di Alessio Colomeiciuc

PISTOIA – Nei giorni scorsi la fondazione Caript ha celebrato i 30 anni della propria attività con un evento dal titolo perentorio (“Progettare il futuro”), che descrive come mai prima d’ora l’aspirazione a svolgere un ruolo di assoluta centralità nella vita pubblica pistoiese e che ha suscitato sommesse, ma diffuse perplessità: quale futuro la fondazione CARIPT intende progettare nei prossimi anni?, il proprio, nel rispetto delle finalità e dei limiti fissati dal suo statuto, o quello della intera comunità pistoiese?
Perché, salvo un capovolgimento di ruoli e di poteri, il compito (ed il potere) di progettare il futuro di una comunità, di ogni comunità del nostro paese, è (o almeno dovrebbe essere) esclusivamente della Politica, quella che ogni giorno si svolge (o dovrebbe svolgersi) dentro le Istituzioni pubbliche (Comuni in primis) e all’interno dei Partiti ai vari livelli territoriali e non certo all’interno di un ente che si dichiara in continuazione “privato” e professa una vocazione anzitutto ‘filantropica’, pur gestendo (paradossalmente) ingenti risorse finanziarie collettive (ogni anno non minori di quelle di un PNNR!), rivenienti dalla originaria dismissione della storica Cassa di risparmio (banca pubblica) e dal successivo investimento del corrispettivo complessivamente incassato.
Ma la politica ed i politici pistoiese sono oggi in grado di rivendicare e svolgere l’imprescindibile ruolo loro assegnato dalla Costituzione (e periodicamente valutato dal voto degli elettori), progettando, dibattendo e decidendo in modo trasparente e responsabile il futuro della nostra comunità nei luoghi a ciò deputati, oppure sono ormai rassegnati a conoscere l’esistenza di ingenti investimenti e di più o meno mirabolanti e costosissimi piani e megaprogetti dai giornali o da fortunati amici o conoscenti, temporaneamente ammessi all’interno degli organi della fondazione ?
Non è dato saperlo, ma dalla risposta a questa domanda dipenderà sostanzialmente il futuro che ci attende.









