Cecio)

Dice Milena Vukotic: “Quest’anno la mia presenza al festival è molto speciale perché è in onore di Maurizio Nichetti, col quale non solo ho avuto un’esperienza cinematografica tanti anni fa con il film Stefano Quantestorie, ma anche una collaborazione teatrale recente. Un paio di anni fa gli ho chiesto, e lui, molto generosamente ha accettato, di montarmi un monologo teatrale su Émilie du Châtelet, matematica e fisica del diciottesimo secolo che aveva potuto studiare perché era la figlia del capo cerimoniale di Luigi XIV. L’opera è andata in scena nel 2024 al Teatro 7Off di Roma, quest’anno al Franco Parenti di Milano e prossimamente al Teatro Gobetti di Torino.

Il nostro è un vero e proprio connubio, la  sua partecipazione teatrale è stata molto importante per me, perché mi ha consentito di vivere un’esperienza che all’inizio sembrava difficile per entrambi.

In teatro fare la regia di un monologo dove non succede niente ma c’è solo un testo, anche se importante, è stato un bellissimo regalo che ho ricevuto da parte sua e sono veramente molto contenta di potergli consegnare questo premio”.  

La Vukotic ha conosciuto Nichetti in occasione di un David di Donatello a Cinecittà dove entrambi speravano in un premio ma nessuno dei due lo ha vinto. Però, parlando fra di loro, Nichetti le ha proposto di partecipare al suo film “Stefano Quantestorie” in cui lei sarebbe stata sua madre, Renato Scarpa il padre e James Thierrée (uno dei nipoti di Charlie Chaplin) avrebbe impersonato Stefano all’età di vent’anni.

“E’ stata una bellissima avventura – dice la Vukotic – in cui mi sono resa conto di tutto quello che lui è capace di fare, c’erano tanti incontri, tante situazioni, come un grande patchwork, in cui si passava da una cosa all’altra. Da allora ho sempre sperato di potere lavorare di nuovo con con lui,  non è successo al cinema ma a teatro. Nichetti dovrebbe essere aiutato a riproporre un mondo che solo lui sa creare”.

Per la Vukotic recitare è ancora un gioco, se non lo si affronta con questo spirito è meglio non farlo. “Poi noi, con le nostre sovrastrutture, lo facciamo diventare una cosa molto seria. E invece non siamo seri, siamo dei dei saltimbanchi più o meno. È bello così”.

Le chiediamo: “Nella sua lunghissima carriera ha ricoperto ruoli di qualsiasi tipo, dal comico al drammatico sia nel teatro che al cinema. C’è un segreto per conservare, come ha fatto lei, eleganza e autenticità?”

“All’inizio, siccome non sono mai stata bella ma, diciamo, espressiva, mi hanno sempre fatto fare ruoli di carattere, la bruttina, la patetica, oppure impersonavo delle nonne quando avevo 35 anni, eccetera eccetera. Poi dopo, piano piano, maturando, si diventa anche più consapevoli, cercando di migliorarsi. Questo porta poi anche a giocare di più con le maschere. La mia maschera principale, naturalmente è Pina Fantozzi. Però è la caratteristica del nostro percorso, la nostra vita di attori, è bello cambiare maschera, e riuscire a dare una vita a tutti questi personaggi diversi. Adesso posso aggiungere anche tutti i personaggi da vecchia”.

Nel suo passato anche una lunga esperienza di ballerina, 5 anni di Conservatorio a Parigi, poi all’Opera quindi  in una compagnia internazionale che ha girato tutto il mondo.

“Ballerina classica, che poi è alla base di tutte le altre espressioni di danza contemporanea. La danza classica è sempre una cosa contro natura perché non siamo fatti per andare sulle punte, per fare salti, per alzare le gambe. Per riuscire a combattere questa nostra natura bisogna lavorare tanto. Sono stata nel Grand Ballet du Marquis de Cuevas, forse l’ultimo mecenate del secolo passato. Giravamo il mondo, avevamo un repertorio vastissimo, l’ho lasciata nel ’60. La disciplina è sacrosanta, niente è regalato, è tutto frutto di tanto lavoro, di tanto lavoro e di tanta disciplina”.

Le chiediamo infine se può dare un consiglio a tutti i giovani autori che hanno partecipato al Festival. “Se uno è convinto di sentire una determinata cosa deve tener duro e farla anche se sembra il contrario di quello che gli offre la realtà. Tutti sanno che bisogna avere fiducia nonostante tutte le difficoltà di questo tempo, difficilissimo per tutti, sia per la televisione ma soprattutto per il cinema.

Mi ricordo però che quando fu consegnato il David di Donatello a Giuliano Montaldo come attore non protagonista di un film e non per l’infinità di capolavori che aveva fatto da regista, ha detto, “ai miei tempi si è sempre detto che il cinema è in crisi” riferendosi agli anni ’40 e ’50. 

Abbiamo sempre detto che non ci sono soldi, forse adesso ce ne sono troppi. Si è fatto del cinema straordinario con molti meno mezzi e forse anche meno soldi ma rimane nella storia del cinema. C’erano più idee e ci si arrangiava anche con quel poco che si aveva per cercare di realizzarle senza contare, come avviene oggi, sull’intelligenza artificiale e la tecnologia informatica”.”

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