POGGIO A CAIANO – Poesia, impegno sociale e politico si incontrano nel parco della Villa Medicea di Poggio a Caiano.
Un connubio sussurrato, a bassa voce, ma intenso, con il quale i La Crus aprono l’edizione 2024 del Festival delle Colline, rassegna che da 45 anni porta spettacolo e cultura in scenari idilliaci e luoghi d’arte di Prato e i sui dintorni.

Il gruppo Alt-Rock milanese porta in scena il suo ultimo lavoro, quello della reunion dopo alcuni anni, che si intitola “Proteggimi da ciò che voglio”. Titolo che si ispira all’opera dell’artista statunitense Jenny Holzer “Protect Me From What I Want”.
Un disco che sancisce la ritrovata, e forse mai persa, ispirazione e la riunificazione del gruppo formato da Mauro Ermanno Giovanardi e da Cesare Malfatti.
E di strada ne hanno fatta, insieme, dal lontano 1993 quando il gruppo fu fondato. Ma questo nuovo lavoro è anche un luogo d’incontro, al quale hanno preso parte Vasco Brondi (La Rivoluzione), Carmen Consoli (Io Confesso) e Colapesce e Di Martino (Come Ogni Volta).
Mauro Ermanno Giovanardi e Cesare Malfatti sono accompagnati in questo tour da un trio di musicisti di alto livello formato da Chiara Castello (tastiere e cori), Marco Carusino (Basso e chitarra) e Reziero Rescigno (Batteria). E di fronte alla Villa di Poggio a Caiano l’intreccio di parole e musica è un incanto. Prima si esibiscono i Cassandra, un gruppo fiorentino che ha partecipato a X Factor, con un sound lineare, semplice, di piacevole ascolto, ma colorito e personale.

Poi tocca a loro: La Crus. Mauro Ermanno Giovanardi arriva sul palco con i suoi immancabili occhiali scuri ed il concerto inizia con “La Pioggia” una pioggia che bagna tutti: “piove persino sul mare, che non ha certo bisogno di farsi bagnare”. Come dire che siamo tutti immersi nella stessa acqua. Ma abbiamo anche bisogno di illuderci. “Mentimi” è il brano successivo: “voglio un’altra bugia, voglio un lieto fine, qualunque sia. Dimmi che il dolore non farà più male”.
Ad un certo punto Giovanardi sia lascia affascinare dall’ambientazione, dal luogo. “Questo concerto – dice – è una figata galattica. Siamo in uno scenario fantastico. Siamo all’aperto, ma sembriamo in un teatro”.
Il brano successivo è più veloce ed orecchiabile. Ma il concetto è sempre molto forte: “Mangia dormi lavora ripeti – suona il ritornello – e poi crepi. Ma tu come fai a non crollare. La vita normale è un passo più in qua”. E si prosegue tra illusione e disincanto, come ne “La Rivoluzione”: “La fine del mondo continua ogni giorno. La rivoluzione non passa di qui ed è un’altra volta venerdì”. Come dire, prima o poi la faremo; forse la prossima settimana, chissà.
Infine, la vita che ci consuma, in “Proteggimi da Ciò Che Voglio”: “Ti prego salvami da tutto quel che sogno”, abbiamo tutto “ci manca solamente il tempo”. Conclusione amara, forse. Ma anche se sono solo canzonette, quanta politica, quanta vita, ci puoi trovare.
Non ci resta che ammirare il panorama, alzare gli occhi e guardare le stelle.










