mercoledì, Settembre 9, 2026

“Prima della memoria” in scena nella sala della Fondazione Caript

PISTOIA – Martedì 24 ottobre in occasione della Giornata dell’Onu, nella sala De’ Rossi della Fondazione Cassa di risparmio, alle ore 10 andrà in scena Prima della memoria, “Destinatario sconosciuto” di Katherine Kressmann Taylor.

L’evento è rivolto agli studenti delle scuole pistoiese e all’intera città. Saranno presenti in qualità di relatori Grazia Chiti, insegnante di lettere, Rav Gadi Piperno, rabbino capo della comunità ebraica di Firenze, Davide Dionisi, giornalista de L’Osservatore Romano, Martina Novelli, dell’ufficio stampa Electra.

Anni ‘30. La storia di una amicizia fra due uomini di estrazione, cultura e religione diverse e del suo simbolico rovesciamento. L’ebreo Max Eisenstein e il tedesco Martin Schulse sono i protagonisti del romanzo epistolare ideato dall’autrice statunitense Katherine Kressmann Taylor e pubblicato per la prima volta nel 1938 sulla rivista newyorkese Story.

I due sono soci in affari e condividono una galleria d’arte a San Francisco quando nel ’32, all’indomani dell’ascesa al potere di Hitler e nel contesto di una Germania poverissima e ancora prostrata dalla Grande Guerra, il cristiano Martin torna nel suo paese di origine con moglie e figli, segnando l’inizio di un rapido cambiamento che non riguarda solo il suo stile di vita, ma anche e soprattutto le sue stesse convinzioni.

Sulle prime, Max e Martin continuano a coltivare il loro sodalizio grazie, appunto, a un fitto scambio di lettere, ma basta poco perché una Monaco dove soffiano i primi venti del regime nazista e dove si vanno concretizzando in tutta la loro nequizia le ombre nere della mano di Hitler intervenga a insinuare le prime distruttive crepenell’amicizia e nell’intesa fra i due uomini.

Alessandro Pala Griesche

A dare corpo alle struggente narrazione, la voce vibrante e la sapiente interpretazione di Alessandro Pala Griesche, attore e doppiatore di ottima tempra. A lui, nel reading, si affiancherà Giuseppe Tesi, regista di Electra Teatro.

Al centro dell’opera vi è l’affettuoso afflato fra i due protagonisti, l’amorevole fraternità di un rapporto autentico e di lunga data, incapace di resistere però ai duri colpi della storia, che si intersecano come sottili lame nella quotidianità del vissuto e negli affetti più profondi di entrambi.

La lettura scenica si intreccerà indissolubilmente con i brani originali suonati al pianoforte dal Maestro Marco Baraldi, utili a sottolineare e coadiuvare la drammaticità dello scritto.

La vena letteraria di robusta orditura non potrà che suscitare dei varchi di riflessione verso l’altro, il distante, lo stranieroe renderà manifesta la forza dell’ipocrisia allora imperante, forse come lo è ancora oggi, mostrando la fragilità intrinseca di quel muro fatto di discriminazione e paura per il quale Max e Martin avrebbero dovuto essere, se non apertamente nemici, almeno due entità separate, ben distinte e cristallizzate nelle loro inconciliabili categorie rispettivamente di “ebreo” e di “ariano”.

La storia di questo romanzo epistolare, singolare e quasi beffarda, ha qualcosa di affascinante, che ha condotto l’interesse l’associazione culturale Teatro Electra, a farne oggetto di questo progetto destinato ad un pubblico chiamato ad una riflessione emozionale.

Dopo la sua uscita, il volume riscosse scarso successo, tanto che se ne andarono quasi perse le tracce. Soltanto nel ’99, tre anni dopo la morte di Kressmann Taylor, una traduzione in francese riportò lo scritto alla ribalta delle cronache, al punto da trasformarlo anche in testo teatrale.

Spesso anche i sentimenti e le inclinazioni umane sono così. Alcuni aspetti della natura dell’essere umano rimangono sigillati, immobili, congelati dentro la nostra anima, molto in profondità, così che possiamo vivere serenamente e senza prestare loro ascolto. Martin, per esempio, poteva non aver mai saputo, nella sua vita statunitense, di essere un antisemita egoista disposto a tutto pur di salvare sé stesso, mentre Max poteva a lungo aver ignorato la sua vena sadica e vendicativa che fuoriesce con forza quando il regime nazista fa a pezzi uno dei suoi affetti più cari, l’amata sorella artista, Griselle. Nessun uomo è davvero mai al sicuro dal “male” e nessuna “amicizia” può mai davvero essere autenticamente salvifica senza un profondo ascolto della nostra parte “umana”. Spesso la paura, l’invidia, o condizioni di vita non rosee spingono l’essere umano a cercare il colpevole, qualcuno cui addossare le colpe e le responsabilità del proprio dolore o della propria insoddisfazione. E allora l’uomo inizia a tirare fuori il peggio di sé, ad attingere al pozzo dell’odio, dell’individualismo, della grettezza feroce che spinge a perseguire il proprio effimero “bene” a discapito dell’altro, specie se quest’ultimo è percepito come “diverso”. È così che smettiamo di essere amici. Ed è così che smettiamo di essere fratelli.

Ma nessun essere umano potrà mai davvero essere alienato in contenitori chiusi, in compartimenti stagni contraddistinti dall’appartenenza di genere, o da quella etnica, o ancora da quella religiosa, o da chissà quale altra tipologia di categorizzazione finché la potenza dell’afflato empatico con la vicenda dell’altro da sé non smetterà di identificare il nostro essere, appunto, umani.

Il Reading è sostenuto da Far.Com Pistoia, Misericordia, Mutua Alta Toscana, negozio Guercini.

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