PISTOIA – Lungo il suo percorso la Pistoia-Abetone attraversa il territorio di cinque comuni della provincia. L’ultra maratona è dunque un viaggio, una sorta di cartolina in movimento che attraversa alcuni dei luoghi simbolo del territorio pistoiese: la straordinaria maestosità di piazza del Duomo di Pistoia, le colline percorse dalla statale 66 con gli abitati di Piazza, Borghetto, Cireglio, Le Piastre, le vecchie ghiacciaie lungo la Valle del Reno, la memoria degli insediamenti industriali di Campo Tizzoro, San Marcello e i suoi dintorni. E ancora, il Ponte sospeso tra Mammiano e Popiglio, il crocevia di La Lima, Cutigliano e la sua storia, i boschi e le vallate intorno all’Abetone. Colori, profumi e sensazioni che non fanno solo da sfondo alla corsa, ma sono parte integrante e anche per questo la rendono unica.

La partenza
La corsa prende il via dal vero e proprio cuore del centro storico della città ovvero piazza del Duomo.
Il Duomo di Pistoia risale al X secolo ed è intitolato a San Zeno, vescovo del 300 d.C. La statua del Santo si trova sul tetto della Cattedrale accanto a quella del Santo patrono della città San Jacopo. Le due figure dei Santi sono legate storicamente, infatti pare che fu proprio il vescovo Zeno a ottenere per la città di Pistoia un’importante reliquia di San Jacopo, a cui la città era devota, proveniente da Santiago de Compostela.

La reliquia fu posta in un altare argenteo e collocata in una cappella costruita appositamente, la Cappella di San Jacopo. Oggi il bellissimo altare, sicuramente l’opera più suggestiva visibile nel Duomo, è stato posizionato nella Cappella del Crocifisso, che si affaccia sulla navata destra della Chiesa. Sulla destra del Duomo noterete un edificio in mattoni davvero particolare, caratterizzato da un loggiato con archi a sesto acuto e bifore, è il Palazzo dei Vescovi. Qui, al piano terra, ha sede l’Ufficio per il Turismo di Pistoia (APT).
Il bel campanile del Duomo si trova sul lato sinistro della chiesa, caratterizzato da una torre in stile gotico e dalla merlatura a coda di rondine tipica del periodo ghibellino. È possibile salire fino in cima al campanile, accompagnati da una guida. Vi aspettano 200 scalini, ma potete esser certi che il panorama sulla città che vi potrete godere da lassù ripagherà ogni eventuale fatica. Il biglietto per l’ingresso può essere acquistato presso l’ufficio turistico che si trova a pochi metri dal Duomo.
Di fronte alla cattedrale troviamo l’antico battistero di San Giovanni in Corte, un elegante esempio di architettura gotica risalente, nella sua forma attuale, al XIV secolo. Il battistero ha pianta ottagonale ed una caratteristica facciata in marmo bicromo che si rifà alla tradizione romanica pistoiese.

Il battistero ha subito diversi interventi di restauro nel corso dei secoli ed entrando al suo interno si ha l’impressione di un ambiente solenne, ma anche spoglio. L’attenzione del visitatore viene inevitabilmente catturata dallo splendido fonte battesimale realizzata da Lanfranco di Como e posizionata al centro dell’ottagono.
Il battistero oggi non ha più funzione liturgica, ma ospita saltuariamente degli eventi culturali.
Il percorso di gara da piazza Duomo procede in via Cavour, un po’ di storia per chi volesse vedere le chiese, i palazzi i locali di questa via centrale pistoiese
La creazione di via Cavour risale alla fine dell’ Ottocento durante il rifacimento dovuto all’espansione urbanistica della nuova capitale. Il via libera alla costruzione della strada fu dato in una seduta consiliare nel maggio 1880. Si possono ammirare lungo la via palazzi, chiese e locali storici storici.
La chiesa di San Giovanni Evangelista, detta San Giovanni Fuorcivitas è un importante complesso romanico nel centro di Pistoia. L’appellativo Fuorcivitas ricorda che la chiesa, all’epoca della sua fondazione longobarda, si trovava al di fuori della prima cerchia di mura cittadine. Stretta tra gli edifici circostanti, la chiesa è riconoscibile per il suo lato nord, da sempre considerato la sua vera facciata: decorato in marmo bianco e serpentino di Prato, il ricco portale centrale con architrave raffigura l’Ultima Cena del maestro Gruamonte. All’interno si trovano opere artistiche di grande pregio, fra le quali spiccano la Visitazione, il primo esempio di terracotta invetriata a tutto tondo di Luca della Robbia e il Pergamo di fra’ Guglielmo da Pisa – per il quale è stata suggerita anche una collaborazione di Arnolfo di Cambio – realizzato nel 1270.
Palazzo Rossi Cassigoli
Sede di un’importante famiglia di banchieri, nonché di raffinati letterati e collezionisti, il Palazzo Rossi Cassigoli all’esterno, si presenta con un impaginato tardo settecentesco, aulico ed elegante, che lo fanno essere uno dei più affascinanti palazzi cittadini. L’edificio affonda le sue radici in un pezzo della cinta muraria alto medievale (VIII sec.) e conserva in sé sorprendenti stanze affrescate che hanno per soggetto storie tratte dal mondo classico. Il salone del piano nobile, con i monocromi delle statue di Apollo e Minerva e delle quattro stagioni, incastonati in pronami greci, a creare un vero e proprio percorso, è un’immersione nel mondo classico. Le stanze ai lati del salone proseguono lo stesso tema con storie tratte dalla mitologia greca e romana: Venere e Amore, Febo e il carro del sole oltre a lacerti di pittura a soggetto mitologico. Al Piano secondo troviamo un ambiente totalmente decorato a grisaglia che ha per soggetto storie dell’antico testamento.

Caffè Valiani
L’edificio in cui sorge lo storico Caffè Valiani di Pistoia, è un antico oratorio dedicato a Sant’Antonio Abate, eremita egiziano, vicino alla chiesa di San Giovanni Forcivitas: l’elegante locale è rinomato in tutta Italia per i liquori profumati, le pastefrolle, i marzapani, le creme e i pan di spagna. La trasformazione dell’oratorio in locale aperto al pubblico avvenne nell’Ottocento, quando un oste di nome Biagioni acquistò l’edificio per aprirvi una taverna.
Nel 1864 i giovani coniugi Dante e Margherita Valiani acquistarono il fondo, che in pochi anni divenne un raffinato caffè pasticceria, che annovera tra i propri clienti, oltre che i buongustai pistoiesi, anche i Reali italiani: le specialità offerte dal locale andavano dalla “africane” alle cassate, dai cioccolatini, ai delicati rosoli. Nel 1876 la “Premiata fabbrica di confetti, pasticceria, liquori Dante Valiani” partecipò all’Esposizione Universale di Filadelfia. Al Caffè Valiani sono conservati gli ordini per i vini di Giuseppe Verdi ed è noto che musicisti come Rossini, Bellini, e lo stesso Puccini si fermassero a gustare le prelibatezze prodotte nel caffè quando erano di passaggio a Pistoia. Le iniziative culturali che oggi fanno capo al locale sono portate avanti dall’Accademia della Brigata del Leoncino, che ogni anno organizza una premiazione per quei personaggi che si siano particolarmente distinti nel campo dell’arte, lettere, delle scienze, del teatro e del cinema (Carla Fracci, Zeffirelli, Bolognini tra gli altri).
La famiglia Valiani, ha provveduto negli anni agli interventi di restauro, che hanno rivelato particolari importantissimi dell’ex oratorio. Sono tornate alla luce le pareti affrescate e si sono scavati i resti di un guardingo medievale longobardo dell’VIII secolo. Caffè Valiani riserva ancora molte sorprese e ha molto da raccontare anche sulla storia della città di Pistoia.

La gara passa da piazza san Francesco, conosciuta dai pistoiesi come piazza Mazzini, dove si può visitare, oltre alla bellissima chiesa e la piazza, il Parterre oggi luogo di incontro e svago; piazza San Francesco fu per molto tempo centro della vita cittadina pistoiese.
Qui si svolgevano le principali feste e manifestazioni cittadine, come la giostra di cavalli di San Jacopo. La conformazione della piazza, che proprio come oggi si apriva di fronte all’omonima chiesa, era ellittica, coperta di erba e in saliva sul lato Ovest. Durante il periodo napoleonico il luogo fu utilizzato come accampamento militare ed intitolato proprio a Bonaparte. Fu in questo periodo che fu dato inizio all’opera di riqualificazione della piazza, affidata a Cosimo Rossi Melocchi. Il grandioso progetto non fu mai portato a termine, i lavori si conclusero nel 1827 con un risultato assai ridotto.

La parte rialzata della piazza avrebbe dovuto ospitare il Pantheon dedicato agli uomini illustri che prevedeva un vasto atrio di derivazione classica. Alla morte di Melocchi Gamberai ridimensionò il progetto dando alla struttura, che finirà per ospitare un caffè fino agli inizi del 900, l’aspetto che ancora oggi conserva. La piazza divenne giardino pubblico dove, nel 1875 venne collocata una grande vasca centrale. La denominazione della piazza nel tempo cambiò molte volte, fino a riprendere il nome originario di piazza San Francesco. Interessante veduta della piazza e delle attività che vi si svolgevano ce la regala un interessante dipinto settecentesco conservato al Museo Civico di Pistoia.
Verso nord
La gara prosegue lungo via Dalmazia passando davanti all’entrata di Villa di Scornio meglio conosciuto come Villone Puccini: da vedere il parco, il lago e le costruzioni storiche dedicate a Pitagora, Napoleone, Alessandro Manzoni

La Villa Puccini di Scornio è una villa appartenuta alla famiglia di Niccolò Puccini presso Pistoia, situata in località Scornio in via Dalmazia 356.
Tommaso Puccini, medico alla corte granducale di Firenze XVIII secolo, commissionò il progetto della villa e del giardino all’italiana destinato alla coltivazione degli agrumi a Francesco Maria Gatteschi, ma la costruzione restò incompiuta alla sua morte. Il salone nobile e le sale adiacenti si ornano degli affreschi dei migliori artisti fiorentini del tempo, fra i quali Giovanni Domenico Ferretti. Giuseppe Puccini ne affidò la ristrutturazione neoclassica all’ingegnere pistoiese Bonsignore. Tra il 1825 e il 1845, Niccolò Puccini, figlio di Giuseppe, fece costruire il parco attorno alla villa, portando avanti i lavori intrapresi dal fratello Domenico per arricchire le attrattive naturali con l’elemento artificiale di due laghetti. Inoltre, attraverso l’inserimento di statue rappresentanti personaggi di spicco nel mondo intellettuale, si voleva esaltare il progresso culturale e scientifico in Italia, in modo da provocare nello spettatore sia un piacere estetico che etico. A tal fine vennero collocate nel parco statue di Dante, Francesco Ferrucci, della Sapienza, di Michelangelo Buonarroti, nonché l’emiciclo di Galileo e, su progetto di Giuseppe Martelli, il tempio pitagorico. A Capostrada fece erigere una statua in cotto raffigurante Carl Linneo.
Secondo il gusto romantico del XIX secolo, furono costruiti due esempi di “revival Gotico”, una chiesa ed un castello medievale miniaturizzato. Altri edifici rappresentavano le diverse fasi della civiltà; inoltre Alessandro Gherardesca vi innalzò il “Pantheon degli uomini illustri”, una costruzione di matrice neoclassica schermata da colonne ioniche.

Il parco, che raggiunse l’estensione di 123 ettari, si apriva al popolo durante le giornate estive della Festa delle Spighe, contaminazione di antichi riti pagani propiziatori della fertilità dei campi, processioni cristiane verso il colle del Romitorio e del Calvario, gare e giochi volti a educare il popolo.
Alla morte di Niccolò Puccini nel 1852 per sua volontà i suoi beni furono messi all’asta e la proprietà fu frazionata. La villa nel 1928 passò all'”Asilo di Mendicità Vittorio Emanuele II” e fu sede fino al 1999 di una Casa di Riposo per Anziani. Dal 1984 è proprietà comunale. La collezione di opere d’arte situata nella villa è oggi ospitata nel Museo Civico di Pistoia.

Allo stato attuale molti manufatti, per mancanza di manutenzione, si trovano in uno stato di decadenza.
Il castello medievale, una delle poche cose ben conservate, è un’abitazione privata; la chiesa in stile gotico inglese è una falegnameria, le altre costruzioni, come l’emiciclo di Galileo, sono diventate ricoveri di attrezzi agricoli.
L’insieme delle piante è in gran parte composta da querce (Quercus ilex, Quercus robur, Quercus pubescens, Quercus petraea), platani del viale d’ingresso, cipressi argentati americani, cedri del Libano, pini, tigli, siepi in bosso e alloro, ma quelle che hanno caratterizzato il parco sono le camelie, essenze esotiche in uso secondo la moda del tempo.
Attualmente all’interno della villa si trovano la Scuola di musica e la scuola di Danza “T. Mabellini”.
Fuori dalla città
Capostrada si trova al quinto chilometro di gara, qui si trova il primo ristoro della gara.
Il nome Capostrada (inizialmente Capo di strada) è originato proprio dal fatto che da qui inizia la grande rotabile costruita circa nel 1840 con il nome di strada Leopolda (dal nome del Granduca di Toscana), l’attuale SS 64, che unisce la Toscana all’Emilia. Caratterizzato già dall’Ottocento per la presenza di impianti manifatturieri operanti nei settori meccanico, metallurgico e tessile, ancora oggi si possono distinguere le antiche costruzioni industriali a capanna disposte lungo il greto del fiume.
Da Capostrada partono le statali 66, che mettono Pistoia in collegamento con la Val di Lima e con il Passo dell’Abetone (Statale 12), e la statale 64 che, attraverso il passo della Collina, porta a Porretta Terme (Bologna). Poco oltre Capostrada, si può ammirare la Torre di Catilina.

La torre fu progettata da architetti illustri a partire dal 1828. Venne costruita nel parco del Puccini nel 1840 Da Luigi de Cambray(1778-1843), Giuseppe Martelli ( 1792-1876), Alessandro Gherardesca (1779-1852). I lavori della torre furono inaugurati dal pittore Luigi Sabelli che nel 1840 gettò le fondamenta dell’edificio. Fu fatta costruire in questo punto della proprietà dal Puccini stesso a seguito di una ricerca sulle convinzioni di allora in relazione allo scontro fra i seguaci di Catilina e gli eserciti inviati da Roma. Dalle ricerche risultava che lo scontro fosse avvenuto nella vicina Piana dei Vaioni. Come da testimonianza del Dizionario toponomastico delle alte valli della Brana, della Limentra e dell’Ombrone. documento storico. Per raggiungere la torre di Catilina della piana dei Vaioni bisogna raggiungere la zona di Legno Rosso. La strada che porta alla torre è costeggiata da alcune case per questo è di uso privato o per un numero ristretto di permesso ma comunque percorribile fino alla torre.
Al chilometro 9 della Pistoia-Abetone, a circa 234 metri di altitudine si trova Piazza, una piccola frazione del Comune di Pistoia, costituita da due borgate, con case costruite ai margini della casa granducale ed altre, la parte più antica a Castel di Piazza, nei pressi della Chiesa di San Michele Arcangelo (o San Michele a Piazza).

Dell’insediamento si trova traccia già nel 940, in occasione di una donazione fatta alla Cattedrale di Pistoia di certo Gottifredo. Non si conosce quando esattamente la chiesa sia stata costruita, ma se ne parla già nel 1600. A causa di notevoli lesioni subite nel tempo, la chiesa venne demolita ed interamente ricostruita nel 1846; altri restauri sono stati effettuati negli anni 1955/1956. Altro importante edificio è la Villa dei Vescovi, (meglio conosciuta come Villa d’Igno) iniziata nel 1518 dal Vescovo di Pistoia Niccolò Gandolfini e completata dal Vescovo Antonio Pucci. Già dal sedicesimo secolo vi soggiornarono Alessandro de’ Medici, Caterina de’ Medici ed il Pontefice Paolo III.









