mercoledì, Settembre 9, 2026

Pistoia-Abetone. Rossano Baronti aprì la strada alle Hand Bikes

PISTOIA – Era il 2002 e la Pistoia Abetone inaugurava il quarto traguardo per i diversamente abili, una corsa oltre le barriere.

Rossano Baronti

Rossano Baronti, forte atleta disabile di Fucecchio, tesserato per il Gruppo Handicap Toscana di Pistoia, quell’anno rinnovò la sua sfida alla “Montagna del Falco”, forte della partecipazione dell’anno precedente, Baronti rimase entusiasta della Pistoia-Abetone nel 2001 alla quale partecipò quasi per scherzo, entusiasta per la possibilità di cimentarsi in questa gara con il “ciclone”, pensando di fermarsi ai traguardi intermedi a Le Piastre o a San Marcello, poi invece tagliò il traguardo dei 53 chilometri.

Baronti, 46 anni, chiuse la gara con il tempo di 5 ore e 47 minuti. Lo rese possibile una carrozzina particolare, una Handy Bike che permette di affrontare anche dislivelli elevati, la stessa che gli permise il 13° posto alla Maratona di New York del 2000.

Era la 27^ Pistoia-Abetone, quell’anno in gara con Baronti, c’erano altri cinque atleti disabili: Giuliano Vignozzi, fiorentino reduce dal Passatore; Gianfranco Pigozzo, 46 anni, della Uicep Torino; Giovanni Angeli, 58 anni, Mauro Cattai, 36 anni, e Attilio Cortello, 42 anni della Basket e non solo di Udine.

Baronti chiuse la gara con il tempo di 5 ore e 47 minuti, a causa per una penalità al passaggio di San Marcello e da allora ha preso parte a numerose altre gare, stabilendo il suo nuovo record su una maratona a Padova con 1h e 31’.

“Mi sto allenando molto – spiega – perché questa è una gara che non si improvvisa, tutta salite e discese, curve e tornanti, ma io amo la competizione e la fatica che sono legate allo sport. Sono 13 anni che faccio sport, insieme a mia moglie e dopo una parentesi col tennis in carrozzina, sono tornato alle corse su strada”.

Quell’anno ci fu un accordo con l’organizzazione che permise a ogni atleta in Hand Bike di farsi accompagnare da un assistente in bicicletta per i ristori.

In gara quell’anno anche Jean Claude Perronnet, non vedente francese di 42 anni, un vero stakanovista, capace di inanellare una dietro l’altra maratone e ultramaratone, passando dai climi freddi del Nord America a quelli torridi del Nord Africa.

Gina Nesti

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