di Ilaria Lumini
PISTOIA – “Ancora i nostri figli portano delle problematiche: traumi fisici e mentali”. A parlare furori dal portone del Tribunale di Pistoia i genitori di due bambini, di 3 e 4 anni,”vittime all’asilo delle maestre”.
Questa mattina davanti al giudice Patrizia Martucci l’udienza che vede accusate due maestre di un asilo nido della montagna pistoiese. Per loro diversi capi di imputazione, per una maestra maltrattamenti e per la seconda abuso dei mezzi di coercizione e omessa denuncia.
Per quest’ultima il patteggiamento a tre mesi, con il consenso del pubblico ministero che ha diretto le indagini dei carabinieri. Per l’altra maestra invece è stato chiesto il rinvio a giudizio.
Rinviata comunque la decisione al 30 aprile dove il giudice deciderà sia sul rinvio a giudizio che sul patteggiamento. Inoltre la difesa ha richiesto la sbobinatura di tutto il materiale video e audo (quindi intercettazioni ambientali e video registrazioni) che, se accettato dal giudice, finirebbe nel fascicolo del dibattimento qualora ci sia il rinvio a giudizio.
E sullo slittamento al 30 aprile i genitori non sono stati d’accordo: “Doveva essere finita oggi – dicono – I nostri figli portano ancora traumi, venivano legati mani e piedi con lo scotch, anche sulla bocca, per tenerli fermi. I nostri figli urlano se vedono lo scotch. Non vogliono più essere accompagnati in bagno perchè hanno paura delle botte. Botte in testa, rinchiusi negli armadietti. Questo si vede bene dai video” spiegano i genitori.
Che evidenziano che nei fermi immagine delle telecamere ambientali posizionate per tre mesi dai carabinieri nell’asilo, “si vedono tre bambini, due sul seggiolotto, e uno sulla sedia, legati mani e piedi a croce, con lo scotch sulla bocca e a sedere sui ceci”.
“Si vede inoltre – continua un genitore – che colpiscono un bambino alla testa perchè non vuole mangiare e che il bimbo per il colpo batte la testa sul tavolo”.
Le indagini dei carabinieri, dirette dalla Procura, iniziate il 9 dicembre e concluse il 20 febbraio, sono partite dalla denuncia dei genitori e proseguite quindi con intercettazioni ambientali e videocamere nascoste alla scuola dell’infanzia dove lei lavorava.







