PISTOIA – Un palazzo settecentesco nel cuore di Pistoia, un tempo dimora nobiliare, divenuto poi sede di un monastero benedettino femminile improntato al principio dell’ora et labora.
Uno sguardo sulla Pistoia dell’età moderna nel segno della presenza delle monache benedettine: è questo il filo conduttore delle aperture straordinarie di tre edifici nel centro storico in occasione delle Giornate FAI d’Autunno, che come sempre rappresentano un’occasione da non perdere per conoscere la storia e ammirare l’arte e l’architettura di luoghi solitamente chiusi al pubblico. Grazie alla cortesia e alla disponibilità dei volontari del Gruppo FAI di Pistoia, che ringraziamo, abbiamo preso parte a una visita guidata ai tre luoghi pistoiesi condotta dalla storica dell’architettura Giuseppina Carla Romby, che ha illustrato ai partecipanti la storia degli edifici e le loro peculiarità artistiche, stimolando collegamenti tra essi e sviluppando un’interessante visione d’insieme.
Un itinerario in tre tappe che, dopo le visite all’ex chiesa di Santa Maria degli Angeli e all’oratorio del Santissimo Crocifisso, si è idealmente concluso a Palazzo Banchieri Tolomei in piazza Civinini; con la sua elegante facciata neoclassica, il palazzo sembra dialogare faccia a faccia con il Teatro Manzoni, situato sul lato opposto della piazza, che si segnala per la presenza, unica in centro a Pistoia, di un grande albero di canfora.

L’edificio (purtroppo ai visitatori non è stato consentito effettuare fotografie degli ambienti interni) rappresenta un significativo esempio di metamorfosi della struttura e della sua destinazione d’uso: restaurato nel corso del Settecento come dimora di una famiglia nobiliare, negli anni finali dell’Ottocento viene riconvertito a uso ecclesiastico, come nuova sede delle monache benedettine di Pistoia dopo la definitiva soppressione e l’alienazione della vicina chiesa di Santa Maria degli Angeli e il trasferimento delle religiose avvenuto nel 1889.
Varcando la soglia del palazzo appare subito evidente la sovrapposizione tra gli ambienti della residenza signorile e ambienti nati in seguito che sono invece destinati al culto: un cambiamento avvenuto negli anni Ottanta dell’Ottocento con interventi di gusto storicista che si rifanno ad alcuni elementi tipici del Neoclassicismo e del Rinascimento, come testimoniato dalle decorazioni architettoniche dell’oratorio situato al piano terreno.
Attraverso uno stretto passaggio accediamo a uno scalone monumentale a due rampe e copertura a volta che in origine era l’accesso principale al piano superiore. Qui possiamo ammirare il bellissimo salone delle feste e dei ricevimenti con balconata sopraelevata e volta a cupola, mentre nella stanzetta di sinistra, all’interno di una teca, è conservata una composizione in gesso con Cristo crocifisso e un angelo che schiaccia il serpente, allegoria del trionfo sul male e della vittoria sul peccato. Il salone, a pianta rettangolare e cuore dell’appartamento di parata del palazzo nobiliare, era probabilmente il luogo riservato ai ricevimenti ufficiali e alle feste da ballo: le pareti presentano sei semicolonne in marmo rosso, quattro raffigurazioni di santi dentro finte nicchie e due finte porte con stucchi dipinte lungo il ballatoio, con l’idea di dare un’illusione ottica all’osservatore e di accrescere la meraviglia attraverso un raffinato gioco prospettico.

Con il cambio della destinazione d’uso dell’edificio questo spazio è diventato un luogo di lavoro delle monache, con attività di tessitura e ricamo testimoniate dalla presenza di una macchina per la filatura. Dalle tre finestre che dalla sala si aprono verso l’esterno si può ammirare il giardino delle monache benedettine con relativa limonaia e aranceto, per uno spazio a pianta rettangolare delimitato da via Verdi, vicolo Tolentino, via dell’Amorino e vicolo San Michele, che rappresenta il più importante tra gli orti urbani nel centro storico di Pistoia compresi all’interno della seconda cerchia muraria.
Si accede poi a un ambiente utilizzato dalle monache come sala di preghiera, caratterizzato da un piccolo altare a parete e da un coro ligneo che corre lungo i tre lati della stanza: qui le monache si riunivano per pregare insieme prima di ritornare alle proprie attività lavorative secondo il principio benedettino dell’ora et labora. Due interessanti dipinti settecenteschi impreziosiscono la sala, l’Annunciazione di Nuti e la nascita di Maria di Gherardini, entrambi oggetto di recenti restauri che ne hanno riportato alla luce particolari “inediti”.
La sala successiva ci sorprende con le sue pareti e la volta di colore azzurro intenso, con un “cielo sfondato” che modifica la percezione dello spazio e conferisce una rinnovata luminosità, evocata anche dall’affresco a tema mitologico del carro del Sole raffigurato nell’ovale della volta. In un’elegante teca al centro della stanza è conservata una rara e preziosa composizione di personaggi le cui vesti sono state prodotte e confezionate dalle stesse monache.

Dopo un rapido passaggio in una stanza con grandi armadi di legno per la conservazione dei reliquiari (in esposizione ce ne sono due con sigillo vaticano e contenevano di pezzi del cranio dei santi martiri Massimo e Seconda), la visita del piano nobile si conclude nella saletta adibita a spezieria per la lavorazione delle erbe officinali e la produzione di tisane anti gotta, secondo una ricetta “segreta” gelosamente custodita dalle badesse.
A proposito dell’attività officinale delle monache, la professoressa Romby cita un simpatico e gustoso aneddoto storico risalente al 1894, allorché la madre superiora venne citata in giudizio da un medico di Torino per non avere indicato la composizione delle erbe in un farmaco prodotto dalle monache, ma l’abile donna riuscì ad avere la meglio e a vincere la causa tutelando la “riservatezza” degli ingredienti utilizzati.
Tornati al piano terreno, la visita al palazzo termina presso gli ambienti del refettorio e della stanza per la mescita del vino, che si sviluppano attorno al chiostro “minore” sul lato settentrionale del complesso: qui è stato possibile anche acquistare alcuni prodotti delle monache benedettine, come i loro infusi o i loti maturi del loro giardino, prima di uscire dall’ingresso laterale lungo via Verdi.
Palazzo Banchier Tolomei è dunque un edificio particolare, capace di unire nei suoi ambienti interni lo splendore degli arredi e la magnificenza del passato nobiliare con l’atmosfera di pace e spiritualità che si respira nelle sue stanze e lungo i corridoi, e grazie al Gruppo FAI di Pistoia aperto in via eccezionale ai visitatori che lo hanno potuto scoprire e ammirare.










