domenica, Ottobre 11, 2026

Partito democratico tra congresso e scorie da smaltire. Intervista alla segretaria Irene Bottacci

di Alberto Vivarelli

PISTOIA – Aumenta la pressione degli iscritti per la convocazione dei congressi del Partito democratico, a partire da quello del comune capoluogo dove era stato posticipato all’autunno a causa delle elezioni amministrative. La tornata elettorale è passata da oltre quattro mesi, ma da Emiliano Fossi, segretario regionale del Pd, non arrivano notizie. Strategia o difficoltà? Qualunque sia la riposta, a Pistoia negli iscritti cresce il nervosismo perché le vicende politiche dal giugno dello scorso anno a oggi richiedono un chiarimento sugli equilibri interni. In oltre dodici mesi si è visto di tutto: repentini cambi di casacca da entrambe le parti (schleiniani e riformisti), tutti contro tutti, dimissioni. Una confusione tale che vien da chiedersi se l’attuale gruppo dirigente rappresenta ancora la maggioranza del partito.

Irene Bottacci

“Nei comuni interessati al rinnovo dei consigli comunali – spiega Irene Bottacci, segretaria comunale del Partito democratico -, erano stati posticipati a dopo le elezioni, per cui do per scontato che si faccia. La segreteria regionale aveva assicurato che i congressi si sarebbero tenuti in autunno. Ci siamo. Aspettiamo notizie”.


Segretaria, dove eravamo rimasti? Ah!, sì: candidature regionali complicate, poi le Primarie di coalizione con il Pd diviso ed elezioni trionfali. Le scorie sono state smaltite?

Fisiologicamente secondo me è un po’ presto, si lavora per quello, però è normale che ci voglia un pochino. Le primarie sono sempre un passaggio importante, ci sono stati atteggiamenti molto divisivi, poi le parti sono state molto brave a trovare subito una forma di dialogo e collaborazione per evitare che si creassero fratture. Secondo me siamo stati tutti molto bravi. Però è chiaro che essendo passato così poco tempo ed essendo nella fase di rodaggio della nuova amministrazione, è naturale che ci voglia ancora un pochino di tempo per diluirle dentro l’attività politica normale. Insomma non ci vedo niente di strano.

Dall’esterno si ha l’impressione che il Partito democratico sia come una coppia separata costretta a vivere nella medesima casa per motivi di opportunità.

Ho poca esperienza della storia del Pd, però credo che purtroppo questa sia una cosa che all’esterno è sempre stata visibile perché non siamo bravi a tenere tutto dentro, a differenza del centro-destra che fa le battaglie internamente, ma delle quali non trapela niente. Noi, invece, facciamo le battaglie poi esce di tutto, quindi l’impressione che si ha all’esterno, secondo me è dovuta anche a una cattiva comunicazione e al fatto che, comunque, la comunicazione deve essere concentrata sui contenuti e non sulle vicende. Quello che succede dentro i partiti non interessa a nessuno e ciò che trapela fa soltanto del male. Tuttavia è importante che all’interno del partito si discuta e ci si confronti. Per seguire la sua metafora, potevamo essere una coppia separata che non si sarebbe più rivista, invece no. Piano piano le due parti del Pd si stanno confrontando di nuovo. E’ sbagliato parlare perfino di ricucitura. Diciamo che dopo un periodo un pochino caotico, si è riaperto il confronto.

Comunque la divisione interna è plastica.

Non è una divisione di fondo, sui valori, probabilmente ci sono motivazioni legate ad altri aspetti che alla fine, però, passano in secondo piano. Quando si riporta la politica e i contenuti dove dovrebbero stare, tutta questa roba qui sparisce perché non ci sono ragioni per portarla avanti. Il dubbio è che qualcuno, invece, queste questioni che dovrebbero essere secondarie, le mette sempre in primo piano.

In queste Primarie, che nella sua prima fase hanno avuto un percorso a volte misterioso, si è visto un po’ di tutto: cambi di casacca, cambi di maggioranza, anche se a Pistoia la geografia politica del Pd è variabile con spostamenti da una parte all’altra secondo convenienza, questioni personali, rancori, vendette da consumare. Ovvero niente di politico. Come si affronta questo percorso accidentato?

Le mie valutazioni partono da ciò che ho vissuto. Quando sono entrata nel PD avevo anch’io questa impressione, confermata dai fatti, quindi l’ho vissuta anche sulla mia pelle, però sento di poter dire che, in realtà, la narrazione di un PD che è pervaso da opportunismo e rancori personali, in questa fase storica è completamente sbagliata, io non la vedo reale. Purtroppo siamo vittime di un passato, di una storia che porta dietro di sé alcuni di codesti aspetti, per questo è facile fare codeste considerazioni. Quello che accade dentro il PD non è così semplice, cioè non si può banalizzare riconducendo tutto a rancori, opportunismo, poltronismo. Qualcosa è successo, innegabile, ma quella che nel breve termine appare una divisione, nel lungo termine è qualcosa di molto diverso. C’è un ripensamento della modalità di far politica che il PD ha intrapreso localmente. Voglio essere molto chiara su questo: sia chi sosteneva un candidato, sia chi ne sosteneva un’altra, desiderava avere qualcosa di diverso, ma tutte queste persone, sia da una parte che dall’altra, hanno creduto in un progetto. Non c’era opportunismo. All’interno dello stesso mondo politico c’erano due idee che alla fine si sono sostanzialmente unite. E’ chiaro che c’è da fare un po’ di fatica per renderlo unico, però le persone che hanno votato lo hanno fatto motivate da queste considerazioni. Se avessero prevalso i rancori personali , probabilmente il Pd sarebbe stato sabotato, come è già avvenuto nella storia recente. Invece non è successo, per quanto sia difficile crederlo. Purtroppo tutti i movimenti interni al partito vengono confusi con i personalismi perché siamo abituati a leggere la politica attraverso questa roba qua. Certo, ci vorrà tantissimo tempo per cambiare, anche agli occhi della gente, la politica locale, noi stiamo facendo dei passi avanti, molto piccoli, è vero, che nel breve termine non si possono apprezzare, ma nel lungo termine daranno risultati. Per tornare alla sua metafora, nel Pd non c’è una coppia separata, ci sono coppie di fatto, intere famiglie: siamo un partito plurale con tante sensibilità delle quali fare sintesi. Questo è ciò che dovrebbe fare la politica, altrimenti possiamo andare tutti a casa. Però tutti siamo consapevoli che è necessario un nuovo modo di fare politica e arriveremo a un punto in cui sarà possibile condividerlo fra di noi e quindi renderlo reale.

Il PD pistoiese è stata una roccaforte del renzismo, ancora, si avvertono queste presenze dentro il Pd. Matteo Renzi alla Festa dell’Unità, per molti inspiegabile, e l’accoglienza che ha ricevuto suscita alcune perplessità sulla reale “decontaminazione” dentro il Pd. La preoccupa, oppure ormai il Pd pistoiese ha gli anticorpi?

Io la vedo in un altro modo, per cui non mi preoccupa né mi spaventa. Capisco che ci sono tante interpretazioni delle cose che accadono, che sono legate al passato. Sono la segretaria comunale del Pd che non ha una storia legata alla politica pistoiese e quando abbiamo deciso di riportare la Festa dell’Unità a Santomato dopo due anni, ci è sembrato importante provare a riportare anche questo momento di confronto. Purtroppo i tempi sono stati molto stretti: si è partiti a luglio. Le Feste devono essere programmate con largo anticipo perché ci sono tantissimi eventi da organizzare. Quindi ci siamo trovati a fare i conti con le agende dei rappresentanti politici piene; a scanso di equivoci, abbiamo sentito tutti, perché so che qualcuno pensa che noi, o che io, abbiamo contattato solo una parte. Lo smentisco in maniera categorica, anzi, siccome la festa voleva essere una realtà di tutti, nessuno ha fatto ostruzionismo alle mie proposte, alle proposte della segreteria di coinvolgere tutti. Abbiamo contattato la segretaria Schlein, ma era impegnata alla Festa nazionale di Reggio Emilia e poi era già venuta a Pistoia a maggio; abbiamo contattato Fratoianni e Bonelli per AVS, ma anche loro avevano la festa. Abbiamo sentito anche Giuseppe Conte. Insomma sono stati contattati tutti gli esponenti del campo largo. Matteo Renzi è dentro quest’area, è il leader nazionale di Italia Viva, ha dato la sua disponibilità. Quindi, semplicemente è stato accolto. Però, senza voler essere arrogante o presuntuosa, a volte la malizia sta negli occhi di chi guarda. Non nego che ci sono tante persone nel Pd che sono ancora vicine a Matteo Renzi, ma questo non significa che la scelta sia stata fatta per favorire una sensibilità rispetto a un’altra. Mi rendo conto che è difficile comunicare queste cose, perché siamo vittime di una storia che ancora parla al posto del presente e ne subiamo le conseguenze tutti, anche noi che ci siamo avvicinati alla politica in tempi più recenti. Il problema di fondo è che devi essere affiliato a qualcuno, devi essere etichettato, devi essere bollato altrimenti le persone non ti accettano, se non accetti questi catalogazioni, non va bene, devi essere inscatolato: a me questa cosa qui non piace. Ci sono le correnti nel Pd? Ci sono sensibilità diverse sulle battaglie politiche e sui temi puoi essere d’accordo una volta con una parte, una volta con l’altra. Il Pd è vittima della fusione a freddo di anime diverse: noi ci portiamo dietro una storia che a Pistoia è anche molto più complicata, abbiamo un passato che vuol parlare a nome del presente. Il presente, invece, deve avere la forza di essere più grande della storia che ci viene raccontata, poi è chiaro che si presta facilmente a delle speculazioni e questo io non posso evitarlo. Da una parte mi dispiace, ma come dicevo prima, secondo me, col tempo ce la faremo a uscire da queste impasse. Capisco anche nella domanda, c’è anche un’altra domanda, capisco che ci siano alcuni elementi che fanno pensare che il renzismo sia una cosa funzionale, ma anche lì, secondo me, c’è il pregiudizio di voler per forza avvicinare delle realtà ad altre, di paragonare delle cose che non sono sullo stesso piano. Bisogna anche guardare un po’ la politica come è oggi, abbiamo la comunicazione che va più veloce del contenuto, quindi ci sono delle storture che rendono più facile accostare a dei modelli che si criticano, piuttosto che pensare che forse possono esserci più modalità di fare politica che si sovrappongono. Penso che il Pd di tutto questo sia vittima e che non abbia gli anticorpi contro il suo stesso passato.

Il successo elettorale sembra abbia rasserenato gli animi, non ci sono più le pressioni elettorali e questo aiuta la serenità del confronto. Poi accade qualcosa di inaspettato come la vicenda delle deleghe in Provincia e le accuse al Pd di discriminazione etnica. Come ha vissuto questo episodio la segretaria?

In generale penso che il dibattito sui giornali non aiuta mai, perché non permette alle persone di farsi un’idea reale sulla complessità di momento politico. È una ricostruzione sempre parziale, non è mai quella della realtà. Ed è chiaro che ci sono delle cose che essendo interne non puoi neanche raccontare. Primo, perché alle persone non interessano, secondo, perché non è conveniente. Nella storia del Partito democratico e nel suo modo di fare politica, non ci sono mai stati questi tipi di discriminazione a cui lei fa riferimento. Ma secondo me non serve un dibattito esterno su questo. Queste sono cose che vanno risolte internamente. Quello che ho provato? Essere stata messa nel mezzo, non pubblicamente, da chi, magari, ti chiede conto di una cosa che non è di sua competenza. Mi sono trovata in difficoltà rispetto a questo perché non è una cosa di cui mi devo occupare. Ritengo che il dialogo sia sempre la forma migliore per risolvere le questioni, come ho detto anche al segretario provinciale. Non serve il dibattito sul giornale, quando ci sono cose che devi dire di persona, lo devi fare in un altro contesto, affidare queste questioni ai giornali non mi pare una grande strada, non è quello il luogo in cui alimentare un dibattito. Su questa vicenda ho avuto paura che ancora una volta il Pd sia passato male per motivazioni sbagliate. Il passato che ci torna addosso. Siamo vittime di cose già successe, che succedono dappertutto, quindi non sono lotte di potere. Allora cosa sono? Lotte di posizionamento? No, sono lotte di metodo, cioè la modalità con la quale vuoi costruire la politica. C’è qualcosa da cambiare, ma io non la vedo né come lotta di potere, né come posizionamento, ma come richieste di invertire la tendenza. Eppoi quale potere? La Provincia non ha una poltrona che paga, regala solo beghe.

Proprio per questo motivo, non ritiene sia stato il tentativo di marcare il territorio?

No, non è così. So che può essere letto così, ma non è così.

L’anno prossimo sarà un anno di elezioni anche nel nostro territorio, il Comune Pistoia ha già dato, ma è il capoluogo e il PD del comune capoluogo ha un peso notevole anche l’ambito provinciale. Si punta anche qui sul campo largo, anche se i numeri del M5S sono irrilevanti a livello locale? Poi ci sono anche le divisioni interne alla sinistra e allo stesso Pd, come per esempio sulla questione del termovalorizzatore di Montale che riguarda anche il capoluogo.

C’è la necessità anche dentro il PD, ma poi fuori il PD, di trovare elementi o generare proposte che riescano ad andare oltre il partito. A mio giudizio, il problema è sempre il solito: non si parla. Anche sul termovalorizzatore., dove è stata fatta la discussione? Dov’è che il partito ha preso in mano la questione? Dico a tutti i livelli. Siamo arrivati a oggi perché abbiamo delle scadenze, come succede sempre, c’è questa tendenza a mettere la toppa quando sta per accadere qualcosa. Il partito, sono critica anch’io, tempo fa avrebbe dovuto prendere in mano la situazione e discutere internamente, perché il problema è sempre il solito: manca la discussione interna sui temi. Non è la conseguenza del fatto che esistano sensibilità diverse, è la conseguenza del fatto che manca il dialogo e manca la ricerca di fare sintesi. Il caso Montale è divisivo, ma anche in quel caso bisogna stare nell’ambito della realtà, se si discute si comincia a fare veramente politica, guardando i dati, guardando le cose, su tutti gli aspetti politici, sociali, di salute, alla fine si arriva a un certo punto che devi prendere delle decisioni sulla base della realtà, però lo fai solo se discuti. Nel PD il grande assente è il confronto, che deve essere risvegliato. Nel caso dell’inceneritore, è vero che ci sono anche questioni specifiche, per qualcuno questioni di opportunità, di posizionamenti, ma queste questioni vanno stanate attraverso il confronto. La tua responsabilità è quella di fare sintesi, altrimenti si fa tutto un altro partito, ognuno fa il proprio, ma se sei all’interno della stessa famiglia non ti puoi permettere questo. Rispetto al campo largo, rispetto ai 5 Stelle, devo dire che tutti gli attori che hanno partecipato dall’anno scorso al tavolo di costruzione del programma sono rimasti tutti insieme fino alla fine contribuendo alla costruzione del programma. Tutti i gruppi hanno partecipato alle primarie e questa non è una cosa banale. Secondo me è stata importane la spinta dei capigruppo dell’opposizione di allora, cioè di Matteo Giusti, Mattia Nesti e Tina Nuti, che lavorando insieme in questi quattro anni, anche accanto a me, alla fine siamo stati tutti parte di questo progetto: quando hai un obiettivo comune è più facile trovare i punti di convergenza. E’ chiaro che anche noi abbiamo avuto i nostri problemi, su alcuni atti c’erano un po’ di differenze, però tra un emendamento lì, una raccomandazione di là, alla fine trovavi una convergenza perché il nostro obiettivo era fare il massimo di contrasto alla maggioranza. Qual era è il nostro obiettivo? Mandare la maggioranza all’opposizione e se ti unisci per quello, il tuo obiettivo è governare di nuovo la città.


A livello nazionale si andrà alle primarie, se si applicasse il modello Pistoia e vincesse il Papa straniero?

Le dinamiche locali non sono esattamente come quelle nazionali. Se vogliono davvero scalzare il governo di centrodestra, devono trovare la modalità migliore per avere il consenso, per mandare a casa Giorgia Meloni occorre qualcosa che funzioni. È chiaro che il partito di maggioranza ha tutto il diritto di esprimere il proprio leader, non so a che punto sono i confronti fra di loro, ed è altrettanto chiaro che se tutti vogliono fare il leader non si va da nessuna parte. Però non vorrei neanche che, forse per risolvere il problema, ci fosse il terzo incomodo, perché a Pistoia non è stato così, non è quello che ha portato all’elezione del Papa straniero. Quindi bisogna vedere com’è l’approccio. Devi fare qualcosa che abbia un senso, ma l’accordo lo devono trovare a loro, poi la dimensione nazionale rispetto al locale è talmente tanto diversa che è più difficile fare un paragone.

Si farà il congresso a Pistoia?

Nei comuni interessati al rinnovo dei consigli comunali, i congressi erano stati posticipati a dopo le elezioni, per cui do per scontato che si faccia. La segreteria regionale aveva assicurato che i congressi si sarebbero tenuti in autunno. Ci siamo.

Non pensa che la situazione di stallo a livello nazionale possa influire sulla data o addirittura sulla decisione di fare il congresso?

Che i congressi fossero previsti si sapeva anche prima. Noi abbiamo dato indicazioni per farle, adesso aspettiamo Se capirò che la data non viene comunicata entro l’anno solare, prenderò atto che le idee sono un po’ diverse.

Leggi anche

Rispondi

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome

ultime in provincia