mercoledì, Settembre 9, 2026

Oggetti da un passato che vive nel museo di Guido Pasquetti

PISTOIA – Un piccolo ma prezioso e interessante museo dedicato al passato che vive, con un’invidiabile collezione di centinaia di oggetti dal Seicento agli anni Cinquanta del secolo scorso.

È il “Museo del passato che vive”, realizzato all’interno della propria abitazione in via Crespole e Fabbriche al civico 97/99, poco sopra Candeglia, da Guido Pasquetti, che nei locali ristrutturati di questo ex mulino settecentesco ha dato vita a un originalissimo museo, in maniera volontaria e senza finalità di lucro.

È una meraviglia che lascia a bocca aperta entrare in questo spazio, le cui pareti sono disseminate di oggetti di ogni genere e sorta, in quello che inizialmente può sembrare uno “stanzone” caotico, ma che in realtà presenta un accurato percorso di visita attraverso varie sezioni.

Guido Pasquetti in sella alla sua moto Guzzi al centro del Museo del passato che vive

Grazie alla cortesia di Guido, abbiamo avuto modo di visitare il museo domestico e di scambiare qualche parola con il suo ideatore, che ha illustrato come sia nata, circa dieci anni fa, l’idea di creare un’esposizione permanente della sua collezione di oggetti provenienti da un passato oggi avvertito come sempre più lontano e “remoto”.

“Fin da ragazzo ho avuto questa passione di raccogliere e collezionare oggetti di uso quotidiano – spiega Guido – io sono di Prato, ma la mia famiglia è originaria di Germinaia, e nel corso degli anni ho raccolto oggetti provenienti da queste zone della collina poco sopra Pistoia, come Corsini, Candeglia, Lupicciano, le valli della Bure.

Quasi tutti oggetti connessi all’antica civiltà contadina e ai vecchi mestieri che per secoli hanno caratterizzato queste aree rurali: in particolare, tutto quello che era legato a figure di un artigianato locale oggi scomparso o in via di estinzione, come ciabattini, calzolai, fabbri, ramai, bottai, falegnami. L’idea di organizzare questa collezione all’interno di un piccolo museo è nata dalla volontà di far conoscere il passato ai nostri nipoti, ma più in generale ai ragazzi delle nuove generazioni, che non ricordano oppure ignorano completamente l’uso o l’utilità di determinati oggetti. È un modo da un lato per tutelare e conservare il passato, dall’altro per farlo scoprire, generando curiosità ma anche una maggiore consapevolezza sulla cultura del lavoro e una riflessione sull’ingegno, la fatica e l’uso intelligente delle risorse messi in atto dai nostri antenati”.

Vecchie macchine da scrivere e attrezzi per la stampa all’interno del Museo

Dal desiderio di far scoprire ai ragazzi delle scuole le testimonianze, concrete e tangibili, di un passato lontano ma ancora vivo, è nata, circa dieci anni fa, la prima idea di un museo aperto a tutti. Guido ricorda alcuni tentativi di acquisire un ex magazzino in via Carducci, in pieno centro storico di Pistoia, per realizzarvi il suo museo: tuttavia a causa di vincoli legati alla destinazione d’uso dell’immobile, ha dovuto rinunciare e “spostare” il museo – che rappresenta solo una parte dell’intera collezione di Guido – nei locali della propria abitazione, in cui si è trasferito nel 2018.

Ma cosa è possibile vedere nel museo del passato che vive, e come si articola la visita? Guido ha disposto i tantissimi oggetti esposti suddividendoli in sezioni, ciascuna legata un preciso aspetto della vita quotidiana o a un antico mestiere. Si comincia dalla scuola, con un banco di scuola elementare di inizio Novecento munito di pennino, calamaio, quaderno, abaco, cartella e un libro di testo, unico per tutte le materie. C’è poi un bellissimo teatro dei burattini, un armadio con temperini e altri oggetti a tema sportivo, una sezione sulla caccia con fucili d’epoca e un’altra dedicata alla Grande Guerra, con fotografie e uniformi, memorie familiari del nonno combattente. Molti oggetti, infatti, derivano dalle ricerche di Guido, da “scambi” con altri collezionisti di materiale d’epoca, ma anche da un’eredità familiare attraverso le generazioni, che Guido è stato abile, anche grazie a questa sua passione, a non disperdere e a “buttare via”, come purtroppo accade in caso di traslochi e trasferimenti.

Il teatro dei burattino, l’abaco e gli oggetti connessi alla scuola

Si passa poi alle sezioni legate ai mestieri artigiani, con le scarpe “chiodate” dal calzolaio per consentire di camminare sui sassi e per evitare la consumazione della suola, gli “arnesi” del fabbro ferraio e del ramaio, il tavolo da lavoro del falegname, oggetti della cultura contadina come caratelli, attrezzi agricoli, una macina per le pannocchie, la “valigetta” del barbiere quando andava in giro per i paesi, l’arcolaio per la lavorazione della lana insieme alle prime macchine da cucire.

All’interno del museo spiccano alcuni pezzi curiosi, rari e quasi introvabili come un girarrosto a pietra, una pistola del 1654, un biciclo che nel 1870 vinse la gara ciclistica da Firenze a Pistoia, una tinozza in rame per il bagno del sabato, una macchina da scrivere ad ago proveniente dalla famiglia Morandi.

Gli arnesi del fabbro e del ramaio

Nello spazio esterno del cortile di casa, Guido ha restaurato e rimesso in funzione alcuni mezzi meccanici come una moto Guzzi dei primi anni Cinquanta con la sua ruota di scorta, la bicicletta dei pompieri e dell’arrotino, la bici del lattaio con annesso contenitore per la produzione di burro.

Prendersi cura del museo è un lavoro non facile e non banale, che richiede impegno, soprattutto per la conservazione e il restauro di oggetti e attrezzi, spesso costituiti da piccole componenti, che altrimenti rischierebbero di andare persi. Visitare il museo del passato che vive significa non solo compiere un affascinante “tuffo” in uno spaccato di vita rurale e contadina, ma guardare a questi “vecchi arnesi” con un’ottica e una consapevolezza diverse.

La bicicletta dei pompieri

Non scartare nulla, riparare anzichè buttare, riciclare i materiali, trovare soluzioni ingegnose con il poco che si ha a disposizione: una importante e attualissima lezione che il museo può donare alla nuove e alle future generazioni.

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