FIRENZE – Il Palasport 2025 Tour dei Negramaro ha fatto tappa al Nelson Mandela Forum, e la serata di ieri ha restituito l’immagine di una band che non si limita a suonare, ma costruisce architetture emotive.
Il concerto si è aperto con un gesto scenico potente: il gruppo è emerso dal maxi visore che fungeva da schermo, incastonato nel volto monumentale al centro del palco. Un’uscita simbolica, quasi rituale, che ha segnato l’inizio di un viaggio collettivo, come se la band stesse attraversando la soglia tra visione e realtà.

I primi brani “Luce piena”, “Ricomincia tutto”, “Contatto” hanno tracciato una linea di apertura netta: il suono è più stratificato, più elettronico, ma la tensione emotiva resta intatta.
Il numeroso pubblico presente al Nelson Mandela Forum ha risposto con un’attenzione quasi religiosa, come se ogni nota fosse parte di un codice condiviso. Le luci, fredde e pulsanti, disegnavano geometrie che sembravano riflettere il battito del pubblico.
Poi “Nuvole e lenzuola”, e l’atmosfera cambia. Il brano, tra i più iconici della band, è una scarica elettrica che rompe la quiete e riporta in superficie l’urgenza espressiva caratteristica dei primi album della band.

Il brano diventa la soglia per l’ingresso dell’ospite della serata, Malika Ayane. La sua esibizione con “Io direi di sì” è elegante, misurata, ma è nel duetto con Giuliano Sangiorgi che il concerto raggiunge uno dei suoi vertici emotivi. Dove al pianoforte, al termine della passerella, circondati da un gioco di luci che sembra disegnare una stanza intima nel cuore del palazzetto, i due cantano “Come le foglie”.
Il pubblico non assiste: partecipa, canta, si fonde con la voce e il pianoforte. È un momento di sospensione, dove il tempo sembra rallentare.

La seconda parte del concerto riaccende l’energia: “Estate” e “Solo tre minuti” risuonano come inni generazionali, mentre “Free Love” e “Via le mani dagli occhi” mostrano la capacità della band di rinnovarsi senza perdere la propria matrice. Il palco si trasforma in un organismo vivo, con luci che si muovono come nervature, seguendo la dinamica dei brani.
Il bis è lungo, costruito come una sequenza cinematografica: “Marziani”, “Meraviglioso”, “Mentre tutto scorre” e infine “Parlami d’amore”. L’ultima canzone non è solo una chiusura, ma una dichiarazione: i Negramaro non stanno celebrando il passato, stanno ridefinendo il presente.

In un panorama musicale italiano spesso frammentato, il concerto di Firenze ha mostrato cosa significa costruire una narrazione coerente, capace di unire generazioni e linguaggi. I Negramaro non si limitano a suonare: creano spazi, evocano visioni, trasformano un palazzetto in un luogo di senso.
La serata al Nelson Mandela Forum non è stata solo un evento musicale, ma un atto di fiducia reciproca tra artista e pubblico. Un patto che si rinnova ogni volta, e che ieri sera ha trovato una delle sue espressioni più compiute.










