FIRENZE – “Troppe ombre e poche luci, un Piano faunistico venatorio purtroppo infarcito, a seguito delle osservazioni, di troppe scelte ideologiche.

Intanto, negare o ridurre il ruolo dell’attività venatoria nella gestione degli animali selvatici, e dunque nella tutela della biodiversità, soprattutto in una Toscana, e in particolare una montagna pistoiese, investita da una pandemia come la peste suina africana, significa condannare il nostro territorio a subire ulteriori danni diretti, incidenti stradali anche gravi, nonché la propagazione di un virus che sta distruggendo intere aziende del nostro territorio e la filiera suinicola mettendo a rischio specie pregiate come la Cinta senese. Disconoscere l’importanza dall’intervento umano, sia esso agricolo o vivaistico, il taglio dei boschi, la caccia, la pesca, gli allevamenti, la pesca sportiva, la raccolta dei frutti del sottobosco, nella cura del territorio, significa negare una parte importante dell’identità toscana, e pistoiese insieme, e della ruralità che da secoli tiene vive tante parti della nostra regione, che ha fatto del proprio paesaggio – modellato dall’uomo – e della produzione agroalimentare, un biglietto da visita a livello mondiale .
Tra l’altro, l’approvazione finale del piano è arrivato con grave ritardo in Commissione ed è stato dibattuto con modalità molto discutibili, abbiamo quindi provato a correggerlo e dotarlo di risorse adeguate per valutarne gli effetti. Ma ci siamo riusciti solo in parte perché il Pd è prigioniero, nel campo largo, della sinistra estrema e dei 5 Stelle. Bene quindi la divisione tra aree vocate e non vocate all’agricoltura, bene aver sviluppato il quadro conoscitivo della regione, molto male la rigida interpretazione della direttiva europea Habitat e l’introduzione di tanti, troppi vincoli a carico di chi si occupa da sempre, pagando e per spirito di servizio, di attività venatoria, cinofila e monitoraggio ambientale. Ma confidiamo che appena sarà varata la riforma della Legge 157/1992 questo Piano andrà rimesso in linea con il quadro normativo nazionale, ad iniziare dal ruolo positivo dell’attività venatoria.”
Alessandro Capecchi, consigliere regionale di Fratelli d’Italia









