mercoledì, Settembre 9, 2026

Pistoia, reddito alimentare: ok del Consiglio alla proposta del M5S

PISTOIA – Una proposta del M5S può vedere la luce a Pistoia: si tratta del “reddito alimentare”, un provvedimento che oggi è realtà e che andrà ad aiutare le numerose famiglie bisognose.

“Mentre il dibattito pubblico è ormai, e da tempo, incentrato solo su alleanze, convergenze, campi più o meno larghi, in vista delle amministrative, il M5S continua a lavorare con attenzione e determinazione. E questo provvedimento è di interesse trasversale e di un’importanza notevole per il tema che tratta – ha spiegato il Capogruppo Nicola Maglione – e coinvolge tanto la grande distribuzione quanto le piccole attività commerciali di ristorazione, così come le associazioni del terzo settore”.

La proposta nasce dall’analisi di alcuni dati ben precisi e che imponevano una riflessione e un’azione: 2,7 milioni di persone a rischio fame in Italia a fine 2020; 220 mila tonnellate di prodotti mandati al macero, prodotti buoni che vengono buttati via. Uno spreco enorme, a fronte del quale c’è persistono, e si aggravano, situazioni di indigenza.

“Il reddito alimentare non prevede l’erogazione di un contributo di denaro mensile, ma la possibilità di ottenere una quantità di beni alimentari il cui valore si collochi tra i 400 ed i 600 euro mensili. Si capisce bene che questo meccanismo, una volta messo in funzione, ha un ulteriore valore aggiunto, poiché va a soddisfare bisogni primari, che inevitabilmente le persone devono sostenere, lasciando indietro bollette o canoni degli alloggi popolari, per i quali spesso sopperiscono i servizi sociali. Così facendo, queste risorse potranno essere destinate ad altre necessità. Quando si parla di fame – ha sottolineato Maglione – si parla del livello più basso della condizione umana. Quando non si ha di che sfamarsi, non si è liberi, si gode solo di una libertà di forma”.

Il reddito alimentare si inserisce nel solco tracciato dalla legge Antispreco, 166/2016, che ha cercato di porre un rimedio ad una situazione già critica. Tale legge ha previsto delle agevolazioni fiscali che consentono a soggetti il cui invenduto viene donato ad enti pubblici o a soggetti privati operanti nel terzo settore, di non pagare le imposte sui i beni oggetto di donazione, di non doverle considerare rimanenze finali e, laddove le amministrazioni comunali possano e vogliano incentivare ulteriormente questo virtuoso circuito, sono previste possibilità di riduzione della tariffa TARI per quanto riguarda la parte variabile, fino al 50%.

“Ci sono già realtà dove questo sistema è a regime – ha osservato il Consigliere Maglione – come avviene nel Comune di Milano. Stiamo quindi parlando di cose concrete. Questa normativa nazionale ha incontrato due ostacoli che ne hanno fortemente limitato l’applicazione: gli enti del terzo settore dotati di adeguati mezzi e adeguate risorse (umane, materiali ma anche di know-how) per raccogliere da “n” supermercati generi alimentari in grande quantità e poi distribuirli agli indigenti, non sono tanti, o comunque non sono sufficienti rispetto ai numeri dell’emergenza. Il secondo è invece la barriera psicologica che disincentiva tante persone dal chiedere aiuto: una comprensibile reticenza nel manifestare il proprio stato di necessità, evitando quindi, pur avendone bisogno, di rivolgersi ai servizi delle associazioni (mense, empori) rinunciando così ad aiuti importanti”.

Da qui nasce l’ordine del giorno del M5S: “Il Comune può fungere da intermediario – ha spiegato Maglione – con la donazione che può essere riconosciuta formalmente all’amministrazione comunale ma con le merci che rimangono presso i soggetti donanti. Le varie attività potranno allestire un reparto con tali prodotti ed il Comune, attraverso i servizi sociali o in collaborazione con gli stessi enti del terzo settore, potrà offrire sostegno, individuando i soggetti che ne hanno necessità e diritto (in base all’Isee, come avviene per altri contributi/esenzioni), dedicando loro una carta anonima, così che loro potranno effettuare una propria spesa mantenendo l’anonimato.”

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