di Alberto Vivarelli
PISTOIA – Nato da poche settimane, in Toscana conta già 860 iscritti. “Ora!”, il partito nato dal Movimento Drin Drin, da un’idea di Michele Boldrin e Alberto Forchielli, in pochi mesi ha raccolto quasi 15 mila adesioni a livello nazionale (https://www.reportpistoia.com/ora-e-nato-il-partito-di-centro-estremo).

Per capire meglio di quale soggetto politico si tratta, abbiamo intervistato Sandro Degl’Innocenti, il coordinatore toscano del partito.
Degl’Innocenti, 41 anni, di Lamporecchio, ha una laurea triennale in Ingegneria informatica conseguita all’Università degli studi di Pisa, è un cantante d’opera (baritono), diplomato in canto e musica da Camera al Conservatorio Luigi Cherubini di Firenze; ha collaborato con istituzioni quali il Maggio Musicale Fiorentino, l’Accademia Musicale Chigiana e altre. Ha partecipato a prime esecuzioni di opere e collaborato in progetti di ricerca e sperimentazione tecnologica in ambito artistico in vari paesi europei.
Da un punto di vista organizzativo, Ora! È un cantiere, al momento non ha una sede e i contatti sono ancora a livello personale. Il referente per la provincia di Pistoia è Jacopo Signorelli.
Ingegnere, cosa significa partito di estremo centro? Parrebbe un ossimoro.
Glie lo spiego con un esempio: nella nostra idea di riforma scolastica puntiamo alla scuola come ascensore sociale, e vorremmo liberarla dal classismo intrinseco nell’impostazione gentiliana. Lei quindi dirà che questa è una posizione di sinistra; ma dall’altra parte vorremmo che gli insegnanti fossero valutati, e che la loro retribuzione variasse in base al merito. Questa, tradizionalmente è un’impostazione di destra. Diciamo quindi che siamo di centro, ma estremo perché non è quel centro moderato, immobilista, che cerca la soluzione di mediazione, ma un centro che propone politiche decise e concrete, che potrebbero risultare inaccettabili ora a destra, ora a sinistra. L’estremo centro più che un ossimoro è una necessaria provocazione intellettuale; siamo estremisti del metodo, basato su evidenze, competenza e merito, che sono le nostre armi contro i populismi, ma anche contro la rigidità ideologica e la conservazione dello status quo.
Il centro politico è affollatissimo, a volte si ha la sensazione che i tanti partiti si dividano sulle virgole. Perché la necessità di un nuovo partito di centro?
Riteniamo che anche a causa di questa frammentazione sia in quell’area che possano trovarsi molti elettori disillusi, in attesa di qualcosa che li rappresenti e non li deluda. Ai partiti del centro storicamente è sempre mancata una capacità di dialogare con il cittadino, ascoltandolo, e guadagnarne la fiducia, coinvolgerlo. Credo che questo sia il punto su cui innovare maggiormente e che può distinguerci; il nostro obiettivo è portare il nostro partito a raccogliere attorno a sé una massa critica di aderenti ed elettori tale da avere poi un potere attrattivo nei confronti della “galassia centrista” e riuscire ad unirla. Nel processo però è difficile non individuare negli altri partiti di centro degli alleati naturali, in quanto ne condividiamo molte delle battaglie politiche.
In Ora! C’è un po’ di tutto: ex comunisti, ex leghisti, liberali, socialisti. Come farete a tenere insieme tutto?
Vero, perfino uno dei fondatori, Michele Boldrin, è stato un comunista in gioventù, ha lavorato agli inizi degli anni ’90 con la Lega salvo poi affrancarsi completamente da quell’esperienza e fondare molti anni dopo “Fare per Fermare il Declino”. Nelle sezioni abbiamo anche transfughi dal PD, e durante la fase preparatoria di formazione del partito sono venuti anche esponenti di FI. Poiché siamo diversi da altre iniziative di centro, attraiamo disillusi da ogni lato. Io penso che a tenerci uniti sia una delle fondamentali premesse del nostro progetto: niente ideologie; il nostro scopo è rimettere in piedi il paese, portare sviluppo, innovazione e benessere diffuso, e per farlo, non importa di che colore sia il gatto, purché acchiappi il topo. E così la nostra proposta viene ritenuta valida trasversalmente proprio per le sue premesse non ideologiche.
Veniamo al programma. Proponete il ridimensionamento del sistema pensionistico, una affermazione un po’ generica. Nel concreto come declinerete questa idea?
Il sistema pensionistico attuale è stato ideato per una crescita economica continua e non per anni di stagnazione del Pil. Con circa 400 miliardi all’anno, in aumento, di spesa pensionistica, di cui solo 240 retti dai contributi, e il nostro trend demografico, il sistema non può reggere a lungo. Ci concentriamo molto nella diffusione della consapevolezza di questo problema, perché sia più evidente la necessità di intervenire; e sia chiaro che lo si vuole fare principalmente nei confronti delle più grandi ed evidenti distorsioni del sistema, che sono i trattamenti multipli e retributivi. Nessuno intende ovviamente togliere il pane a chi riceve pensioni minime.
Riduzione della spesa pubblica: dove?
Abbiamo le idee piuttosto chiare sul dove tagliare: anzitutto riteniamo superflui quei bonus e crediti d’imposta assegnati senza criteri d’efficacia o di equa redistribuzione. Sono nel mirino esattamente come tutti quei trasferimenti alle imprese che non hanno un effettivo legame con risultati e innovazione. Occorre poi razionalizzare gli enti e ridurre le sovrapposizioni fra stato, regioni e comuni, e anche adottare politiche fiscali e industriali che migliorino la nostra credibilità finanziaria, riducendo di conseguenza il costo degli interessi sul debito pubblico. Ma abbiamo anche le idee chiare su dove non intendiamo tagliare, e anzi è opportuno investire ciò che risparmiamo con queste misure: istruzione, sanità, infrastrutture, ricerca e innovazione.
In generale c’è la sensazione che si punti allo spostamento dei servizi dal pubblico al privato.
A dispetto di ciò che ci si potrebbe aspettare per un partito di “estremo centro”, fondato da un economista, il nostro programma non prevede in realtà particolari privatizzazioni dei servizi pubblici. In particolare per quanto riguarda istruzione e sanità si punta a piuttosto riformare l’attuale sistema pubblico per renderlo più efficace ed equo, prevedendo al limite come già esiste una collaborazione complementare con privati e terzo settore. Sostenere che il privato sia meglio del pubblico o viceversa sarebbe ideologico: a noi non interessa l’ideologia, ci interessano servizi di qualità per i cittadini.
Usate un linguaggio forte: comprare quattro bombe atomiche dal Pakistan a quattro soldi; quelli del M5S sono cialtroni. Non pare un linguaggio da moderati.
Perché non lo siamo. Più del 60% dei nostri iscritti ha meno di 40 anni e ama una politica fatta con toni energici. I nostri fondatori sono noti per varie espressioni forti, come “abolire il liceo classico”, “meno pensioni più cannoni”, o “muovete il culo”. Sono provocazioni, attirano l’attenzione, ma non sono i nostri veri punti di forza: questi sono piuttosto la competenza e onestà intellettuale delle persone e la qualità dell’offerta politica.








