mercoledì, Settembre 9, 2026

Multiutility, un’occasione perdibile

FIRENZE – L’idea di realizzare una grande società multiservizi in Toscana viene da lontano, parte dalla città capoluogo di Regione quando Renzi era ancora Sindaco. Il progetto è quello di creare un soggetto in grado di competere con le altre aziende nazionali e estere per la gestione dei servizi legati all’acqua, alla fornitura di energia e alla gestione dei rifiuti, superando l’attuale frammentazione oggi presente sul territorio regionale.

Secondo i promotori, la creazione di una multiutility in grado di coinvolgere un numero quanto maggiore possibile di Comuni attraverso le cosiddette “economie di scala”, dovrebbe portare ad una progressiva riduzione delle tariffe in bolletta e contemporaneamente al miglioramento dei servizi forniti. Purtroppo alcune esperienze nazionali dimostrano come non sempre “grande” sia anche sinonimo di “buona gestione e buoni servizi”, sia perché invece dell’agognata diminuzione si assiste ad un aumento dei costi diretti e indiretti per il cittadino, sia perché i servizi forniti non sempre sono migliori. A questo va aggiunto che l’allargamento eccessivo degli ambiti territoriali di riferimento e la concentrazione in poche mani di servizi indispensabili rischia di condurre le comunità locali verso l’irrilevanza politica e gestionale, come purtroppo abbiamo già potuto verificare nel recente passato, anche nella nostra regione, sia sui servizi sanitari che sul trasporto pubblico.

L’allontanamento dei centri decisionali dal cittadino, riduce infatti l’autonomia dei Comuni interessati, concentra il potere su direttori, amministratori delegati e tecnocrati di vario genere e in definitiva va in direzione ostinata e contraria rispetto alla necessità, oggi sempre più impellente, di far partire dal basso le scelte fondamentali relative alla cosa pubblica.

Sottoporre alla logica della redditività e del profitto società che operano in settori strategici, come la gestione del ciclo dell’acqua, la raccolta, lo smaltimento e il riciclo dei rifiuti urbani, la fornitura di energia, si porta dietro l’idea che i servizi essenziali per il cittadino, i beni comuni, possano essere ridotti a una semplice “merce” da vendere sul mercato al miglior offerente, sottraendoli al controllo delle istituzioni elettive pubbliche.

In sintesi non ci pare accettabile che una scelta chiara di accentramento gestionale venga presentata come una questione di banale riorganizzazione dell’esistente. Allo stesso modo il mantra di un (eventuale e tutto da provare) abbassamento delle bollette ci sembra che serva solo ad evitare discussioni di merito.

Chi garantisce ad esempio che gli investimenti pagati dalle bollette di tutti ricadranno nella stessa proporzione sui territori e non saranno invece drenati dai Comuni più grandi e più pesanti in termini di quote possedute?

Chi garantisce che i Comuni non si troveranno a breve a fare manovre aggiuntive per finanziare la nuova società dentro a percorsi obbligati votati formalmente a maggioranza, ma di fatto rappresentativi solo delle esigenze di alcuni?

E ancora, il ricorso al mercato finanziario (la quotazione in Borsa) è davvero l’unica soluzione possibile?

Infine cosa giustifica l’enorme divario tra gli impegni finanziari per la ricapitalizzazione che i Comuni sono chiamati ad assumere e gli ipotetici introiti stimati dalla quotazione sul mercato azionario?

Insomma, alla luce di queste riflessioni e in attesa che si dia risposta alle nostre domande, invitiamo tutte le forze politiche ad un confronto trasparente e tutte le amministrazioni locali coinvolte ad approfondire e valutare i prevedibili impatti di queste scelte, coinvolgendo doverosamente le rispettive cittadinanze.

Direzione regionale di Articolo Uno-Toscana

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