mercoledì, Settembre 9, 2026

Pistoia, cibo sintetico: un secco no da istituzioni e territorio

PISTOIA – Forte adesione da parte del territorio pistoiese al divieto di produzione, importazione e vendita di cibo sintetico in Italia. Sono infatti oltre 3 mila le firme raccolte per la petizione promossa da Coldiretti e Fondazione Campagna Amica, Filiera Italia e World Farmers Markets Coalition contro l’introduzione di cibo di laboratorio. A sottoscriverla sono stati, tra gli altri, anche i Vescovi di Pistoia Tardelli e quello di Pescia Filippini, e poi Patrizio La Pietra, sottosegretario al Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, oltre a sindaci, consiglieri comunali e regionali di tutti gli schieramenti e naturalmente migliaia di cittadini.

La firma del Vescovo di Pistoia mons. Tardelli

A livello regionale la campagna ha ottenuto 35 mila firme, mentre in tutto il paese sono state circa mezzo milione le adesioni raccolte. Tra i firmatari, come riporta Coldiretti Toscana, anche molti giovani agricoltori che proprio ieri (28 marzo), tra l’altro, hanno festeggiato l’introduzione della nuova legge con un flash mob davanti a Palazzo Chigi a Roma.

Negli Stati Uniti il cibo sintetico è già realtà, grazie all’autorizzazione per il consumo umano concessa dall’autorità alimentare Fda ai ”filetti di pollo” creati in laboratorio dalla Upside Foods e a quelli della GOOD Meat. Ora si teme per l’introduzione anche nell’Unione Europea, dove – spiegano dall’associazione – dove già quest’anno potrebbero essere inoltrate a Efsa e Commissione le prime richieste di autorizzazione per la commercializzazione di viveri creati in laboratorio.

“Le bugie sul cibo in provetta – spiega il Presidente di Coldiretti Toscana, Fabrizio Filippi – confermano che c’è una precisa strategia delle multinazionali che con abili operazioni di marketing puntano a modificare stili alimentari naturali fondati sulla qualità e la tradizione. La verità è che non si tratta di carne ma di un prodotto sintetico e ingegnerizzato, che non salva l’ambiente perché consuma più acqua ed energia di molti allevamenti tradizionali, non aiuta la salute perché non c’è garanzia che i prodotti chimici usati siano sicuri per il consumo alimentare e, inoltre, non è accessibile a tutti poiché è nelle mani di grandi multinazionali”.

Una forte contrarietà è arrivata anche dalla Conferenza della Regioni la cui vicepresidente e assessore regionale all’agroalimentare Stefania Saccardi ha così commentato: ““Il cibo sintetico non garantisce né trasparenza né tracciabilità e quindi non mette il consumatore nelle condizioni di sapere cosa mangia. Aggiungo che l’agricoltura, a differenza del cibo sintetico, ha la funzione di produrre un alimento buono e sano e al tempo stesso di tutelare, conservare e rendere bello un territorio che acquista quindi anche una valenza di attrattività turistica. Concludo dicendo che, come sistema agroalimentare e come Regione Toscana in primis, abbiamo cercato di favorire la possibilità di crescita culturale del consumatore in modo che possa sapere da dove arrivano i cibi, come sono trattati, come sono gestiti e, ugualmente sapere anche cosa mangiano gli animali, come sono allevati. Si tratta di un principio fondamentale per garantire la sicurezza e la possibilità di scelta dei nostri consumatori”. (r.b.)

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