di Mauro Banchini
POGGIO A CAIANO – Chi rubò nell’agosto 2024 le grondaie in rame dal cimitero del Poggio? E perché invece di sostituirle subito, il sindaco fece passare estate, autunno e inverno successivi? Perché contribuì con la sua inerzia ad aumentare i guai in una struttura già così piena di problemi?

Domande tornate attuali in questi giorni, quando, dopo tre anni di governo Palandri, sono iniziati alcuni lavori in una parte del cimitero. Un cimitero jellato: il Comune vinse una causa contro la ditta che, in anni lontani, aveva lavorato male. Ma la ditta, che doveva pagare tanti soldi al Comune, fallì e il Comune rimase becco e bastonato.
Con il consueto stile ringhioso nei confronti di chi c’era prima, la vicesindaca Diletta Bresci ha attaccato gli amministratori precedenti sostenendo che erano un disastro. Aggiungendo che adesso tutto va bene: da quando la giunta si è colorata di nero.
Inevitabile, per capirci qualcosa in più, tornare al piccolo mistero delle gronde rubate nel 2024. Un dettaglio forse utile per capire qualcosa in più sul rapporto verità/propaganda in un’opera pubblica, messa male, su cui adesso la giunta Palandri, usando il progetto della giunta Puggelli e dunque collocandosi in continuità con chi c’era prima, ha iniziato finalmente, dopo tre anni, a operare.
Nell’aprile 2025 la consigliera Paola Vettori chiese se nell’agosto dell’anno prima – dopo il furto – Palandri avesse presentato o no una denuncia.
Nella risposta, il sindaco ammise che come Amministrazione non era stata presentata una denuncia formale. A farlo, nei confronti di non meglio chiarite “autorità competenti” (quali? Carabinieri? Polizia municipale?, altra polizia?) fu soltanto “il personale custode del cimitero”.

Dunque nessuna denuncia, dopo il furto, fu presentata dal Comune, proprietario del cimitero. Un fatto, di per sé, che colpisce.
A denunciare, ammise il sindaco, fu solo il custode del cimitero. Neppure il presidente della cooperativa: tutto fu scaricato sul custode.
Nessun’altra informazione: ad esempio sulla data di effettiva presentazione della denuncia. Né su eventuali sviluppi.
Che fine ha fatto quella denuncia? A chi fu presentata? Si è poi saputo nulla sulle indagini condotte dai carabinieri (o dalla Pm o da altri)? La denuncia ha avuto corso o no? I ladri di rame sono stati scoperti o no? C’era una assicurazione? Perché non fu il Comune a denunciare?
Da notare che il Comune di Poggio quando, con evidente ritardo, si decise a sostituire quelle gronde, dovette spendere una cifra (quasi 8 mila euro) per il materiale nuovo: stavolta non in rame ma in plastica.
E siccome la sostituzione avvenne addirittura 8 mesi dopo il furto, tutti ricordiamo come questo assurdo ritardo contribuì – durante le successive piogge e gelate – a far ammalorare ancor più parti del cimitero.
Con un danno non solo d’immagine per la giunta Palandri ma anche di sostanza per il cimitero. In questo numero alcune foto sui guai, nell’autunno inverno 2025, non certo ostacolati né dal furto né dal ritardato intervento sostitutivo.
In effetti nessuno ha mai spiegato il perché, per una piccola azione così ordinaria (sostituire, dopo il furto, qualche decina di metri di gronde), siano stati necessari quasi 8 mesi.
Se le gronde fossero state rimesse subito, si sarebbero certo evitati quegli ulteriori problemi.



