giovedì, Aprile 30, 2026

Pistoia, una conferenza promossa dal Cissa su Dante “poeta ingiurioso”

PISTOIA – Un incontro interessante per scoprire un volto diverso e inconsueto di Dante, reso immortale dalla “Commedia” e noto anche per la sua poesia stilnovista e i suoi trattati su lingua e politica, ma meno conosciuto come autore di poesie “ingiuriose”.

Per il ciclo “Conversazioni del Castellare”, il prossimo lunedì 4 maggio a partire dalle ore 17,15 presso l’Auditorium del Museo dell’Antico Palazzo dei Vescovi di Pistoia è in programma la conferenza “Dante ingiurioso” a cui prenderanno parte i professori Marco Berisso (Università di Genova), Diego Quaglioni (Università di Trento) e Lorenzo Tanzini (Università di Cagliari) che discuteranno a partire dal volume “Dante injurieux. Poésie comique et politique à Florence au XIIIe siècle” (École française de Rome, 2025) di Giuliano Milani (Università La Sapienza di Roma e Universitè Paris Est), alla presenza dell’autore.

L’incontro, a ingresso libero e gratuito, è coordinato da Giampaolo Francesconi (Centro Italiano di Studi di Storia e d’Arte), ente pistoiese che promuove l’evento in collaborazione con Fondazione Pistoia Musei.

L’incontro tra Dante e Forese Donati nella cornice dei golosi nel “Purgatorio”

Il volume di Milani, pubblicato lo scorso anno in francese, rappresenta un punto di svolta storiografico e filologico nello studio del Dante “minore” e, in particolare, del suo rapporto con il genere comico e l’insulto rituale. Partendo da una nuova prospettiva e contestualizzando dal punto di vista storico e politico la violenza verbale nella Firenze di fine Duecento, Milani mette in evidenza come l’ingiuria non fosse solo uno sfogo emotivo, ma uno strumento di lotta politica e sociale. In una società basata sull’onore e sulla reputazione, offendere pubblicamente un avversario significava minarne lo status civile.

L’autore analizza le norme giuridiche del tempo che punivano l’ingiuria, mostrando come Dante si muovesse sul confine tra “gioco letterario” e diffamazione reale. L’opera mette infatti in discussione la visione tradizionale di un Dante “serio” contrapposto a un Dante “comico”, dimostrando che le sue rime di vituperio sono strettamente legate alle fazioni fiorentine e alle lotte politiche, spesso violente, che segnavano la vita pubblica della città e nelle quali l’ingiuria diventava strumento di delegittimazione politica e di esclusione dell’avversario dalla comunità dei “buoni cittadini”.

Milani nel suo saggio dedica ampio spazio allo scambio di invettive tra Dante e Forese Donati – la famosa “tenzone” – rileggendolo non come una semplice esercitazione di stile o sfida di abilità poetica, ma come un riflesso delle tensioni tra le famiglie emergenti e l’aristocrazia cittadina. L’ingiuria colpisce la sfera privata – la povertà, la fame, i debiti, con Dante che nello specifico accusa Forese di essere un ghiottone insaziabile e un ladro matricolato – per demolire l’affidabilità pubblica dell’avversario.

Composta presumibilmente tra il 1293 e il 1296, la “tenzone” rappresenta uno dei momenti più curiosi e “bassi” dal punto di vista del registro linguistico della produzione dantesca. Si tratta di un violento scambio di sei sonetti, tre per parte, basato sulla tecnica del vituperio, tipica della poesia comico-realistica, in cui Dante e Forese si scambiano insulti feroci, attacchi personali e accuse infamanti che spaziano dalla sfera morale a quella sessuale e familiare.

Queste poesie sono caratterizzate da un marcato realismo espressionistico, con l’uso di un linguaggio aspro, gergale e quotidiano, da una forte aggressività verbale e da un ribaltamento in senso parodistico dei valori cortesi e stilnovistici. Ne emerge un Dante molto diverso da quello che conosciamo e che siamo abituati a leggere, ma sul quale la conferenza intende fare luce inserendolo nel contesto politico, ideologico e sociale del suo tempo.

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