mercoledì, Settembre 9, 2026

“Oltre il Rinascimento: tra Durer e Parmigianino” a Palazzo Medici Riccardi

FIRENZE – Il segno come luogo di sperimentazione, la figura umana come campo di tensione, l’eredità classica spinta verso esiti inattesi.

Dal 10 settembre 2026 al 5 gennaio 2027 Palazzo Medici Riccardi ospita “Oltre il Rinascimento. Tra Dürer e Parmigianino”, una mostra dedicata alla straordinaria ricchezza tecnica ed estetica della grafica manierista europea e al profondo rapporto che Georg Baselitz, fra i maggiori artisti contemporanei, ha costruito con i maestri del Cinquecento attraverso decenni di ricerca e collezionismo.

Un’immagine della mostra “Oltre il Rinascimento” nelle sale espositive di Palazzo Medici Riccardi (foto di Linda Pecchioli)

Promossa da Città Metropolitana di Firenze e organizzata da Fondazione MUS.E, l’esposizione – a cura di Daniel Blau (figlio di Georg Baselitz), Sergio Risaliti e Valentina Zucchi – riunisce una selezione di circa 150 opere, provenienti dalla collezione privata di Georg Baselitz e dalle raccolte del Museo di Belle Arti di Budapest. Il percorso permette al pubblico di approfondire le tecniche, i linguaggi e i temi sviluppati dai grandi artisti del Cinquecento europeo – con uno sguardo anche al tardo Quattrocento e al primo Seicento – ponendo un’attenzione speciale alle sfide e ai risultati nel mondo dell’incisione e valorizzandone i protagonisti.

L’apertura di “Oltre il Rinascimento”, il 10 settembre, precede di appena tre giorni la conclusione di “Baselitz. AVANTI!”, la grande mostra che il Museo Novecento di Firenze dedica all’artista fino al 13 settembre 2026, offrendosi come suo naturale e prezioso completamento. Il progetto del Museo Novecento attraversa oltre sessant’anni di attività del maestro tedesco attraverso circa 170 opere tra stampe, dipinti e sculture, ponendo al centro una dimensione fondamentale della sua ricerca: la produzione grafica e incisoria.

Questa breve ma significativa concomitanza offre al pubblico una speciale occasione per osservare, attraverso due prospettive complementari, la personalità e la ricerca di Baselitz. Al Museo Novecento emerge l’artista che ha fatto della grafica un terreno autonomo di sperimentazione, trasformazione e continua messa in discussione dell’immagine; a Palazzo Medici Riccardi si rivela invece il collezionista e conoscitore dei maestri antichi, attratto dalla libertà inventiva, dalle dissonanze e dall’approccio anticonvenzionale della grafica manierista. Nei giorni immediatamente successivi all’apertura della mostra di Palazzo Medici Riccardi, il pubblico potrà così comporre un ideale percorso fiorentino fra il Baselitz artista e il Baselitz collezionista. Alla sua preziosa raccolta si accompagnano poi alcuni capolavori scelti, provenienti dal Museo di Belle Arti di Budapest, che, come cammei, accompagnano ed esaltano il racconto espositivo con sottolineature di rara finezza e di grande rilievo.

Il progetto ospitato a Palazzo Medici Riccardi prende avvio dall’importante mostra “The Mannerist Mind. Prints from the Georg Baselitz Collection”, presentata tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026 proprio nelle sale del Museo di Belle Arti di Budapest con una selezione di stampe manieriste appartenenti alle collezioni del museo ungherese e alla raccolta dell’artista tedesco. La mostra fiorentina ne propone una nuova interpretazione, costruita intorno al dialogo fra le opere del Cinquecento e la sensibilità di uno dei protagonisti dell’arte del nostro tempo. Alle stampe, poi, si affiancano quattro importanti sculture di Baselitz, che paiono marcare il viaggio nel mondo della grafica manierista evidenziandone le connessioni con la contemporaneità, e il suo eloquente autoritratto.

Baselitz, infatti, non è stato soltanto un artista radicale e innovativo, ma anche un collezionista di grande rilievo. La sua raccolta di stampe dei maestri antichi nasce da un interesse maturato già negli anni Sessanta e sviluppato con continuità per oltre sei decenni. Alla curiosità dell’artista si è unito l’occhio dell’intenditore, dando vita a un patrimonio di opere di grande pregio, capace di restituire le sue affinità, le sue predilezioni e le domande che hanno accompagnato la sua ricerca.

Il legame fra Baselitz e il Museo di Belle Arti di Budapest si è consolidato nel tempo: nel 2017 il museo gli ha dedicato una mostra monografica e, tre anni più tardi, l’artista ha donato trenta incisioni alle collezioni ungheresi. L’esposizione fiorentina sviluppa questo dialogo e mette a confronto due differenti forme di raccolta – quella di un’istituzione pubblica e quella privata di un artista – invitando a riflettere sull’idea stessa di collezione come impulso a conservare, custodire, studiare e condividere le opere.

Al centro della mostra è appunto la produzione grafica, intesa non come ambito secondario rispetto alla pittura, ma come terreno privilegiato di ricerca e sperimentazione, oltre che di incredibile espressione formale. Come gli artisti del passato utilizzavano disegni e stampe quali riserve di immagini, modelli e ispirazioni, così Baselitz ha raccolto nel corso della propria vita un ricchissimo patrimonio grafico, che riunisce i risultati di maestri italiani, francesi, tedeschi, fiamminghi offrendo uno sguardo d’eccezione su ciò che gli artisti cercarono, sperimentarono e ottennero grazie alle tecniche incisorie.

La storia della collezione manierista di Baselitz ha peraltro un significativo punto di partenza: l’acquisto, nel 1964, della stampa “Il sacrificio” di Antonio Fantuzzi da Trento, che riprende e interpreta il dipinto di Rosso Fiorentino a Fontainebleau. Da quel momento l’artista ha continuato ad ampliare la propria raccolta, attratto dall’approccio anticonvenzionale, dalla libertà inventiva e dalla straordinaria figurazione delle stampe del periodo. Nelle forme instabili ed eccentriche del Manierismo Baselitz ha riconosciuto una possibilità di superamento della norma e di messa in discussione della visione classica.

La mostra presenta quindi i lavori di innovativi artisti italiani del tardo Quattrocento e del Manierismo, fra cui Andrea Mantegna, Parmigianino, Andrea Schiavone; i maestri incisori francesi della scuola di Fontainebleau, come Léon Davent, Geoffroy Dumonstier e Juste de Juste; olandesi e tedeschi come Albrecht Dürer o Hans Sebald Beham e alcuni fra i maggiori sperimentatori del chiaroscuro, da Ugo da Carpi a Domenico Beccafumi, da Andrea Andreani a Hendrick Goltzius. A questi si affiancano capolavori scelti dalle collezioni di Budapest, fra i quali opere di Antonio del Pollaiolo e dello stesso Parmigianino.

Le diverse xilografie, anche a più matrici, acqueforti, incisioni a bulino o a puntasecca documentano le molteplici possibilità offerte dalle tecniche incisorie, dimostrando come esse possano esprimere effetti assai diversi fra loro, di volta in volta lineari, chiaroscurali, tonali. La lavorazione delle matrici, la perizia nell’esecuzione dei segni, le variazioni introdotte nei processi di stampa e le infinite possibilità di resa diventano strumenti espressivi attraverso i quali gli artisti del Cinquecento mettono alla prova la tradizione e costruiscono non solo nuove immagini, ma anche una nuova visione, circolando in tutta Europa e favorendo così il confronto tra diverse sensibilità, modelli ed esperienze.

Valentina Zucchi e Daniel Blau

Il percorso espositivo si snoda nel tempo e nello spazio: a partire dalle celebri stampe di Albrecht Dürer, fra cui il celebre Rinoceronte, è in mostra una nutrita serie di opere di Lucas Cranach il Vecchio, in dialogo con una sua – rara – matrice xilografica; a essa seguono le meravigliose stampe chiaroscurali di Domenico Beccafumi e Ugo da Carpi, come il famoso e potente Diogene, per lasciare spazio poi all’inventivo e sapiente Jacques Bellange. Si prosegue con una serie di stampe derivate da un dipinto perduto di Arcimboldo, di cui una assunta a icona della mostra, e di fantasiose figure di costume, per dedicare poi un’attenzione speciale alle ricerche di Parmigianino e dei suoi intorno all’opera raffaellesca e sul tema iconografico della Deposizione di Cristo. Le figure solitarie, siano esse in meditazione, in posa eroica o monumentale, ritmano le ultime sale in controcanto rispetto alle opere degli artisti della scuola di Fontainebleau, per chiudere – in omaggio al nostro Rinascimento – con i pionieristici lavori di Antonio Pollaiolo e di Andrea Mantegna.

Ad accompagnare la mostra saranno anche presenti alcune teche con strumenti e apparati relativi alle diverse tecniche dell’incisione, a cura della Fondazione Il Bisonte, utili a comprendere i molteplici processi e passaggi esecutivi.

Sono inoltre in programma le visite guidate alla mostra, tutti i sabati e tutte le domeniche alle ore 15, e l’attività per famiglie la domenica alle 10.30, con laboratorio di incisione. Visite e attività sono prenotabili anche dalle scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado.

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