mercoledì, Agosto 12, 2026

Movimento Consumatori: la nuova/vecchia politica della Regione Toscana sulla gestione dei rifiuti

FIRENZE – Il “Piano regionale di gestione dei rifiuti e bonifica dei siti inquinati – Piano regionale dell’economia circolare” (PREC), approvato dal Consiglio regionale con delibera n. 2 del 15 gennaio 2025, non riesce a trovare un’attuazione concreta nei territori perché la politica non è riuscita a coinvolgere i cittadini e le associazioni in un processo di sensibilizzazione volto allo sviluppo di un progetto complessivo condiviso e conforme a criteri di vera economia circolare secondo la strategia rifiuti zero.

L’inceneritore di Montale

In questo periodo le attiviste e gli attivisti si sono trovati di fronte a piani programmatici non chiari, la politica e la rappresentanza istituzionale è apparsa molto più incline a polemiche e scontri mediatici ripetuti, piuttosto che a trovare soluzioni secondo criteri partecipativi volti a far comprendere ai cittadini se le scelte fatte nei luoghi decisori siano state davvero le più ecologicamente, economicamente e socialmente coerenti.

La politica non può continuare a ragionare di rifiuti solo in termini di impianti industriali, che generano profitti milionari per pochi e parcelle da centinaia di migliaia di euro ai dirigenti di settore, magari con aumento delle bollette che paga la cittadinanza. Ma è necessario e improcrastinabile chiedere con forza che le imprese e le industrie progettino processi produttivi basati a criteri di reale economia circolare, prevedendo fin dalla progettazione del prodotto il destino delle materie e delle sostanze chimiche impiegate, senza immetterle nelle matrici ambientali (acqua, suolo, aria, cibo, esseri viventi).

Continuare a proporre nuovi impianti, come l’ossicombustore – quando il progetto non è provato sul piano industriale e in Italia si conosce solo un prototipo, peraltro fatto chiudere per ragioni economiche e ambientali (a Gioia del colle) – come sta facendo il sindaco Renzo Macelloni con il progetto dell’ossicombustore (con l’avallo di RetiAmbiente spa), per ampliare il suo già vasto parco impianti per rifiuti, ci sembra davvero poco opportuno perché il progetto non è stato sufficientemente condiviso e discusso con la tutta cittadinanza interessata e non solo quella Peccioli. Siamo anche curiosi di sapere da dove proverrebbero quelle 127.000/170.000 tonnellate all’anno di rifiuti trattati e scarti del riciclo che i comuni soci di RetiAmbiente non hanno un obbligo fisso di conferimento univoco  (Convenzione di Aarhus  che si basa sul principio della trasparenza L.16 marzo 2001, n. 108).

Al di là delle diatribe partitiche che non ci appartengono, ci sembra davvero quanto mai bizzarro, per usare un eufemismo, che di fronte alle perplessità dell’assessore regionale all’Ambiente David Barontini – che dichiara di “guardare con forte perplessità al progetto dell’ossicombustore perché la priorità dovrebbe essere la prevenzione della produzione dei rifiuti, il riuso, il riciclo e il recupero di materia preannunciando la costituzione di un tavolo tecnico di approfondimento” – il sindaco Macelloni chieda all’assessore di dimettersi qualora l’impianto sia approvato dalla Giunta regionale.

Poi noi riteniamo – affermano i presidenti Clara Gonnelli dell’ADiC Toscana, Alessandro Mostaccio e Benedetto Tuci di Movimento Consumatori APS – che si debba aprire un dibattito approfondito che coinvolga non solo la popolazione di Peccioli, ma anche quelle di tutte le potenziali aree interessate dal conferimento dei rifiuti a questo impianto. Ma soprattutto, anche se molto tardivamente, ci si rivolga ai cittadini che sicuramente non sanno nemmeno cosa significa la parola ossicombustore.

Un altro grande problema che riempie le cronache dei quotidiani da tempo, è quello dell’inceneritore di Montale (PT) che da oltre 40 anni ammorba il territorio con le sue emissioni nocive (altro che termovalorizzatore come viene definito!). I cittadini riunitisi in comitato “non CIStiamo” insieme a centri di ricerca e ad altre associazioni tra cui Rifiuti Zero, stanno lottando contro il progetto di revamping/ammodernamento ed ampliamento dell’inceneritore attuale. Approvato dall’assemblea di Ato Toscana Centro, con questo impianto, ci si pone l’obiettivo di conferirvi circa 100.000 tonnellate annue di rifiuti (il 50% delle necessità di trattamento termico dell’Ato Toscana Centro). Anche in questo caso, molti dei rappresentanti nei Consigli Comunali interessati, invece di ascoltare le ragioni di questa vasta protesta ignorano la partecipazione e il tutto viene riportato ad un mero scontro tra partiti.

In questo periodo, a dimostrazione di quanto ormai il tema dei rifiuti sia diventato centrale e problematico, a Vicopisano (PI), un impianto industriale di recupero (trattamento e riciclaggio di rifiuti speciali, in particolare materiali plastici) è andato a fuoco e 2500 balle di plastica gestite dalla DELTA Energy spa hanno creato un grosso incendio che sta destando molta preoccupazione nella popolazione, tanto da indurre cittadini e tecnici a sviluppare un percorso partecipativo ed avviare anche delle analisi indipendenti.

Per concludere, le nostre associazioni nel solidarizzare e condividere quanto espresso dai cittadini e dalle associazioni, vogliono portare all’attenzione politica solo alcuni elementi, che ci ripromettiamo di approfondire ulteriormente ricordando che:

-l’Unione Europea ha impresso una svolta in materia di rifiuti e lo stop ai finanziamenti per l’incenerimento.

Riguardo al taglio dei fondi l’UE ha progressivamente escluso qualunque forma di trattamento termico dei rifiuti (inceneritori tradizionali, gassificatori e sistemi di ossicombustione) dai finanziamenti comunitari e dai fondi dedicati alla transizione verde (come il Just Transition Fund);

-dà la priorità al riciclo: secondo le direttive sull’economia circolare, l’Europa impone di investire prioritariamente sul riciclo meccanico e sulla riduzione alla fonte.

Bruciare rifiuti, anche se con tecnologie avanzate come l’ossicombustione che facilita la cattura della CO2, vien inteso come un modello superato che distrugge materia utile. All’estero questa tipologia di impianti sta subendo pesanti battute di arresto (Progetti di Vattenfall in Svezia o i piani in Finlandia e nei Paesi bassi) perché ritenuti economicamente insostenibili senza colossali sussidi statali.

–          Associazione per i Diritti dei Cittadini (ADiC Toscana APS)

–          Movimento Consumatori APS

–          Movimento Consumatori Toscana APS

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