PISTOIA – La ricerca delle emozioni nei testi, la passione per la scrittura, lo sguardo rivolto alla grande tradizione del cantautorato italiano ma con attenzione agli stimoli più recenti e contemporanei.
La serata dello scorso 11 luglio, che ha visto salire sul palco del Pistoia Blues Festival due artisti di livello internazionale come Mario Biondi e Dee Dee Bridgewater, è stata aperta dalle esibizioni dei tre giovani vincitori di “Nuove Voci”, un progetto di valorizzazione di nuovi talenti che fanno riferimento alla canzone d’autore e alla musica popolare contemporanea. Un focus sugli artisti emergenti della provincia di Pistoia selezionati attraverso i contest Obiettivo Bluesin e Talent Busters di Elisabetta Branchetti, attivi da anni con numerosi artisti promossi, che attraverso format specifici hanno negli anni offerto strumenti di visibilità e di supporto a tanti giovani artisti.
Obiettivo Bluesin e il contest Talent Busters hanno curato la selezione di tre artisti del territorio pistoiese che in questo percorso hanno avuto l’opportunità di incontrare alcuni “addetti ai lavori” (in particolare David Bonato dell’etichetta discografica Vrec) per “affinare” il loro prodotto artistico. L’esperienza di “Nuove Voci” è culminata poi con l’incontro con Mario Biondi e Dee Dee Bridgewater e l’esibizione live sul palco di piazza Duomo, davanti al pubblico del Pistoia Blues, per “suggellare” la loro crescita artistica attraverso una performance di livello.
Al termine di questa esperienza abbiamo avuto modo di intervistare i tre artisti per conoscere meglio il loro percorso musicale e farci raccontare le loro emozioni e sensazioni nel vedere “da dentro” il funzionamento di un festival come il Blues e di calcare per la prima volta un palco così prestigioso.
Iniziamo con Aldo Aldi, pistoiese classe 1993, definito un “cantautore vecchio stampo nel contemporaneo” anche se lui stesso ci ha confidato che “mi dicono che sono un cantautore perchè canto quello che scrivo, ma è tutto abbastanza buffo visto che cantare mi mette ansia e scrivere mi toglie l’ansia”. Ha iniziato la propria carriera musicale nel 2019 con la pubblicazione del suo primo singolo, il suo ultimo pezzo dal titolo “Piacere ti amo” è uscito lo scorso 16 giugno 2023.

Com’è nata la tua passione per la musica e qual è stato il tuo percorso di formazione intrapreso a livello artistico?
La musica in casa mia c’è sempre stata. Ricordo i viaggi in macchina con le cassette di Battiato e i mille dischi di musica classica di mio padre. A 12 anni mi è stata regalata la prima chitarra e ho imparato a suonarla da autodidatta. Ai tempi si trovava poco su internet quindi imparai le posizioni degli accordi su alcuni libri e canzonieri per cantare le canzoni che mi piacevano accompagnandomi con lo strumento. Solo successivamente, nel periodo universitario, ho iniziato a scrivere e a comporre i primi brani.
Purtroppo, non mi sono mai approcciato allo studio vero e proprio di uno strumento o del canto. Dico “purtroppo” perchè tornassi indietro, sicuramente, lo farei, ma con il senno di poi è sempre troppo facile; in ogni caso, non è mai troppo tardi, infatti credo che dopo l’estate mi avvicinerò allo studio del pianoforte. Dalla prima partecipazione al Talent Busters di Elisabetta Branchetti nel 2018 ad oggi, sicuramente, c’è stata una crescita a livello sia personale che artistico fatta di piccole e grandi esperienze di palco, di scrittura e di sperimentazione musicale anche grazie al lavoro svolto con la Sartoria Musicale di Damiano Innocenti.
Quali sono gli artisti o le band che ti hanno maggiormente influenzato a livello musicale o che oggi costituiscono per te un modello e una fonte d’ispirazione?
Ho sempre ascoltato quasi esclusivamente (ma potrei azzardare e togliere il “quasi”) cantautorato italiano, perchè ho sempre ricercato le emozioni prima nei testi e poi nella musica ed è quello che cerco di fare anche nei miei pezzi. Il mio primo cantautore di riferimento nel periodo dell’adolescenza è stato Fabrizio Moro, in seguito ho ascoltato molto anche Mannarino, Niccolò Fabi e Daniele Silvestri, ma la musica che mi ha spinto a iniziare a scrivere è stata quella del boom dell’indie italiano con i primi dischi di Calcutta, Gazzelle, Lo Stato Sociale, i The Giornalisti. Nel corso degli anni, come spesso succede, molti di questi artisti si sono “commercializzati” e hanno perso, a mio avviso, l’autenticità dei primi tempi. Mi affascina molto anche il rap quando è un “rap cantautorale” come quello di Anastasio, Carlo Corallo o Murubutu. Se ad oggi dovessi indicare due fonti d’ispirazione direi Fulminacci e Brunori Sas.

Cosa ha significato per te prendere parte al progetto “Nuove Voci” e cosa pensi che ti abbia dato questa esperienza nell’ottica dei tuoi futuri progetti artistici?
Sicuramente è stata prima di tutto e soprattutto proprio un’esperienza, una grossa esperienza a 360 gradi. Non capita tutti i giorni di avere la possibilità di aprire un concerto di artisti di fama internazionale, su un palco così prestigioso, ma soprattutto di poter vedere e capire come si muove la macchina di un evento di questa grandezza, il lavoro minuzioso di tecnici e fonici dove tutto si concentra in ruoli e tempi ben precisi e organizzati. Abbiamo avuto la possibilità di “rubare” piccoli e grandi elementi da inserire nel nostro bagaglio di esperienza e quindi utili per qualsiasi cosa verrà in futuro e di immortalare un bellissimo ricordo.
Insieme agli altri due vincitori del talent sei salito sul palco del Pistoia Blues Festival in apertura della serata che ha visto protagonisti due artisti di livello internazionale come Mario Biondi e Dee Dee Bridgewater, per un doppio concerto dai ritmi blues, soul e jazz. Che emozioni hai provato nell’esibirti su un palco che in più di quarant’anni di storia ha conosciuto grandissimi nomi del blues e non solo?
È stato un bel mix di emozioni: ansia, timore, adrenalina, gioia, orgoglio. Essendo cresciuto a Pistoia ho visto, negli anni, decine di artisti incredibili salire su quel palco e nomi importantissimi del panorama musicale italiano e internazionale sulle locandine e sui cartelloni pubblicitari del Festival. Mai avrei pensato a 31 anni di salirci anche io per cantare le mie canzoni. È stato un bellissimo regalo. Ma ciò che ha reso questa esperienza davvero speciale è stato poterla condividere con Giulia, Debora e i musicisti della band.
Quali sono i tuoi progetti futuri a livello artistico e discografico? E un “sogno nel cassetto”?
Ciò che ho capito in questi anni è che voglio continuare a scrivere per tutta la vita o comunque fino a quando mi darà ciò che mi dà oggi. È una cosa di cui sento il bisogno e che mi emoziona come poche altre cose al mondo. Non inseguo obiettivi particolari se non questo. Ci sono canzoni nel cassetto che non vedono l’ora di uscire e altre ancora incastrate nella penna e spero di liberare, nei prossimi anni, più parole possibile. Mi piacerebbe un giorno scrivere un album che racchiuda in sè una storia, che abbia un senso compiuto, che possa rappresentare un viaggio per chi ascolta da un punto ad un altro di una linea immaginaria. Un sogno nel cassetto? Scrivere da autore per un altro/un’altra artista, il testo di una canzone in gara al Festival di Sanremo.










