COLLODI – L’ultima sera della decima edizione del Pinocchio Street Festival ha visto sul palco della piazzetta dei mosaici, nel parco, tre comici toscani: Paolo Hendel, Andrea Kaemmerle e Riccardo Goretti.
Comicità toscana salace, volgare ma non troppo, anzi. In linea con altri grandi autori toscani nel tempo come Boccaccio, Malaparte, Bianciardi, cultura, intelligenza e capacità di ridere anche di se stessi, perché “nessun animale ride, solo l’uomo e lo fa perché sa che deve morire”.

Tre modi diversi di affrontare, ridendo, la storia passata e la quotidianità, modi diversi anche per la differenza anagrafica dei tre, dal più anziano Paolo Hendel al più giovane Riccardo Goretti.
Fra i tre un legame che dura ormai da qualche anno e che li ha visti recitare i loro testi in molte località toscane. Un motorino che passa lì vicino con il motore strombazzante e fastidioso non esce indenne dall’attenzione ironica di Goretti con la complicità assertiva del pubblico presente che, intervenuto numeroso, non risparmia le risate e un senso di complicità alle battute.

Paolo Hendel invece si sofferma sulla caducità della vita e la scoperta vissuta giorno per giorno che molti amici e conoscenti lentamente, ma inesorabilmente se ne vanno per sempre. La tragedia quindi, ma vissuta con la leggerezza della comicità per affrontarla. L’età che avanza non risparmia battute sul cambiamento delle proprie condizioni fisiche, una forza nuova per affrontare quei cambiamenti del fisico minacciato da una nuova stagione in cui gli esami di controllo diventano la normalità. Cambiamenti non solo fisici ma anche del proprio ruolo sociale, in cui, a fronte del sentirsi dentro ancora giovane, si deve fare invece i conti con l’invecchiamento.
“I maschi sono indietro rispetto alle donne”, dice Hendel, “Ogni volta che devo affrontare un prelievo del sangue o un controllo urologico è l’occasione per ridere dei propri limiti e delle paure”.
Andrea Kaemmerle, che per anni ha lavorato a fianco di Carlo Monni, ricorda dei ritorni a casa con lui dopo gli spettacoli. Non manca una riflessione sul rapporto con i figli e di come cambia nel corso degli anni, dall’essere considerato eroe per passare all’indifferenza assoluta ed infine ad un nuovo rapporto di affetto per il quale certe volte è ormai troppo tardi.

Saggezza ed ironia e viceversa, aspetti che da sempre hanno caratterizzato la toscanità e che in alcuni casi ha riempito fin troppo i media televisivi tanto da non essere graditi dalla platea nazionale. Concludono la serata le novelline dadaiste di Riccardo Goretti piene di fraintendimenti, battute e visioni della quotidianità.
Ultimo l’intervento di Paolo Hendel che recita la poesia “Il passero ferito” di Natale Polci con grande apprezzamento e risate da parte del pubblico presente.









