PISTOIA – Un’Accademia per lo studio, la trasmissione e la valorizzazione della musica sacra, un orto urbano “segreto”, una chiesa dall’eleganza barocca: sono alcuni dei “tesori nascosti” presenti all’interno del complesso di Sant’Ignazio nel cuore del centro storico di Pistoia.
In occasione delle Giornate FAI d’Autunno e grazie all’impegno dei volontari dell’associazione, che ringraziamo, è stato aperto al pubblico tramite visite guidate il complesso di Sant’Ignazio, costituito dalla chiesa oggi denominata dello Spirito Santo, affacciata sull’omonima piazza, con l’edificio annesso. Un’occasione assolutamente da non perdere per visitare alcuni ambienti di solito non accessibili liberamente al pubblico, come il giardino retrostante la chiesa, e per scoprire il grande patrimonio musicale che il complesso custodisce grazie al prezioso lavoro dell’Accademia Gherardeschi.
Ma partiamo dall’inizio: nel 1641 i Padri gesuiti, già presenti da anni a Pistoia presso la chiesa di San Leone e sostenuti dai Rospigliosi del futuro papa Clemente IX, acquistano dalla famiglia Cellesi un gruppo di case con giardino che in seguito sono trasformate nel complesso religioso di Sant’Ignazio, dal nome del fondatore dell’ordine, con il doppio cantiere della chiesa e dell’annesso collegio. Quest’ultimo era fondamentale perché uno dei caratteri principali dei Gesuiti era, ed è tutt’ora, la loro attenzione verso l’educazione e la formazione a livello teologico e non solo, grazie a un’elevata cultura e allo studio di testi di tutte le discipline: ogni sede aveva quindi un collegio destinato a ospitare un numero variabile di studenti, con la presenza al suo interno di spazi per gli alloggi, la mensa, lo studio, la biblioteca e gli uffici di gestione.

La visita inizia dalle salette interne del complesso, che testimoniano l’adattamento e l’adeguamento architettonico di ex abitazioni private al nuovo uso religioso e scolastico, con un lungo e stretto corridoio sul quale si aprono stanze utilizzate come biblioteche e uffici.
Si esce all’esterno nel giardino urbano, con una splendida vista sull’area absidale della chiesa: uno spazio che veniva utilizzato non soltanto come luogo ricreativo e di svago per gli studenti del collegio, ma come vero e proprio orto che accoglieva al suo interno numerose piante per la produzione di ortaggi e frutta da destinare alla mensa. Ancora oggi il giardino conserva un piccolo boschetto di piante di bambù, un ulivo, alcuni alberi da frutto e uno splendido pergolato di viti, a testimonianza della sua capacità produttiva oltre che estetica.
È inoltre un punto d’osservazione privilegiato per analizzare le diverse fasi costruttive della chiesa, contraddistinta da una muratura a vista priva di intonaco dovuta a ragioni pratiche ed economiche, forse non bellissima a vedersi dal punto di vista estetico ma emblematica delle necessità e delle funzionalità richieste dai Gesuiti a questo nuovo edificio.

Si rientra nell’ex cappella a corredo del collegio, dominata dal ritratto a olio di papa Clemente IX, che dal 2003 ospita l’Accademia Internazionale d’Organo e di Musica Antica “Giuseppe Gherardeschi”, una scuola di musica fondata nel 1975 per iniziativa dell’organista Don Umberto Pineschi – ancora oggi presidente dell’istituzione – con l’obiettivo di diffondere la letteratura organistica italiana e valorizzare il patrimonio organario storico.
La stanza ospita un piccolo ma preziosissimo gruppo di strumenti musicali d’epoca, tutt’ora utilizzati dagli studenti della scuola: un organo da studio, un clavicembalo italiano, un clavicembalo fiammingo, un fortepiano e un cembalo traverso del 1731 firmato da Giovanni Ferrini, allievo di Bartolomeo Cristofori. Ma nella collezione dell’Accademia di trovano flauti e strumenti a fiato originali della prima metà del Settecento, che vengono regolarmente suonati ma allo stesso tempo sono attentamente controllati e revisionati per favorirne la conservazione, trattandosi comunque di oggetti molto delicati.

Attraverso un altro corridoio si accede nella sacrestia della chiesa, che conserva un raro organo ottocentesco completo di registi con il quale è possibile suonare completamente, per esempio, tutte le sonate di Bach. Nell’età della Controriforma la musica sacra unita al canto acquista un importante valore liturgico, entrando a far parte integrante del rito religioso, e ciò porta a un adeguamento architettonico degli spazi interni delle chiese per consentire l’alloggiamento degli organi e delle loro voluminose e ingombranti strutture.
Nella chiesa di Sant’Ignazio sono presenti due balconcini contrapposti sui due lati della navata unica, costruiti proprio allo scopo di ospitare e di mettere in risalto i due organi, quello Ghilardi e quello Hermans, attualmente in fase di restauro. L’interno della chiesa colpisce per la sua eleganza barocca e per l’adesione ai modelli romani del Bernini, come l’ampio uso di marmi colorati di diversa provenienza, quasi a simboleggiare la presenza della Chiesa e dell’ordine dei Gesuiti in tutte le parti del mondo.

La visita si conclude con una rapida rassegna delle numerose opere d’arte presenti nella navata e nelle cappelle laterali, come le pregevoli tele di Ottaviano Dandini e il monumento funebre di Caterina Rospigliosi Banchieri, nipote di papa Clemente IX e animatrice della nobiltà papalina, tra alleanze familiari e mecenatismo, negli anni del suo soggiorno a Roma durante il pontificato dello zio.










