mercoledì, Settembre 9, 2026

Produzione industriale a Pistoia a -4,1%

PISTOIA – Nel 2° trimestre 2025 la produzione industriale a Pistoia segna -4,1% rispetto allo stesso periodo del 2024.

Flette in maniera consistente, e comunque maggiore, rispetto a Prato a -2,9% e a Lucca con una minima flessione a quota -0,2%.

E’ quanto emerge dati nelle rilevazioni del Centro studi di Confindustria Toscana Nord.

Il dato pistoiese – spiega il vicepresidente di Confidustria Toscana Nord, Massimo Capecchi – è la risultanza di prestazioni piuttosto diversificate per i diversi settori. Portano il segno meno materiali, chimica e plastica (-6,3%), tessile (-6,8%), cuoio e calzature (-12,4%), mobile (-3,2%); è continuata la discesa già registrata dalla metalmeccanica, che dopo un anno di rallentamento finisce anch’essa nel quadrante negativo (-3,8%); tiene il comparto alimentari (+0,6%), mentre sono positive l’abbigliamento/maglieria (+4,3%) e la carta (+5,1%).

“Dal punto di vista generale, l’industria pistoiese entra in un periodo che si annuncia difficilissimo anche a causa della vicenda dei dazi Usa – continua Capecchi – siamo in una posizione di vulnerabilità per l’esposizione verso quel mercato, che rappresenta per Pistoia il 6,4% del totale delle esportazioni per un valore di 114 milioni di euro. La delicatezza della situazione emerge chiaramente se si considera ad esempio che tre settori importanti del pistoiese – alimentari, calzature e, con le specifiche del caso, macchinari e apparecchi – il mercato statunitense rappresenta addirittura il primo sbocco commerciale”.

“I dati emersi dalla rilevazione segnalano delle criticità: preoccupa in particolare che settori tradizionalmente solidi come la metalmeccanica e la chimica-plastica non siano riusciti a superare la soglia del segno positivo. Sarà importante che la politica regionale supporti questa provincia, non abbastanza considerata dagli interventi a sostegno dell’economia industriale. Ci aspettiamo inoltre che il Governo nazionale ponga in atto ogni tipo di politica industriale utile a favorire la tenuta del tessuto produttivo” conclude Capecchi.

Quello in esame è un trimestre molto particolare, segnato al suo inizio dal traumatico annuncio di un aumento molto consistente dei dazi Usa – spiega Confindustria – le dichiarazioni del presidente Trump sono del 2 aprile e le evoluzioni delle sue posizioni, particolarmente oscillanti e talvolta contraddittorie, hanno prodotto da un lato effetti destabilizzanti, dall’altro, almeno per alcuni settori, una corsa ad anticipare ordinativi per effettuare le importazioni prima dell’entrata in vigore – anch’essa variata nel tempo – del nuovo regime.

Effetti indiretti sono stati generati anche dai timori di un rallentamento dell’economia mondiale, con i prezzi dei prodotti energetici e delle materie prime che sono rimasti su livelli moderati.
Un ruolo importante è stato giocato, con conseguenze tuttora in atto, dall’apprezzamento dell’euro sul dollaro: +13% dall’inizio dell’anno alla fine di giugno. Il dato è la risultanza di prestazioni piuttosto diversificate per i diversi settori.

Portano il segno meno materiali, chimica e plastica (-6,3%), tessile (-6,8%), cuoio e calzature (-12,4%), mobile (-3,2%); è continuata la discesa già registrata dalla metalmeccanica, che dopo un anno di rallentamento finisce anch’essa nel quadrante negativo (-3,8%); tiene il comparto alimentari (+0,6%), mentre sono positive l’abbigliamento/maglieria (+4,3%) e la carta (+5,1%). Dal punto di vista generale, l’industria pistoiese entra in un periodo che si annuncia difficilissimo anche a causa della vicenda dei dazi Usa: siamo in una posizione di vulnerabilità per l’esposizione verso quel mercato, che rappresenta per Pistoia il 6,4% del totale delle esportazioni per un valore di 114 milioni di euro. La delicatezza della situazione emerge chiaramente se si considera ad esempio che tre settori importanti del pistoiese – alimentari, calzature e, con le specifiche del caso, macchinari e apparecchi – il mercato statunitense rappresenta addirittura il primo sbocco commerciale. I dati emersi dalla rilevazione segnalano delle criticità: preoccupa in particolare che settori tradizionalmente solidi come la metalmeccanica e la chimica-plastica non siano riusciti a superare la soglia del segno positivo. Sarà importante che la politica regionale supporti questa provincia, non abbastanza considerata dagli interventi a sostegno dell’economia industriale. Ci aspettiamo inoltre che il Governo nazionale ponga in atto ogni tipo di politica industriale utile a favorire la tenuta del tessuto produttivo.”

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