di Giacomo Martini
VENEZIA – Era certamente il film, la serie in verità, più attesa dall’edizione 2025 della Mostra di Venezia, PORTOBELLO, sei puntate dedicate al dramma di Enzo Tortora, il presentatore tra i più amati e popolari della RAI, arrestato e condannato ingiustamente come spacciatore di droga, su una precisa accusa da parte del pentito Giovanni Pandico, uomo di fiducia di Raffaele Cutolo, il capo della Nuova Camorra Napoletana.

Una vendetta per colpire un uomo, un artista che con il suo show raggiunge più di 20 milioni di spettatori e non risparmia critiche alla politica e al malcostume dilagante. Tortora viene arrestato il 17 giugno 1983, incarcerato e condannato per traffico di stupefacenti.
Ieri sono state trasmesse le prime due puntate, la serie ne contempla sei che saranno presentate al grande pubblico nel 2026, la serie sarà disponibile sulla piattaforma HBO max.
Protagonista Fabrizio Gifuni, insieme a Romana Maggiora Vergano, nella parte dell’amante nascosta, Barbara Bobulova nella parte della sorella Anna, e Lino Musella nel ruolo di Giovanni Pandico, l’accusatore. E’ difficile dare un giudizio dopo solo due puntate, ma il film è interessante perché ci propone una certa Italia sempre più in balia di una TV nazional-popolare.
Il film vuole essere soprattutto la storia di una terribile ingiustizia ed allo stesso tempo anche la fotografia del sistema carcerario del tempo. Un’iniezione di sano realismo.










