di Andrea Mori
PRATO – “Una parte così rilevante di Prato è fatta di persone che hanno bisogno del contributo di tutti, ad ogni livello, a cominciare da quello politico – sottolinea il vescovo Giovanni Nerbini –, perché non si sentano abbandonate e vadano alla deriva. Un organismo, un corpo sociale – conclude – funziona bene se non ci sono ‘scarti’ che poi diventano schegge impazzite che si prendono in mano soltanto quando la situazione è diventata ormai emergenza.”
Parole queste pronunciate ieri nel corso della presentazione del rapporto sulle povertà incontrate nel 2023 presso i centri di ascolto della rete diocesana.

Alla presentazione del rapporto presenti il vescovo di Prato Giovanni Nerbini, il direttore della Caritas di Prato don Enzo Pacini e l’estensore del rapporto Massimiliano Lotti. Presente anche la politica col sindaco Matteo Biffoni, gli assessori Ilaria Santi e Flora Leoni, il presidente del Consiglio comunale Gabriele Alberti e la direttrice della Società della Salute Lorena Paganelli.
Il rapporto
A Prato sono 2776 famiglie che nel 2023 si sono rivolte alla Caritas diocesana per avere un aiuto, principalmente di tipo economico. Contando una media di 2,3 componenti a famiglia, è possibile dire che oltre 6000 persone sono state raggiunte dai tanti servizi messi in campo dalla Chiesa pratese attraverso la Caritas.
Rispetto all’anno precedente calano i nuclei stranieri (-8,3%) e aumentano gli italiani (+7,5%), che rappresentano un terzo del totale. Questi dati emergono dal rapporto povertà presentato ieri pomeriggio in Palazzo vescovile.

Dal lavoro del Mirod (Messa in rete degli osservatori diocesani), composto dai centri di ascolto presenti in diciassette parrocchie pratesi, dalla San Vincenzo de Paoli, dai Gruppi di volontariato vincenziano, associazione Giorgio La Pira, Insieme per la Famiglia e dal progetto operatori di strada, emerge come l’aumento più significativo sia quello delle famiglie con le quali la Caritas è in contatto da oltre 6 anni (+9,3%), un dato che fa capire la difficoltà che molte persone hanno ad uscire da situazioni di marginalità. “La carenza di lavoro, oppure una retribuzione insufficiente a garantire una dignitosa conduzione familiare, e il problema casa, con costi d’affitto molto alti, sono le due problematiche che portano a rivolgersi a noi”, spiega Massimiliano Lotti, estensore del rapporto Caritas.
In generale una famiglia su sette, nonostante ci sia una persona che lavora, quest’ultima non percepisce un reddito sufficiente a rispondere ai bisogni quotidiani. Da considerare anche il fenomeno della povertà cronica, quella cioè che dura per un lungo periodo di tempo e che sembra essere diventata la normalità: ebbene, addirittura il 13,7% (circa 380 famiglie) da oltre otto anni sono in contatto con un centro della rete Mirod. “Questi ultimi numeri fanno pensare ai figli, in molti casi maggiorenni, che vivendo in queste famiglie sono cresciuti in un contesto di bisogno continuo – osserva Lotti –.”
Andando a guardare meglio i numeri, c’è la conferma che i nuclei italiani in difficoltà sono caratterizzati da una composizione più bassa e da una età media più alta rispetto a quella degli immigrati. “Il 50% delle persone provenienti da altri paesi si concentra nella fascia 35-54 anni, che il più delle volte hanno un titolo di studio superiore rispetto alle persone italiane, tuttavia qui non riescono a ‘spenderlo'”, dice ancora Lotti. Riguardo al calo delle famiglie immigrate bisognose, la Caritas precisa che ciò si deve a più fattori: alcuni hanno lasciato il territorio nazionale dopo aver ottenuto la cittadinanza italiana, altri hanno migliorato la loro condizione lavorativa e poi c’è il caso dei georgiani, calati del 44,6% rispetto al 2022. In generale le nazionalità più rappresentate nei centri d’ascolto Caritas sono quella marocchina (11,4%), nigeriana (7,6%), georgiana (6,6%), albanese (6,5%), cinese (4,5%), che frequentano in particolare il servizio di ambulatorio per stranieri temporaneamente presenti attivo al centro Giovannini), pakistana (3.9%) e peruviana (3,7%). L’età media degli utenti stranieri è 44,6 anni e degli italiani 56. La presenza delle donne si conferma maggioritaria (53%), anche se nel tempo la forbice si sta assottigliando (erano il 62% dieci anni fa). Crescono le persone sole, “si rileva infatti un raddoppio delle situazioni di vita solitaria per i cittadini italiani, ma si registra anche un significativo balzo in avanti delle cosiddette “famiglie di fatto”, afferma Lotti.
La risposta alle richieste di aiuto: la prima forma di sostegno è quella dell’ascolto, intesa come presa in carico delle situazioni di marginalità e fragilità, per poi creare percorsi personalizzati con l’obbiettivo di uscire da situazioni di estremo bisogno. “La parola d’ordine è ‘accompagnare’, non assistere – sottolinea don Enzo Pacini, direttore della Caritas di Prato – perché è fondamentale che le famiglie seguite dalla Caritas riescano a camminare con le proprie gambe.”
Tra gli aiuti forniti c’è l’attivazione della tessera Emporio, nella quale ci sono dei punti che si possono utilizzare nel supermercato solidale di via del Seminario, aperto insieme a Comune, Provincia e Fondazione Cassa di Risparmio di Prato. Poi c’è la compartecipazione alle spese per il pagamento di rate di mutuo o affitti, utenze domestiche, spese mediche e materiale scolastico per i figli. Nel 2023 sono stati erogati contributi per oltre 90mila euro. A questo si aggiunge il servizio fornito dall’Associazione Insieme per la Famiglia, nata con lo scopo di attivare specifici progetti a favore dei nuclei familiari bisognosi. Nel 2024 sono state ascoltate 145 famiglie e attivati 119 interventi per un totale di circa 54mila euro erogati. Nel 2023 le domande accolte sono state 269 e i contributi erogati 180mila euro. Soldi questi presi dal fondo del Buon Samaritano, lanciato dalla Diocesi di Prato durante la pandemia e confermato come strumento di aiuto nel pagamento delle bollette dopo il forte incremento dei prezzi dell’energia degli ultimi tempi.
Da sottolineare, infine, che il servizio reso dalla Caritas diocesana sul territorio pratese in gran parte è frutto dei contributi derivanti dai fondi per l’8 per mille alla Chiesa cattolica.
Il Vescovo Nerbini non ha fatto mancare il proprio ringraziamento alla Caritas “per il lavoro che svolge annualmente con grande professionalità ed esperienza.”



