mercoledì, Settembre 9, 2026

Pistoia, avvocati penalisti in sciopero contro il Decreto sicurezza 2025

PISTOIA – L’unione delle camere penali italiani, con delibera del 12 aprile scorso, hanno proclamato tre giorni di astensione dalle udienze (5, 6 e 7 maggio) e da ogni attività giudiziaria nel settore penale per protestare con il DL n.48 dell’11 aprile 2025 (Disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica, di tutela del personale in servizio, nonché di vittime dell’usura e di ordinamento penitenziari).

“I penalisti italiani – sottolinea la camera penale di Pistoia – denunciano l’ennesimo ricorso alla decretazione d’urgenza con la quale, al grido ingiustificato della necessità di una maggior “sicurezza”, si dà sfogo ad una irragionevole moltiplicazione delle fattispecie di
reato ed allo sproporzionato aumento delle pene, a conferma dunque della inarrestabile tendenza securitaria e carcerocentrica del Governo attuale, come del resto di quelli passati”.

Per le camere penali tutto questo porta con sé “l’inevitabile rischio di aggravare in maniera
esponenziale il già più volte denunciato sovraffollamento delle carceri, in uno con le drammatiche condizioni degli istituti di pena italiani: realtà attuali costantemente sottovalutate, nonostante il tragico numero dei suicidi in carcere, che nemmeno in questi primi mesi del 2025 accenna a diminuire. A nulla sono servite le proposte che l’Unione delle Camere Penali Italiane ha in più occasioni veicolato alle parti politiche, per scongiurare il varo di uno strumento, quello della proliferazione penale, che negli anni si è sempre dimostrato inefficace”.

“Si appalesa, piuttosto, quanto mai necessaria una seria programmazione di interventi, con la incentivazione di misure alternative al carcere e il miglioramento delle condizioni di vita intramuraria, che come le statistiche dimostrano, sono in grado di portare ad una drastica diminuzione dei casi di recidiva -continua la camera penale di Pistoia – Assistiamo infatti attoniti, pur a fronte delle decisioni della Corte Costituzionale in materia penitenziaria (come la nr. 10/2024 a tutela del diritto all’affettività) e delle condanne anche recenti dello Stato Italiano da parte della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, al frequente impiego della custodia cautelare in carcere ed allo svilimento delle pene sostitutive introdotte dalla
Riforma Cartabia, ma anche ad iniziative volte solo a ricavare nelle strutture penitenziarie esistenti ulteriori “moduli”, il cui scopo è unicamente quello di contenere un maggior numero di persone, senza che a ciò corrisponda un analogo incremento delle risorse (personale di polizia penitenziaria e personale sanitario) e di programmi di trattamento che possano dare effettività ai principi scolpiti nell’art. 27 comma 3 della Costituzione”.

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