martedì, Settembre 8, 2026

Pietrasanta, Fabio Genovesi presenta il suo ultimo romanzo in anteprima nazionale


PIETRASANTA – Sabato 29 marzo al Teatro Comunale di Pietrasanta la Fondazione Versiliana e la città di Pietrasanta hanno ospitato in anteprima nazionale Fabio Genovesi che ha presentato il suo nuovo romanzo “Mie magnifiche maestre” (Mondadori) che uscirà in tutte le librerie martedì primo aprile.

Autore di romanzi, saggi e sceneggiature, voce delle telecronache Rai al Giro d’Italia e collaboratore del Corriere della Sera, Genovesi si è presentato davanti ad un pubblico di oltre seicento persone, ovvero tutti i posti disponibili del teatro, molte le persone rimaste fuori.

Sul palco si è confrontato per oltre un’ora in un dialogo con Andrea Geloni, che ha cercato di non fare troppi spoiler, lasciando a Genovesi la libertà di dire quanto riteneva opportuno.

Lo scrittore Fabio Genovesi e alcune immagini della presentazione del suo nuovo romanzo a Pietrasanta (fotografie di Stefano Di Cecio)

Genovesi parla della sua giovinezza, di quando si sentiva molto emarginato e tendeva a stare da solo, ma quando oggi parla ai ragazzini, ai ragazzini che si sentono un po’ come lui gli dice: “abbi pazienza, perché fra un pochino arriva il motorino, così ti puoi spostare, scoprire che persone come te ce ne sono altre,  poche rispetto al mondo, però ci sono e appena ti puoi spostare un po’ di più, le incontri e troverai quelle poche persone che ti salveranno la vita”.

“Da sempre mi sono detto che dovevo stare il più vicino possibile a persone che si annunziano per le canzoni, per i libri, per il film, ed ho avuto la fortuna di finire a fare un lavoro che quella gioia lì me la fa vivere”.

Fra citazioni, esempi, ricordi della sua vita arrivata alla soglia dei cinquant’anni, Genovesi continua a parlare delle storie che lo hanno spinto a scrivere il libro, all’affetto per la sua famiglia. “Nella mia famiglia non abbiamo mai creduto che i sogni e le fantasie fossero roba finta e neanche che la morte fosse la fine della vita e quindi senza quei limiti la nostra vita era stupenda, era un mare aperto, enorme, senza limiti”.

Un libro pieno di sogni, e ai sogni Genovesi crede molto: “i sogni sono sempre stati importantissimi per l’umanità. Hanno deciso cose storiche enormi, pensate a Giulio Cesare a quello che gli è successo per non aver dato retta a un sogno. I sogni sono una prateria immensa di opportunità, di capire, di vedere, di emozionarsi ma noi li andiamo a prendere per fargli l’autopsia e capire come siamo fatti noi. Questo romanzo è l’opposto. In questo romanzo c’è una settimana della mia vita, la settimana in cui io sto per compiere 50 anni, ogni sera, ogni notte di quella settimana, una per una le donne della mia famiglia sono tornate nei miei sogni, per raccontarmi le loro storie”.

Il contraltare degli affetti familiari dei ricordi di Genovesi è rappresentato dalle contraddizioni di oggi, come tutte le precauzioni che si prendono quando si fa andare in bicicletta il proprio figlio per la prima volta. “Caschi, ginocchiere, paraschiena e Lasonil spalmato addosso, tutti terrorizzati dal pericolo e poi li mandano nei posti più terribili del mondo, tipo agli allenamenti di calcio. Io ci ho portato una volta mio nipote e ho sentito un allenatore dire a dei ragazzini: sei un fallito, datti da fare, fai schifo, perdente, sei squallido, non sai nulla, fatti rispettare, ti metteranno sotto i suoi piedi. Allora mi sono alzato e ho detto, io lo vedo un fallito e uno squallido, vedo solo lei e me ne vado perché ho la nausea”.

Poi la conversazione è proseguita sui nomi usati e sulle particolarità di alcuni come “Calmo”. Esiste o è esistito davvero Calmo? Sì, come “Nullo”.

Non mancata una stoccata contro l’abuso del territorio apuano dai monti al mare. “C’è un nome magico, un nome stupendo che mi fa venire i brividi, ma è diventato per colpa nostra, un nome comico, ed è il monte Altissimo, ma che è bassissimo e fra non molto nullissimo. Poi il porto di Carrara da ampliare in nome di commerci che faranno bene all’economia, porteranno il guadagno. A chi? E per quanto? Abbiamo avuto il culo di vivere in una terra dove c’è tutto, una prima scelta potrebbe essere: questo posto è tanto bello che ci vivo e lo valorizzo da camparci di rendita. L’altra via è: Questa roba qui, io me la mangio tutta adesso, vaffanculo i miei figli, vaffanculo i miei nipoti”.

Genovesi, che non ha avuto fratelli o sorelle, parla poi di sua cugina di un anno più piccola che era il suo riferimento, come un adulto e gli spiegava la realtà e la verità delle cose.

Tre frasi del libro hanno colpito Geloni in maniera particolare, la prima la dice Rina, la trisnonna: “Se Dio non voleva che si facesse l’amore, i figli li faceva nascere con una stretta di mano”. La seconda frase è un detto arabo: “Parla soltanto quando sei sicuro che quello che dirai sarà più bello del silenzio”, la terza è “Il talento autentico è un dono, non viene da te, non ne sai niente, puoi solo usarlo o lasciarti usare da lui alzando le spalle in un sorriso”.

Ad ogni intervento sono seguiti molti applausi, in chiusura Genovesi, a proposito del senso intrinseco del libro, cita una frase del musicista Johnny Cash “la mia vita, ma penso la vita di tutti, è un cammino illuminato solo dalle persone che ho amato” quindi non le persone che mi hanno amato (uno pretende sempre di essere amato), ma l’importante di amare, l’amore, come i libri, ha senso solo se c’è reciprocità.

Una fila infinita quindi per l’autografo che Genovesi non ha semplicemente “concesso” ma per cui si è reso completamente disponibile con cuore ed affetto.

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