di Martina Lepore
PRATO – Il Salone del Palazzo Comunale di Prato ha ospitato, nel pomeriggio di venerdì 18 settembre, la presentazione del libro “Le pietre di Prato. Materiali, colori, simboli”, realizzato dall’architetto e artista londinese Bill Homes e pubblicato nel 2026 da Claudio Martini Editore, in collaborazione con la Fondazione Cassa di Risparmio di Prato.
Affascinato dalla ricca tradizione artistica e architettonica italiana, Holmes ha scelto di trasferirsi proprio in Italia per approfondire in prima persona lo studio dei materiali e delle architetture che caratterizzano le sue città.
Da questo interesse è nato un legame sempre più profondo con la Toscana, dove ha trascorso una lunga parte della sua vita e del suo percorso professionale che è sfociato poi nella produzione di pubblicazioni, studi e disegni dedicati al territorio e al suo patrimonio architettonico. Difatti gli acquerelli realizzati dallo stesso Homes nei suoi libri sono stati donati alla Fondazione e sono stati al centro di due mostre allestite al Museo dell’Opera del Duomo e al Palazzo delle Professioni.

Diana Toccafondi, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Prato, ha introdotto la presentazione del libro sottolineando come il volume racconti la città toscana attraverso lo sguardo rivolto agli edifici, ai monumenti e, più in generale, ai dettagli dell’architettura che spesso passano inosservati, invitando anche i cittadini a guardarsi intorno con maggiore attenzione.
In particolare l’autore, attraverso i numerosi acquerelli realizzati personalmente e che costellano le pagine del libro, pone l’attenzione sui materiali con cui sono costruiti gli edifici, evidenziando il profondo legame tra la materia e l’identità della città.
“Questo libro dimostra quanto sia importante lo sguardo degli altri per conoscersi”: così prosegue l’intervento di Diana Toccafondi, che sottolinea l’importanza di prestare attenzione a ciò che ci circonda e presenta il volume come una vera e propria occasione per conoscere e riscoprire la città da punti di vista inediti.
Il marmo verde di Prato, definito anche serpentino, è uno degli elementi caratteristici che spiccano sugli edifici del centro storico. Tra questi si può certamente citare la trecentesca facciata della chiesa di San Francesco, dove il serpentino assume un forte valore simbolico legato all’istituzionalità e alla sacralità, come testimonianza di un tempo che va oltre la semplice dimensione storica.
Al fine di offrire un’analisi a 360 gradi dei materiali e delle scelte simboliche e stilistiche che caratterizzano oggi i monumenti e gli edifici di Prato, ha preso la parola Marco Morelli, direttore della Fondazione PARSEC, che comprende al suo interno anche l’Istituto Geofisico Toscano. Morelli ha posto l’attenzione sulla formazione delle rocce, sul loro legame con le risorse idriche e, di conseguenza, sul modo in cui questi elementi hanno influenzato la nascita e lo sviluppo delle strutture nel corso della storia.
Le rocce, e quindi le strutture che con esse sono state costruite, non rappresentano soltanto un ornamento semplicemente stilistico, ma raccontano una storia che affonda le proprie radici nelle risorse disponibili, negli spostamenti e nella geologia del territorio. Le rocce raccontano, infatti, una storia tutt’altro che casuale, che non può essere ricondotta esclusivamente al simbolismo e all’arte. E così alberese, serpentino verde, laterizi e altri materiali lapidei caratterizzano l’architettura dei principali edifici e monumenti del centro storico di Prato.

La storia della nostra città, dunque, non inizia soltanto con la costruzione degli edifici, ma affonda le proprie radici molto più indietro: sono proprio il territorio, le sue risorse e la sua conformazione geologica ad aver posto le basi per la città che conosciamo oggi.
L’identità di una città è, di conseguenza, strettamente connessa ai suoi materiali e può diventare un vero e proprio elemento di riconoscimento, non solo in Italia, ma anche all’estero. Bologna, ad esempio, è conosciuta per i mattoni rossi che caratterizzano il suo centro storico medievale, mentre gran parte della Firenze rinascimentale si distingue per la particolare pavimentazione delle sue strade.
Un discorso analogo vale per il serpentino verde e nero, tipico rispettivamente di Prato e Pistoia, materiali che diventano così elementi distintivi dell’identità architettonica delle due città. Proprio al serpentino pistoiese Homes ha dedicato nel 2017 il libro “Le chiese zebrate di Pistoia”.









