di Marzio Dolfi
PISTOIA – Far ritrovare un sorriso, trovare un aggancio con una realtà che sembra loro estranea, dare respiro e speranza ai familiari. Sono questi gli elementi al centro dell’attenzione di chi si interessa dei malati di Alzheimer.
Da domani e fino a sabato nel parleranno in oltre 1000 al Convegno nazionale su Centri diurni Alzheimer, che si svolge al Teatro Verdi di Montecatini. Una partecipazione record, che vede aggiungersi ai rischi che già si aggirano attorno alla malattia le conseguenze importate dalla pandemia e la “spada di Damocle” – come l’ha chiamata il professor Giulio Masotti – del caro-bollette.

Temi che saranno al centro del dibattito, come le terapie con giardini, animali e colori dell’arte.
Si aggiunge poi un rischio di fondo, associato a questo tipo di malattie irreversibili, soprattutto quando colpiscono gli anziani: l’emergere di un malcostume diffuso, quello di discriminare gli anziani proprio in quanto tali. Lo abbiamo visto ormai troppe volte di persona anche nei commenti ai nostri articoli, quando diamo conto di persone morte con il Covid. Troppo spesso ci sentiamo dire: “ma in fin dei conti erano vecchi”.
Del resto parlano chiaro le cifre: in provincia di Pistoia sono circa 7000 le persone ammalate di Alzheimer. Nel nostro territorio ci sono soltanto due Centri diurni Alzheimer e altri 3 non dedicati specificamente a questa malattia, ma che la seguono opportunamente. In tutto poco più di 100 assistiti. E gli altri? E le loro famiglie?
E teniamo conto che Pistoia non è certo fra le città più sfortunate.

La Fondazione Caript ha investito da molti anni su questo tema e il Centro Diurno di Monteoliveto è una delle strutture più antiche e funzionali d’Italia. Lo stesso Convegno di domani (giunto alla 12° edizione) è un altro segno di impegno, “uno degli interventi più significativi in ambito sanitario”, lo ha definito stamani il presidente della Fondazione Caript Lorenzo Zogheri (che fin dall’inizio ha messo a disposizione le risorse per realizzarlo), presentando l’iniziativa alla stampa, convinto che “non si può promuovere welfare senza occuparsi dei malati di Alzheimer e delle loro famiglie”.
Il professor Giulio Masotti, decano della Geriatria italiana e motore dell’Unità di ricerca di Geriatria dell’Università di Firenze, considera l’appuntamento un riferimento decisivo.
“Prevediamo mille congressisti – sottolinea il professore -, Tra relatori,
operatori e pubblico sarà un bel salto rispetto alla prima edizione quando in tutto furono 150. Il congresso è dedicato anche gli studenti delle lauree sanitarie (Medicina e Chirurgia, Infermieristica, Fisioterapia, Psicologia) dell’Università di Firenze e delle sedi di Pistoia e Empoli”.
Dal punto di vista organizzativo c’è una novità: la partecipazione, gratuita,
di familiari dei malati e dei loro assistenti domiciliari.
Il professor Adriano Carlo Biagini, geriatra pistoiese (neopensionato e che nel Congresso riceverà la “Medaglia Jorio Vivarelli per la Geriatria”) ha presentato il reparto che ha diretto a Pistoia, nato in modo quasi pionieristico nel 1992 e cresciuto negli anni divenendo nel 2001 Scuola complessa di geriatria . “Siamo cresciuti attraverso il sostegno della Scuola fiorentina di Masotti e con i bravi geriatri che venivano da lì”. Così Pistoia è divenuta un’eccellenza. Biagini ricorda i molti che lo hanno accompagnato per strada: la dottoressa Elisabetta Tonini (attualmente primario facente funzione), le dottoresse Claudia Cantini, Francesca Bencini, Veronica Caleri, Rossella Mecacci e il dottor Riccardo Ferretti (anch’esso da poco pensionato). Successivamente sono stati assunti altri 11 medici.
Tutti gli esperti sono concordi: fondamentali per questa malattia sono cure intermedie, Rsa, Centri diurni. Decisivo è che il paziente rimanga nella propria famiglia e partecipi ad attività sociali che gli permettano di “continuare a essere persona”.
Colori, emozioni magari di fronte a un quadro, la compagnia di un cane, un viaggio dentro un giardino “possono – spiega ancora il professor Giulio Masotti – far aprire le porte della comunicazione che erano irrimediabilmente, desolatamente, chiuse”. Il convegno darà altre risposte in tal senso.
Il programma del convegno
Apriranno il programma due relazioni dedicate al futuro dei Centri Diurni e
dei servizi per la demenza. La prima del presidente dell’Associazione
Italiana di Psicogeriatria Marco Trabucchi, l’altra del geriatra Enrico
Mossello, che presenterà i dati di un sondaggio inedito sulle conseguenze
della pandemia. Più che una relazione, quella del professor Andrea Ungar,
direttore della geriatria universitaria dell’AU di Careggi e co-presidente
del congresso, sarà la denuncia del malcostume definito ageismo, cioè la
pervasiva, per lo più inconscia, discriminazione degli anziani in base alla
sola età anagrafica. Perfino nelle strutture sanitarie.
Dei giardini Alzheimer negli edifici, una novità sperimentale significativa
che interessa molto anche l’economia di Pistoia, parlerà invece il
ricercatore veronese Stefano Tamburin, e dei successi crescenti della pet
therapy la veterinaria perugina Maria Chiara Catalani, specialista di
comportamento animale. La relazione dell’empolese Enrico Benvenuti verterà
poi sull’ospedalizzazione domiciliare, ossia sull’esperienza toscana dei
Girot, le squadre di medici multiprofessionali nate con la pandemia per
curare i malati con Covid ospiti delle RSA.







