PRATO – Pillole di vita vissuta, spezzoni e frammenti di un passato intriso di vicende paradossali, personaggi tragicomici, storie popolari raccontati nello stile pungente e sarcastico della più autentica comicità toscana.
Si alza il sipario sulla nuova stagione del Teatro Metastasio e ad aprire le danze è il gradito e atteso ritorno a Prato di Alessandro Benvenuti con il suo spettacolo “Pillole di me”, scritto nel 2023, in cui il popolare attore toscano propone un recital di monologhi tra i più apprezzati della sua ormai cinquantennale carriera divisa tra cinema e teatro.
Classe 1950, considerato uno dei volti più eclettici e rappresentativi del cinema, del teatro e della comicità toscana, Benvenuti inizia la sua carriera nel mondo del cabaret, trovando la consacrazione con lo storico trio comico dei Giancattivi insieme ad Athina Cenci e Francesco Nuti: il gruppo ottiene uno straordinario successo televisivo nella celebre trasmissione Non stop, per poi approdare sul grande schermo nel 1981 con Ad ovest di Paperino, diretto dallo stesso Benvenuti, che gli vale il Nastro d’Argento come miglior regista esordiente.

Autore sofisticato e poliedrico, in grado di unire l’ironia amara e dissacrante tipica della commedia toscana con una spiccata sensibilità drammaturgica, ottiene un buon successo di pubblico e critica in ambito cinematografico nel corso degli anni Novanta, come regista e interprete delle due commedie corali Benvenuti in casa Gori e Ritorno a casa Gori, oltre a film diventati dei cult come Ivo il tardivo e Belle al bar.
In anni più recenti si dedica assiduamente al teatro, insieme alle sue grandi passioni per la musica e la scrittura, e nel 2014 vive una seconda giovinezza artistica e popolarità sul piccolo schermo interpretando Emo Bandinelli, uno dei vecchietti investigatori della fortunata serie TV I delitti del BarLume per la regia di Roan Johnson.
Nonostante sia “un uomo che proviene dal secolo scorso”, come lui stesso tiene a precisare al pubblico del Metastasio poco dopo il suo ingresso in scena, e non rinunci a scherzare e ironizzare sulla sua età avanzata e sul fatto di essere un po’ smemorato, in realtà Benvenuti dimostra una straordinaria brillantezza e una capacità davvero notevole e rara di sapersi muovere e giostrare tra narrazioni, contesti e registri linguistici diversi, dando ancora una volta dimostrazione di un artista versatile e dalla loquacità magnetica e travolgente.
Attraverso una selezione di monologhi tratti da precedenti spettacoli teatrali, come Panico ma rosa (2020), Me medesimo (2006) o Atletico Ghiacciaia (2000), l’attore propone una serie di “pillole” di comicità, sempre sospesa tra ironia, sarcasmo e dramma, che hanno il potere di farci tornare indietro nel tempo e farci toccare con mano momenti e situazioni di una quotidianità sorprendente, ora giocosa e ora cruda, in grado di far riflettere e allo stesso tempo strappare un sorriso.
Quello di Benvenuti è un viaggio in sprazzi di vita vissuta, che ha come ambientazione e sfondo prevalente il piccolo paesino toscano dove l’attore è nato e ha trascorso la sua infanzia e la sua adolescenza, mescolando in un turbine di parole, ora scandite con lentezza, ora pronunciate di getto come un’improvvisa cascata, emozioni, sentimenti e ricordi di un tempo passato e di una realtà non più esistente.
I suoi racconti ci prendono per mano e ci riportano nel mondo e nell’atmosfera di paese degli anni Sessanta, tra i vari personaggi che frequentano la chiesa o il circolo, nelle discussioni tra democristiani e comunisti, nel complesso rapporto con Dio tra devozione e blasfemia, nei piccoli e grandi pettegolezzi e scandali che sconvolgono la tranquilla e monotona vita paesana, nella descrizione della tragicomica formazione della squadretta di calcio che si accinge a scendere in campo per la finale dell’annuale torneo dei bar.
Ma c’è spazio anche per la storia, anch’essa dai risvolti comici, di una band punk rock nata in paese da un gruppo di giovani “ribelli” che agli inizi degli anni Settanta cerca di fare carriera nel mondo della musica, tra concerti blasfemi e vari problemi con le autorità: alla fine il gruppo si scioglierà e i suoi membri, tranne rare eccezioni, faranno una fine ingloriosa, costretti a escogitare una serie di trucchi e piccoli espedienti per sopravvivere e per compiere qualche furtarello ma sempre senza troppa fortuna.
Si susseguono come in un caleidoscopio le storie tragicomiche di numerosi personaggi, tutti rigorosamente accompagnati dal proprio soprannome, vera e propria “etichetta” sociale, e da una qualche caratteristica fisica che ne segna in maniera indelebile la vita e la personalità.
Ma Benvenuti racconta anche storie cronologicamente più recenti e dai risvolti più riflessivi e psicologici, come la vicenda di un uomo che è esasperato dall’arrivo nella propria casa di un nuovo cane, un animale rivelatosi ben presto ingestibile, dannoso e insopportabile che lo porterà fino alla pazzia e a far uscire la sua parte peggiore e malvagia: alla fine l’uomo compirà il tragico gesto, ma non ucciderà il cane come ci si può facilmente aspettare, bensì il resto della famiglia che con tanta benevolenza e tanto amore aveva accolto la bestiola in casa, trasformandola presto in un autentico inferno.
Storie divertenti e tragiche, salaci e drammatiche, tra improvvisi malesseri corporali, disavventure sportive, convivenze impossibili, chiacchiere da bar, leggende metropolitane, tentativi falliti di evadere dalla vita di provincia, il tutto filtrato attraverso gli occhi di un uomo che guarda a ritroso la propria vita con consapevolezza ma anche con un pizzico di sana nostalgia.
Su un palcoscenico spoglio e semivuoto, in cui figurano solamente un leggio e una sedia, Benvenuti mette al centro la parola e attorno ad essa costruisce una sequenza di memorie comiche dallo sviluppo dinamico e dagli esiti talvolta inattesi.
Un ritorno a Prato in grande stile, per una “prima” apprezzata e applaudita dal pubblico presente in sala.










