PADOVA – Due artisti diversi per nazionalità e formazione, due maestri delle Avanguardie uniti però dal medesimo intento di proiettare la pittura verso la modernità con l’adozione di nuovi linguaggi.
Gli spazi espositivi di Palazzo Zabarella a Padova ospitano questo autunno e fino al prossimo 25 gennaio una selezione di oltre sessanta opere di trenta artisti, tra i più interessanti e significativi interpreti della grande e produttiva stagione delle Avanguardie, con dipinti provenienti dalle collezioni francesi del Lille Metropole Musèe.

Tra i numerosi capolavori spiccano cinque opere di Pablo Picasso e sei di Amedeo Modigliani, che con la loro carica innovativa e rivoluzionaria testimoniano una rottura talvolta radicale con gli schemi e i linguaggi del passato, diventando due tra le principali voci artistiche capaci di osservare e tradurre nell’arte un mondo contemporaneo in rapida e tumultuosa evoluzione.
Nonostante le profonde differenze stilistiche, l’arte di Pablo Picasso e Amedeo Modigliani è accomunata da un ruolo fondamentale e rivoluzionario all’interno delle Avanguardie storiche del primo Novecento. Entrambi furono protagonisti indiscussi della vibrante scena parigina, in particolare a Montmartre e Montparnasse, condividendo l’ambiente bohémien e gli stimoli culturali con poeti e intellettuali del tempo.
Il principale punto d’incontro risiede nell’abbandono radicale dei canoni estetici tradizionali e nella ricerca di una nuova espressione della forma umana: entrambi attingono in modo significativo al Primitivismo e all’arte extraeuropea, vedendo nelle sculture africane e oceaniche (per Picasso) o nella sintesi arcaica (per Modigliani) una forza rinnovatrice e una purezza formale per superare l’accademismo.

Picasso, a partire dalle prime opere che traducono in pratica i principi teorici del Cubismo di Georges Braque, frantuma la prospettiva rinascimentale e l’oggetto in molteplici facce, aprendo la strada a tutte le successive sperimentazioni astratte e concettuali del secolo, assumendo un ruolo di “demolitore” e sperimentatore incessante.
Modigliani, pur sviluppando uno stile più lirico e individuale, incentrato quasi esclusivamente sul ritratto e sul nudo, rivoluziona la raffigurazione della figura umana attraverso l’allungamento sinuoso dei colli e dei volti, e gli occhi spesso privi di pupille, mirando a esprimere l’essenza spirituale e l’interiorità del soggetto, piuttosto che la mera somiglianza fisica. Il suo contributo fu quello di un ponte ideale tra modernità e classicismo, sintetizzando un’eleganza malinconica e inconfondibile.
All’artista livornese l’esposizione dedica alcune tra le sue opere pittoriche più interessanti: “Moise Kisling” (1915), ritatto dell’artista ebreo polacco in cui sono visibili chiari richiami all’influenza cubista, “Nudo seduto con camicia” (1917), parte di una serie di nudi femminili che esplorano il rapporto tra sensualità e modernità, e “Maternità” (1919), ritratto di una madre con il proprio bambino che rielabora e rilegge i modelli della pittura sacra. Sono solo alcuni degli esempi della sua vasta produzione artistica, rivelatori però della sua profonda sensibilità e della forte carica emotiva trasmessa dall’artista in ogni sua opera.

Picasso e Modigliani, pur con linguaggi quasi antitetici – la geometria analitica dello spagnolo contro la linea melodica dell’italiano – furono simboli di genialità e di una libertà espressiva che ha ridefinito il concetto stesso di arte moderna, aprendo la strada alle novità e alle sperimentazioni del Novecento.
Il loro è stato un “dialogo rivoluzionario” a distanza, che oggi rivive nella mostra padovana di Palazzo Zabarella, un’occasione preziosa per incontrare e ammirare opere iconiche di alcuni dei grandi maestri del secolo passato, accanto a voci meno note ma altrettanto potenti della modernità.










