PISTOIA – Al termine di un lungo periodo di cure e somministrazioni, ieri ho terminato il percorso, durato oltre 4 mesi, di terapie ematologiche presso il reparto di ematologia dell’Ospedale S. Jacopo di Pistoia.
In questi mesi mi sono recato in reparto per ben 18 volte e in ogni occasione ho trovato accoglienza, disponibilità, professionalità, attenzione alla relazione con il paziente e… pazienza.
Le classifiche sono sempre brutte, ma avendo avuto a che fare anche con lo stesso reparto della pur prestigiosa Careggi, devo dire che l’accoglienza ricevuta prima a Pescia (dove sono stato prima del trasferimento a Pistoia, dove abito) è stata di un livello decisamente superiore.
Due strutture, di livello sicuramente inferiore a quello di una Azienda ospedaliero universitaria per casistiche ed esperienza, si sono rivelate di gran lunga migliori per qualità prima della cura, poi dell’accoglienza e anche della capacità di diagnosi e dell’assistenza.
L’ho toccato con mano confrontando ciò che hanno fatto per il mio caso prima la dottoresse Roberta Giachetti a Pescia e poi Martina Rousseau e Caterina Biagiotti a Pistoia. Si sono tenute costantemente in contatto tra loro scegliendo le migliori terapie in base alle mie reazioni fisiche alle cure. E poi nei momenti più complicati si sono consultate con il loro collega del S. Orsola di Bologna.
Insomma io mi sono sentito non ben assistito, ma di più. Curato da un team di esperti come meglio non avrei potuto ottenere in nessun’altra struttura sanitaria del mondo. E ringrazio che in Italia esista (e funzioni) un Sistema sanitario pubblico, universale, di libero accesso, gratuito e di questo livello qualitativo.
E questo, per un paziente, è sicuramente un grande aiuto per riuscire a superare con successo le non poche difficoltà che ho vissuto. Contribuisce in maniera determinante alla guarigione.
Quindi ieri, a conclusione di questo percorso, ho partecipato con commozione e con vera riconoscenza alla piccola cerimonia della campanella. Quella in cui, alla presenza del personale medico di reparto, il paziente legge una piccola dichiarazione e suona per tre volte una campanella, per salutare gli operatori socio sanitari e ringraziare.
Quindi grazie, grazie, grazie. Continuate così perché i pazienti non vi mancano e il daffare neanche, ma fortunatamente per me e per loro non vi mancano neppure la cortesia, la capacità di relazione, la simpatia e la professionalità.
Tiziano Carradori









