di Marta Meli
PISTOIA – “Fuggi l’orma che non conosci: la prima regola della cacciatrice” – si legge a pagina 22 de “Nella verde gola delle lupe” (Moscabianca Edizioni, 2024).
Cosa succede quando l’istinto ci spinge al di là del confine, laggiù nei sentieri oltre la selva? Le possibilità, forse, iniziano a manifestarsi e a mostrare le proprie immagini che, come scintille, finiscono spesso per essere spente da timori e paure.
Questa microstoria ucronica, illustrata da Marco Calvi, è stata presentata ieri mattina dalle autrici Lucrezia Pei e Ornella Soncini (conosciute anche come Le SonPei, “neologia” derivata dalla fusione dei loro cognomi), insieme all’editor e scrittore Andrea Viscusi, alla libreria “Il Giardino delle Parole”.

“Nel profondo della grotta è sempre notte, e fuori dal cerchio della torcia le altre sembrano fatte di ombra. Ana si allunga verso l’altare: la Piccola Speranza somiglia a una lucertolina stecchita dai primi freddi di verno”. Scorrendo queste prime righe, si intuisce subito la cura riposta nel linguaggio che, nel lento dispiegarsi della trama, rivela il sapore inatteso di un tempo lontano e, unitamente, familiare.
“Potremmo definirla una doppia distopia, in parte messa in scena dalle ave presenti nella storia alternativa, ambientata in un mondo conosciuto nei libri di scuola” – ha detto Ornella Soncini.

Una lunga e attenta ricerca storica ha dato origine a questo racconto tanto breve quanto denso. Le due scrittrici ci accompagnano in un’epoca, quella di inizio cinquecento (sebbene gli eventi storici cui si fa riferimento, collocati geograficamente tra lo Stato della Chiesa e la Repubblica di Siena, ebbero inizio alla fine del quattrocento), che appare nota e oscura al tempo stesso.
I temi che emergono dalle pagine sono molteplici: generazioni a confronto, identità e relazioni, copri e delimitazioni, potere, violenza, natura, animalità e dilemmi morali fra eremi e territori ignoti. Così, elevata dalle voci e dagli impulsi, si delinea sempre più la complessità delle emozioni.
“In questa novella, o storia breve, si raccontano donne eretiche che ricordano, in realtà, la vita monastica – ha aggiunto Andrea Viscusi – a partire dalla volontà di condurre un’esistenza all’interno di una realtà circoscritta”.
“Le ave hanno scelto di riprodurre un contesto di protezione che, però, implica il controllo, la gerarchizzazione – ha precisato Lucrezia Pei – e, seppur nell’intenzione di evitare quei pericoli che già conoscono, manca loro un vero senso di comunità”.
Esseribestia, Vergine o Nostradonna, nomi di Lupe e altre creature pare diano vita a un tempo immaginato che deve ancora venire.
“Nella verde gola delle lupe” conduce l’eco del passato e delle storie che sempre accadono. E lo fa consegnando vivide memorie ai sogni inediti di un mondo possibile, ben più in là di quel che guida tra la pietra e la foglia, le cui forme e i cui significati, mediante riferimenti simbolici, si fanno scorgere a poco a poco.










