BOLOGNA (ANSA) – È morto Carlo Ginzburg, storico e saggista italiano, figlio dell’intellettuale antifascista Leone Ginzburg e della scrittrice Natalia Levi in Ginzburg.

Nato a Torino il 15 aprile del 1939, ha studiato all’Università di Pisa e alla Scuola Normale, poi al Warburg Institute di Londra.
Ha insegnato in alcune delle più prestigiose università del mondo: Bologna, Harvard, Yale, Università della California a Los Angeles, Princeton. Poi tornò alla Normale di Pisa come docente di Storia delle culture europee. È considerato uno dei maestri della microstoria, corrente storiografica nata in Italia negli anni Settanta che ricostruisce la storia attraverso vicende di persone comuni. Gli studi di Ginzburg sono legati alla cultura popolare, alla stregoneria, alle eresie, alle credenze religiose dell’età moderna.
A metà degli anni Sessanta i suoi studi sui processi dell’Inquisizione lo portarono a ricostruire la vicenda dei ‘benandanti’, i propiziatori di un culto della fertilità nel Friuli tra la fine del Cinquecento e la metà del Seicento. “I benandanti. Ricerche sulla stregoneria e sui culti agrari tra Cinquecento e Seicento” nel 1966 fu la sua prima pubblicazione.
Tra le altre opere, “Il formaggio e i vermi. Il cosmo di un mugnaio del ‘500” (1976) dove narra le vicende di un mugnaio vissuto in Friuli nel Cinquecento attraverso i documenti dell’Inquisizione che lo condannò al rogo. Con “Indagini su Piero. Il Battesimo, il ciclo di Arezzo, la Flagellazione di Urbino” (1981) inaugurava la collana Microstorie della casa editrice Einaudi.
Ha trascorso i suoi ultimi anni a Bologna, dove si vedeva spesso in centro. Ebbe due figlie con con Anna Rossi-Doria (poi ex moglie): Silvia, storica dell’arte, e Lisa, storica della filosofia e scrittrice.
“Con Carlo Ginzburg perdiamo uno dei più grandi intellettuali del nostro tempo, uno storico che ha saputo rivoluzionare il modo di guardare al passato e di raccontarlo. Attraverso i suoi studi, e in particolare con la lezione della microstoria, ha insegnato a generazioni di studiosi e lettori che anche le vicende apparentemente marginali possono illuminare i grandi processi della storia”. Così l’assessora alla cultura della Regione Toscana, Cristina Manetti, appresa la notizia della scomparsa del grande storico.
“La sua figura – prosegue – è stata profondamente legata alla Toscana, alla Scuola Normale Superiore di Pisa e a quel patrimonio culturale rinascimentale che ha contribuito a interpretare con rigore, originalità e straordinaria capacità di lettura delle fonti. Proprio in questi giorni, il suo nome è tornato al centro del dibattito culturale grazie alle riflessioni che hanno accompagnato il nuovo allestimento delle opere di Botticelli agli Uffizi, dove il dialogo tra la Primavera e la Nascita di Venere richiama quel metodo di lettura delle immagini e dei simboli che Ginzburg ha contribuito a rendere fecondo e attuale.
Con la sua scomparsa il mondo della cultura perde una voce autorevole, libera e appassionata, capace di coniugare ricerca, senso critico e impegno civile. Resta un’eredità intellettuale immensa – conclude Manetti – che continuerà a parlare alle nuove generazioni e a guidare chiunque creda nel valore della conoscenza come strumento di libertà”.





