di Riccardo Agostini
PISTOIA – La militanza scende in piazza e si fa musica. Perché un concerto dei Gang non è solo rock, folk, o chitarra e batteria, è anche testimonianza e partecipazione. È la rappresentazione musicale della forza spirituale di una generazione inquieta, dell’emarginazione, della emancipazione dalla miseria, dell’emigrazione, della Resistenza, degli “ultimi” e del loro sogno di riscatto. C’è tutto questo in un concerto dei fratelli Severini da Filottrano, provincia di Ancona. Piazza Duomo, dunque, diventa per una sera la festa dell’antifascismo e della richiesta di una società più giusta, che comprenda, che unisca, più che dividere l’umanità in buoni e cattivi.

Il concerto dei Gang, all’interno dell’evento “Note di Libertà” è organizzato dall’ANPI di Pistoia. Sul palco introduce la serata Rosalba Bonacchi, presidente dell’associazione, ricordando quando, la mattina dell’8 settembre del 1944, le formazioni partigiane della XII Zona Militare entrarono dentro le mura e occuparono il Palazzo Comunale, alcuni giorni prima dell’arrivo delle truppe alleate. Portano il saluto delle istituzioni il Sindaco, Giovanni Capecchi, e la consigliera regionale, Simona Querci.

Poi la parola passa alla musica. E il gruppo marchigiano mantiene le aspettative. La sua vena rockettara viene fuori, insieme al messaggio di impegno sociale a favore dalle pace e della libertà. Lo spettacolo dei Gang si chiama “Tra Silenzi e Spari” e ripercorre la loro ormai quarantennale carriera. La scaletta è piena di tutte le canzoni più note e amate dal pubblico. Un pubblico di appassionati della loro musica e del loro modo di raccontarla. Più che una scaletta, quindi, sul palco si traccia un percorso, una strada talvolta impervia, ma con una luce in fondo. Si parte con “Sangue e Cenere”, attraversando “Bandito Senza Tempo”, “La Pianura dei sette Fratelli”, dedicata al sacrificio dei fratelli Cervi, “Alle Barricate”, che si rifà ad un episodio di resistenza popolare al fascismo avvenuto a Parma nel ’22, per finire con “Marenostro”, una preghiera per i migranti, “Comandante” e “Kowalsky”, un personaggio errante alla ricerca di un sogno, una speranza. Con Marino (chitarra e voce) e Sandro (chitarra) Severini, il tastierista Gianni Bonanni, il bassista Andrea Giaconi ed il batterista Diego Garbugia si cammina sul filo del rock più puro, ma anche del punk, del folk, della canzone popolare e del cantautorato più impegnato.
Il concerto finisce con tutti in piedi a ballare sotto il palco, mentre la ricerca di una società più giusta e libera prosegue.

Infine riportiamo quanto ci ha detto Marino Severini, in un breve colloquio, prima dell’inizio di salire sul palco. “Per me è un grande onore – ha affermato – essere a Pistoia. E’ una città nella quale non eravamo mai venuti, ma ci fa sentire parte della storia, anche per il passato di questa città. La Resistenza? La Resistenza è una cosa che ci sarà anche dopo di noi. Le grandi rivoluzioni iniziano con le parole: la parola chiave è “grazie”. Se impariamo a dire grazie a chi ci ha donato diritti, pace e libertà, ritroviamo l’appartenenza. Poi ognuno porti il suo granello di sabbia perché, come diceva Patti Smith: se ognuno porta il suo granello, faremo una grande spiaggia e ci ritroveremo come un popolo. Le nostre canzoni sono granelli di sabbia”. Tiene accesa la speranza, quindi. “Il nostro manifesto programmatico – ha concluso – è “le radici e le ali”: se ritrovi le tue radici, con quelle ritrovi anche le ali per costruire un futuro. Quando un paese non ha un futuro, tornano le dittature, i fascismi”.







