di Nicola Cariglia*

C’è un sentimento sempre presente nelle polemiche che dividono la società italiana (ma non solo italiana). Ogni volta, quando l’una quando l’altra delle parti in causa, traggono forza e veemenza dalla convinzione di essere “la parte” che non si adegua al “pensiero unico” di cui sarebbe succube la parte dialetticamente avversa.
Questo sentimento, oggi, lo si trova nelle correnti di “pensiero” dei negazionisti di vaccini, mascherine e, addirittura, dello stesso virus, e nei “ribaltonisti” delle responsabilità del cruentissimo conflitto e degli atti di ferocia verso la popolazione ucraina. Ed è un sentimento tanto più pericoloso quanto più infondato. Perché il sistema dei giornali e delle emittenti radiofoniche e televisive che dovrebbe essere alla base del mainstream capace di ammaliare tutti noi poveri di spirito, in realtà non esiste. Non importa essere divoratori di mezzi di comunicazione per accorgersene. Basterebbe seguire appena le tante rassegne stampa che ci vengono offerte: da radio radicale ai TG della notte. Ci renderemmo conto che l’informazione può essere sciatta, incompleta, superficiale e tante altre cose. Ma giammai uniforme, come lo è stata in Italia sotto il fascismo e lo è oggi dove non c’è democrazia. Le differenze tra i vari giornali ci sono. E, perfino, le differenze nell’ambito dello stesso giornale, letto a distanza di qualche giorno.
Non esiste, dunque, il problema mainstream dovuto all’informazione. Ma esiste, ed è abbondante, il problema fakestream. Ovvero la diffusione di balle spaziali di cui, consapevole o no, proprio il sistema dell’informazione è il principale colpevole. La colpa da addebitare al sistema dell’informazione è di essersi contaminato con altri generi a lui vicini, per esigenze di spettacolarizzazione.
Ha cominciato la TV. Ma subito le sono andati dietro anche gli altri media. E l’avvento di internet e dei social ha fatto il resto. Si è cominciato col mescolare informazione e intrattenimento (infotainment) e siamo giunti a mescolare informazione e propaganda (infoganda).
Certe posizioni che rappresentano oltraggio alla scienza e alla storia, come nel caso della pandemia da Covid o della guerra scatenata dalla Russia in Ucraina, si giovano in maniera determinante di questa degenerazione dell’informazione che, per esigenze di spettacolo, ne è il principale veicolo. Non perché debba censurarle, ma perché adotta il criterio dell’uno vale uno quando mette a confronto scienziati e storici con sprovveduti delle materie, senza minimamente preoccuparsi di contestualizzare i diversi livelli delle informazioni che vengono elargite dall’una e dall’altra parte.
E’ così che per molti gli Stati Uniti sono diventati i responsabili della guerra in Ucraina, quando il presidente Biden aveva offerto al presidente ucraino Zelensky l’opportunità di mettersi in salvo ricevendo un deciso rifiuto; la Nato è considerata la vera causa della guerra per la sua mania di espandersi ad est, quando è arcinoto che sono i vicini della Russia a cercare sicurezza nella Nato alla quale si aderisce con procedure complesse e lunghe; la Russia come una sorta di angelo liberatore delle vittime russofone del Donbass oppresse dagli Ucraini, quando è storia che proprio la Russia aveva provocato le secessioni della Crimea e delle regioni del Donbass ed i relativi irrisolti conflitti.
La verità storica, certo, alla lunga si farà strada. Ma, intanto, anche il fakestream avrà fatto la sua parte. Perché avrà reso molto più difficile la via per risolvere i conflitti.
*direttore www.pensalibero.it









