PESCIA – Da oggi, 10 aprile, presso la Fondazione Poma Liberitutti di Pescia, è aperta la mostra “Oltre Pinocchio – Cantico a Venturino”, curata da Lucia Fiaschi e Filippo Bacci di Capaci, che andrà avanti fino al 27 luglio.
Una rassegna che ripercorre e fa rivivere il profondo rapporto dell’artista di origine aretina Venturino Venturi con il notissimo personaggio di Pinocchio, uscito dalla penna di Carlo Lorenzini, che successivamente assunse lo pseudonimo di Collodi. Quale location migliore, dunque, dove collocare questa mostra, se non nella cittadina dove ha preso forma l’immaginario del noto burattino, grazie al suo famoso parco a tema?

“Venturino – dice la curatrice dell’evento, nonché nipote dell’artista e direttrice del Museo a lui dedicato a Loro Ciuffenna, Lucia Fiaschi – doveva tornare a Pescia. Perchè lui era legato a questo personaggio fin dall’infanzia. Quando suo padre fu costretto ad emigrare, durante il periodo fascista, con tutta la famiglia, portò con se due “libricini”: la Divina Commedia e Pinocchio, proprio per insegnare ai suoi figli la lingua e la cultura italiana.
Inoltre, nel 1953 Venturino partecipò ad un concorso per la costruzione di un monumento a Pinocchio da collocare nella piazza principale de parco di Collodi. Un concorso, indetto dal sindaco di allora Rolando Anzilotti, che Venturino vinse, ma l’opera non potè essere edificata perché la sua vittoria fu aggiudica ex equo con un altro artista e non se ne fece più nulla”. Ma anche se la statua che doveva rappresentare una specie di meridiana non fu mai eretta, il rapporto con questa città rimase molto stretto.

“L’idea di questa mostra – sottolinea l’altro curatore, Filippo Bacci di Capaci, gallerista e esperto di arte – nasce da un incontro che ho avuto con Paolo Trinci e Rita Fantozzi, titolari della Fondazione Poma Liberitutti, che mi hanno chiesto di organizzare una mostra legata al territorio. Mi è venuto in mente subito il personaggio di Pinocchio, oramai legato indelebilmente a questa città, dove il sindaco di allora, Rolando Anzilotti, ebbe la brillante intuizione di dare una patria ad un personaggio di fantasia come il burattino creato da Carlo Lorenzini.
Di qui la creazione del parco a tema e il concorso per il monumento al quale partecipò, vincendolo, proprio Venturino Venturi, ex equo con Emilio Greco. Proprio per questo non è stato mai edificato. Si trattava di una scultura enorme di Pinocchio, da collocare nella piazza principale del parco, che avrebbe lavorato un po’ come una meridiana: durante il giorno avrebbe proiettato un ombra ai vari soggetti e scene che sono presenti nella piazza stessa. Il collegamento tra il personaggio e l’artista, quindi, è evidente”.
La mostra presenta un nucleo di settantacinque opere, provenienti dall’Archivio Venturino Venturi, dal Comune di Firenze – Musei Civici Fiorentini, dalla Fondazione Nazionale Carlo Collodi, dalla collezione della BCC Banca Valdarno e da prestigiose collezioni private.
Trenta tempere originali realizzate da Venturino nel 1986 per un’edizione speciale de Le avventure di Pinocchio, mai esposte al pubblico se non in occasione della presentazione del volume, restituiscono un Pinocchio intenso, dinamico, intriso di quella forza primigenia che sempre ha caratterizzato la visione dell’artista.
In quattordici impronte a olio, eseguite tra il 1963 e il 1968, la materia diventa traccia sostanziale, attraverso una tecnica in cui l’olio genera immagini di forte impatto espressivo.
Un posto di rilievo è riservato a sei matrici lignee intagliate per divenire sorgente dei monotipi, in bilico tra figurazione geometrica e suggestione figurale, che tanto affascinarono Lucio Fontana e la sua cerchia. Utilizzate come matrici per un brevissimo periodo – tutti i fogli da esse derivate portano la data 1948 – sono poi state trasformate in sculture dallo stesso Venturino.
Fondamentali nel percorso dell’artista le due sculture dedicate a Pinocchio, entrambe bozzetto per la grande statua che si sarebbe dovuta innalzare al centro della Piazza dei mosaici del Parco di Collodi.
Il Pinocchio proveniente dalla collezione della BCC Banca Valdarno è una fusione il cui originale in cemento si trova nelle collezioni dei Musei Vaticani; mentre quello in legno, ferro e chiodi, proveniente dalla Fondazione Nazionale Carlo Collodi, fu presentato dallo scultore in occasione del concorso per la realizzazione del Monumento a Pinocchio, nel 1953, ed è preziosissima testimonianza della prima ideazione del Pinocchio, che poi non venne mai realizzato.
Una terza scultura, il Ritratto di Giovanni Michelucci, fu eseguita da Venturino in occasione dell’importante sodalizio che lo legò all’architetto e che ebbe origine proprio dall’impresa collodiana, della quale Michelucci fu giurato e per la quale, in tempi successivi, contribuì anche alla progettazione del parco.

In esposizione, inoltre, diciotto maschere in cartapesta dipinta, con le quali l’artista esplorò nuove dimensioni espressive attraverso la tridimensionalità. Caratterizzate da linee essenziali e forme stilizzate, evocano in volti-ritratto l’archetipo del burattino e delle sue metamorfosi, incarnando, nella tensione tra staticità e movimento, le modalità fondamentali del modellare scultoreo dell’artista.
Completa il percorso espositivo il cortometraggio animato di Alice Rovai Turchino, che rielabora il mondo di Venturino in chiave contemporanea, creando un ponte tra la sua poetica e le sensibilità artistiche del presente. Un’opera che, attraverso il movimento e il suono, restituisce la vitalità del segno e della materia venturiniana, proiettandola in una nuova dimensione narrativa.
L’esposizione sarà accompagnata infine dal video Dimmi Venturino… per la regia di Francesco Castellani, contenente interviste e materiali provenienti dall’Archivio Venturino Venturi.
Il catalogo, a cura di Marta Convalle, Lucia Fiaschi e Filippo Bacci di Capaci, sarà pubblicato da Edizioni Fondazione POMA Liberatutti, all’interno della collana PomArte.
L’esposizione si potrà visitare dal mercoledì alla domenica dalle 10 alle 12.30, e dalle 17.30 alle 22.00.
L’ingresso è libero, e non occorre presentare la tessera.









