sabato, Ottobre 24, 2026

Itinerari nell’arte del Novecento. La Collezione Gori a Celle: intervista a Bruno Corà

PISTOIA – Fondazione Pistoia Musei e Comune di Pistoia hanno dato il via ad una serie di incontri per approfondire la conoscenza e la valorizzazione dell’arte contemporanea nel tessuto urbano di Pistoia e del suo territorio. Il percorso si inerisce nella Rete regionale del Contemporaneo che ha come capofila il Centro Pecci di Prato ma che tocca tutte le province della Toscana.

Una mappa, come ha detto la direttrice di Pistoia Musei, Monica Preti, “uno strumento per accompagnare il pubblico in un percorso per la comprensione del patrimonio diffuso nei luoghi del Contemporaneo”.

Un momento dell’incontro dedicato a Giuliano Gori e la Collezione Celle a Palazzo de’ Rossi

Un percorso fatto di tre appuntamenti iniziato sabato 14 a Palazzo De’ Rossi con il critico e saggista Bruno Corà per concludersi il 19 aprile con un itinerario del Novecento guidato da Annamaria Iacuzzi nelle collezioni cittadine, passando da Palazzo Fabroni il 28 marzo con una conversazione di Marco Bazzini su Roberto Barni, Umberto Buscioni, Gianni Ruffi che approfondisce il contributo dato da questi ed altri protagonisti dell’arte contemporanea presenti nella collezione permanente del museo.

Il primo incontro a Palazzo de’ Rossi è stato dedicato a Giuliano Gori e a un percorso sull’arte ambientale partendo dagli artisti presenti nella collezione della Fattoria di Celle. Con Bruno Corà erano presenti Monica Preti, Anna Maria Iacuzzi, il responsabile delle collezioni del museo Pecci Stefano Pezzato e Paolo Gori che hanno intrattenuto dopo i saluti del presidente della Fondazione Caript, Luca Gori, Fondazione di cui Pistoia Musei è Ente strumentale.

A Bruno Corà chiediamo dell’impatto della collezione Gori nel mondo dell’arte.

Professore, per molti Giuliano Gori è visto come un mecenate, in realtà è stato molto di più.

Io l’ho definito teorico dell’arte ambientale perché quando lui si è confrontato con gli artisti che incontrava o venivano a “lavorare” a Celle non era scontato che potessero realizzare subito i loro progetti. Prima di tutto voleva che conoscessero i luoghi che lui offriva e poi motivassero le ragioni perché in quel luogo volevano fare qualcosa. Voleva esser convinto che l’opera fosse appropriata al punto in cui doveva essere collocata. Questo significa che non era semplicemente il mecenate che concede lo spazio e il danaro ma entrare nel merito delle scelte e anche della determinazione artistica.

Lei ha anche detto che Gori era “posseduto” dall’arte.

Posso dirlo perché mentre parlavi con lui di qualsiasi altro argomento verso il quale si dimostrava benevolo, educato, quando si toccava l’argomento arte sembrava che dentro di lui si sviluppasse un’altra energia. Alzava la voce, a volte urlava, gesticolava, una forza diversa dall’ordinario. Quindi capivo che era posseduto da questo aspetto così profondo e che l’arte per lui era proprio un’energia irrefrenabile.

Gori è il recente passato, il presente ma non finisce con lui. C’è la famiglia che prosegue in questo percorso.

Certo. Io stasera ho sentito con gran piacere le parole di Paolo (il figlio di Giuliano n.d.r), da qualche mese è mancato Fabio (l’altro figlio) ma c’è Paolo, Stefania, Patrizia che intendono continuare, e di gran lena, perché hanno detto che invitano otto artisti per sette mesi in permanenza a Celle che produrranno opere di Arte ambientale che svilupperanno discutendo con loro. C’è una forte spinta, ormai, che da Giuliano è passata ai figli.

Dunque il luogo è diventato arte.

Il luogo è diventato arte, esatto.

Luogo che i posteri troveranno anche per studiare l’ambientazione delle opere.

Certamente sì. Innanzi tutto c’ha un consolidamento e una rinomanza ed estensione internazionale. È conosciuto in tutto il mondo. E poi Paolo si occupa di editoria d’arte e questo è un altro degli strumenti per la diffusione dell’arte. Quindi vedo che non sono fermi all’acquisizione, fare un’opera in più, ma anche produrre comunicazione. Sì, continueranno, anche di gran lena.

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