martedì, Ottobre 13, 2026

Piano venatorio della Toscana: una scelta politica che divide

di Fabrizio Geri

L’approvazione del nuovo piano venatorio della Regione Toscana rappresenta una decisione destinata a far discutere. Per chi, come me, guarda alle politiche ambientali e alla tutela degli animali come priorità, questo provvedimento suscita profonda preoccupazione.
Da tempo le associazioni ambientaliste e animaliste denunciano la mancanza di una strategia realmente orientata alla prevenzione dei conflitti tra attività umane e fauna selvatica. Oggi si parla con insistenza dei danni provocati dagli animali selvatici, ma viene spontaneo chiedersi: perché non si è investito con decisione, negli anni, in misure preventive? Recinzioni, corridoi ecologici, cattura e trasferimento in aree a bassa densità, sistemi di dissuasione, miglioramento ambientale in alta quota, sostegni agli agricoltori e una gestione scientifica delle popolazioni animali avrebbero potuto ridurre molte criticità senza fare della caccia la risposta principale.
La sensazione è che la Regione Toscana abbia affrontato il problema solo quando è diventato politicamente conveniente, scegliendo una strada che privilegia l’abbattimento rispetto a un approccio integrato. È una scelta che molti cittadini percepiscono come una resa alle pressioni del mondo venatorio.
Ritengo che la maggioranza regionale, guidata dal Partito Democratico con il sostegno di Italia Viva, abbia assunto una posizione molto vicina alle richieste delle associazioni venatorie. È una valutazione politica, naturalmente discutibile, ma che trova alimento nelle decisioni adottate e nella scarsa attenzione riservata, finora, alle proposte avanzate dal mondo ambientalista.
Il rischio è che si trasformi una questione complessa in una semplice “mattanza”, mentre il vero obiettivo dovrebbe essere quello di garantire un equilibrio tra tutela della biodiversità, sicurezza delle attività agricole e rispetto per gli animali.
La politica dovrebbe avere il coraggio di guardare oltre il consenso immediato. Quando decisioni così delicate sembrano essere influenzate dalla ricerca di qualche voto in più, si alimenta la sfiducia dei cittadini e si indebolisce il dibattito pubblico. Governare significa assumersi la responsabilità di costruire soluzioni lungimiranti, non limitarsi a inseguire gli interessi delle categorie più organizzate.
La gestione della fauna selvatica è una sfida seria e richiede competenze scientifiche, pianificazione e investimenti. Affidarsi prevalentemente agli abbattimenti rischia di essere una risposta parziale, che non affronta le cause profonde del problema e che lascia irrisolti i nodi strutturali della convivenza tra uomo e natura.
La Toscana, una regione conosciuta nel mondo per il suo patrimonio naturale e paesaggistico, meriterebbe politiche capaci di coniugare conservazione della biodiversità, sostegno alle attività agricole e rispetto per gli animali. È su questo terreno che dovrebbe misurarsi la qualità della politica.

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