mercoledì, Settembre 9, 2026

PD: e pensare che la Toscana era punto di forza!

di Nicola Cariglia*

Nicola Cariglia

FIRENZE – Se non vuole gettare al vento quanto di positivo gli hanno riservato sul piano nazionale i risultati dell’ultima tornata di elezioni amministrative (sia al primo turno, sia ai ballottaggi), il PD dovrà fare, senza indugio, una serena valutazione su quanto sta accadendo in Toscana. E lo faccia partendo dalla efficace immagine delle amministrazioni comunali, una volta nerbo dello straripante potere della sinistra nell’ex Granducato.

Oggi è proprio  questa a dare le maggiori preoccupazioni, essendosi completamente ribaltata. Dei dieci comuni capoluogo di provincia, infatti, sei e mezzo sono amministrati da sindaci e giunte di centrodestra; tre e mezzo, ad essere generosi, sono in mano al centrosinistra.

Non meravigli il conteggio che divide al cinquanta per cento uno dei comuni capoluogo. Il riferimento è  alla provincia di Massa Carrara, che prende nome dalle due maggiori cittadine del territorio: Massa e Carrara, la prima amministrata da centrodestra, la seconda dal centrosinistra. In realtà, il capoluogo sarebbe Massa, ove risiedono prefettura e sede della Provincia, ma considerare “capoluogo” solo Massa (è bene che i lettori lo sappiano) aprirebbe un contenzioso dal quale è prudente stare lontani se si ha intenzione di non rinunciare a fare visita alla splendida e ribollente città conosciuta in tutto il mondo come capitale del marmo, ma anche patria dell’anarchismo italiano.

Numeri impressionanti se si pensa a quelli di pochissimi anni fa, tanto che suscita meraviglia che anche la Regione non sia passata in mano al Centrodestra. E non è semplice capire se ciò sia dovuto ai meriti del centrodestra o ai demeriti del centrosinistra.

Le avvisaglie c’erano state tutte ed erano facilmente individuabili nel continuo passaggio di mano di tanti comuni piccoli e grandi. Poi, la vittoria di Dario Nardella al primo turno e a larga maggioranza al comune di Firenze, seguita un anno dopo dall’identico risultato ottenuto da Eugenio Giani alla Regione, avevano illuso lo stato maggiore del PD toscano, ostinato a non raccogliere i segnali di malessere che pervenivano abbondanti dalla propria base elettorale e di partito. Tanto che il risultato deludente nei comuni della regione di questo giugno da molti era stato messo nel conto: non nascondevano i loro timori e l’insoddisfazione verso l’attuale dirigenza esponenti storici come Vannino Chiti, ex presidente della Toscana ed ex ministro.

Già alla vigilia del voto, Pistoia, finita al centrodestra 5 anni prima, appariva destinata alla riconferma, per merito del sindaco uscente e confermato, Alessandro Tomasi (FdI). La speranza, per il centrosinistra era di finire al ballottaggio e poi sperare di ribaltare in qualche modo il risultato. Ma la sconfitta, già al primo turno, è stata secca e senza attenuanti.

Non meno grave, e più beffarda, la sconfitta a Lucca: risultato sul filo di lana a favore del centrodestra: esattamente come, a ruoli invertiti era avvenuto cinque anni prima. Oggi restano al PD e alleati i tre capoluoghi  più popolosi (Firenze, Prato e Livorno) e la parte carrarina di Massa e Carrara. Il partito, quasi ovunque è frantumato  in inesauribili regolamenti di conti. Il centrodestra già pensa all’attacco finale ed ha messo nel mirino la Regione, per la quale il candidato naturale sembra il confermato, giovane e già carismatico sindaco di Pistoia, Alessandro Tomasi.

Intanto, per dirla con Franco Camarlinghi, brillante intellettuale ed esponente irrequieto e ribelle di una stagione irrimediabilmente tramontata, “il PD toscano fa i conti con i problemi irrisolti al suo interno con ciò che resta dell’eredità di Renzi”.

Il corso degli eventi potrebbe cambiare, per tutti in meglio o in peggio, con le elezioni politiche che si svolgeranno nel frattempo. Ma per il PD, indugiare nel suo attuale stato vegetativo, significherebbe confidare eccessivamente sulla eredità del tempo che fu.

* direttore www.pensalibero.it

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